Il curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button)

Una anziana donna è in un ospedale di New Orleans durante i terribili giorni dell’uragano Katrina. Ha le ore contate; i medici le hanno detto che “può prendere tutti i sedativi che vuole”. Sua figlia sta con lei, decisa ad accompagnarla fino all’ultimo secondo della sua vita terrena. Dasiy (questo il nome del personaggio interpretato da Cate Blanchett) chiede alla figlia di leggere un vecchio diario che ha portato con sé in ospedale, così, solo per sentire la sua voce (ma la ragione in realtà e ben diversa). Inizia così un racconto che parte dalla notte in cui gli Stati Uniti appresero che la Grande Guerra era finita, ma anche la notte in cui Thomas Button (Jason Flamyng), ricco produttore di bottoni, scoprirà che la moglie ha dato la vita per mettere al mondo un bambino mostruoso, tanto da non sembrare nemmeno umano. L’uomo sconvolto prende il neonato e fugge via, via dalla casa e dalla servitù che affolla la stanza in cui giace sua moglie. In un primo momento è tentato di gettare il bambino in mare, poi si convince a lasciarlo davanti alla porta di una casa qualunque. In realtà quella non è una casa qualunque, ma un ospizio gestito dalla materna Queenie (Taraji P. Henson), che non ci pensa due volte a prendersi cura della sfortunata creatura di Dio, tanto più che lei e il suo compagno non riescono ad avere bambini nonostante li desiderino fortemente. Il medico chiamato a visitare il bambino, che nel frattempo Queenie ha chiamato Benjamin, riconosce nell’infante i tipici segni della vecchiaia, di una vecchiaia avanzata e terminale, e gli dà pochi giorni di vita. Ma il bambino non muore, e più passa il tempo più sembra ringiovanire, fino a quando, Benjamin (interpretato nella maggior parte delle scene da Brad Pitt) decide di lasciare la casa di quella donna che non smetterà mai di chiamare mamma, e parte per scoprire il mondo…

Lo sceneggiatore Eric Roth (lo stesso di “Forrest Gump” per intenderci) adatta per lo schermo un racconto di Francis Scott Fitzgerald, traslandone l’ambientazione temporale ed esaltando la storia d’amore del protagonista per una donna (donna che non abbandonerà mai Benjamin neanche quando lui, ormai quasi bambino, fuggirà per non farla assistere alla sua devoluzione), che in realtà nel racconto era in secondo piano. La storia è diretta da David Fincher (“Fight club” e “Seven” i suoi titoli più noti) che abbandona il suo stile lisergico per sposare atmosfere che ricordano a tratti Tim Burton.

Il film ha pregi e difetti. Tra i pregi c’è quello di far apparire realistica una storia che non ha nulla di verosimile. Interessanti sono anche “trovate di contorno”, come l’orologiaio cieco e l’uomo colpito sette volte da un filmine. Tra i difetti, purtroppo deturpanti, spicca l’esistenzialismo da soap opera che abbonda in certe pellicole della Warner Bross; ogni personaggio si sente in dovere di dire la sua sulla vita e sulla morte, con massime di una banalità a volte imbarazzante. Altro elemento che personalmente trovo irritante, è la propensione di molti personaggi all’arte; sono stanco di sorbirmi il talento artistico, spesso incompreso, di molti personaggi, trucchetto per dare senza troppa fatica, una bella dose di umana sensibilità ai personaggi stessi. Vizio che di fatto può rendere un film narrativamente inutile (l’arte che parla di arte è come un uomo che parla solo di sé). Tutto sommato “Il curioso caso di Benjamin Button” può essere considerato un film di qualità nella pletora dei film da botteghino, una roba tipo il nano più alto del mondo. Peccato; sceneggiatore e regista sono dei chiari talenti e il soggetto non era male.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...