Product Placement e il ritorno delle api americane

Mercoledì 11 marzo sarà votato in Parlamento un pacchetto di leggi comunitarie, una serie di provvedimenti che la Comunità Europea ha preso negli ultimi anni e su cui finora l’organo legislativo italiano non si era ancora espresso. Uno di questi provvedimenti (l’articolo 17) compete la Product Placement negli sceneggiati Tv. In parole povere si tratta di legalizzare la pubblicità occulta, intesa come la chiara esposizione di marchi nei film per la televisione, fiction e telefilm. La direttiva europea ovviamente è una norma non vincolante (altrimenti non avrebbe senso approvarla o meno in Parlamento), e sembra quasi certo che la norma passerà con voto compatto della maggioranza. L’opposizione chiede, se proprio la norma deve passare, di non permettere il product placement nei programmi con target adolescenziale, ma probabilmente ci sarà un compromesso solo sui programmi per bambini. Ora è inutile sottolineare come tale norma gioverebbe economicamente alle emittenti televisive (…ma che lavoro fa il nostro Presidente del Consiglio?) che avrebbero un ingresso pubblicitario in più, e molto probabilmente alle grosse aziende che potrebbero bypassare i costi delle agenzie pubblicitarie. Qualcuno tirerà fuori la scusa che con questo provvedimento la Rai potrà risparmiare denaro pubblico per le proprie produzioni, e sicuramente è vero, ma a quale prezzo? Nel trasformare i film tv (già qualitativamente scarsi) in dei lunghi e insopportabili spot? Nel 2007, quando il ministro Urbani rese il Product Placement legale per il Cinema mi dissi: “Ok, non è ideologicamente una gran cosa, ma se serve a fare più film e dare ossigeno alle piccole produzioni, ben venga”. Peccato che non avevo considerato una regola fondamentale sia in natura che in economia; pesce grosso mangia pesce piccolo. Il Product Placement nel Cinema italiano, in questi due anni è stato appannaggio delle grandi produzioni, che in questo modo sono diventate ancora più ricche. Chi ha il gusto per il cattivo gusto forse avrà visto i cinepanettoni 2008, e non gli sarà sfuggito (bisognava essere proprio ciechi o rincoglioniti) i marchi presenti nel film “Natale a Rio” di Neri Parenti; Wind, Francorosso, Sky, Air Italy ect… (il più scandaloso era Sky: non c’era una sola inquadratura in cui non ci fosse il marchio dell’emittente televisiva nelle scene ambientate nella redazione in cui lavoravano Fabio De Luigi e Michelle Hunzicker), incappando in un filmaccio come questo viene difficile pensare che la sceneggiatura non fosse stata scritta con già in mente gli sponsor. Qualcun altro dirà che in televisione la pubblicità indiretta già esiste, tanto vale legalizzarla in modo da poterla regolamentare, e anche questo è vero. Ma allora facciamo una cosa: se una televisione (o una casa di produzione) prende dei soldi da un’azienda, quella somma sarà tassata, no? Che venga versata una percentuale dell’imponibile al fondo per la realizzazione dei film con contributo statale. Un ladro che ruba e fa un po’ di beneficenza, rispetto a uno che ruba e basta, se non più onesto è sicuramente più simpatico.

Intanto le api ritornano tra i mandorli in fiore della California del sud. Nel 2006 la popolazione di api americane era calata del 50% rispetto all’anno precedente, calo che si è presentato poi in Italia e in Europa due anni dopo con la stessa entità. In Italia il danno era stato quantificato in 250 milioni di euro, ma quello economico derivante dai prodotti diretti (miele, propoli, pappa reale) sarebbe stato il problema minore, infatti le api svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione, che difficilmente sarebbe stato colmato da altri insetti. Ma fatto sta che le api sono tornate. Come mai? Boh… nessuno lo sa. Un’ipotesi è che il calo del 30% di vendite di mandorle  ha spinto gli agricoltori a tecniche di coltivazione meno aggressive. Forse la crisi economica salverà il pianeta?

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3 pensieri su “Product Placement e il ritorno delle api americane

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