David Cronenberg

In omaggio a un lettore di questo blog, pubblico una breve retrospettiva del regista David Cronenberg, da molti considerato uno dei più grandi autori di cinema viventi. Cronenberg nasce a Toronto nel 43, figlio di un giornalista di successo e una pianista di origini ebraiche. Sempre a Toronto si laurea in Letteratura Inglese dopo aver abbandonato studi scientifici (ma la fascinazione per le scienze naturali sarà sempre presente nelle sue opere). Da giovanissimo tenta la strada del padre (che oltre a giornalista era anche scrittore) ma ben presto preferisce il cinema; a 26 anni scrive e dirige “Stereo”, a cui segue l’anno dopo “Crimes of the Future”, film mai usciti nelle sale. E’ del 75 il suo vero esordio, con “Shivers” (tradotto in Italia come “Il demone sotto la pelle”), che insieme a “Rabid” (trad. “Rabid sete di sangue”), “Brood” (in Italia “Brood – La covata malefica”) e “Scanners”, costituisce il suo periodo marcatamente horror, in cui Cronenberg affina un personalissimo stile registico; la sua eleganza in un genere tradizionalmente grossolano, lo porta ad essere notato e stimato da addetti ai lavori e colleghi autori, tanto che George Lucas lo voleva come regista de “Il ritorno dello Jedi”, opportunità da egli declinata come del resto la regia di “Atto di Forza”, rifiutata per divergenze creative con la produzione (De Laurentiis). Ma la svolta autoriale si ha nel 1983 con “Videodrome” (pellicola che era tra i “testi” del mio esame di Antropologia Culturale, qualche anno fa) col quale abbandona definitivamente l’etichetta dell’horror per virare su atmosfere più vicine al noir e al thriller psicologico, e dopo la parentesi commerciale (ma dignitosissima) de “La zona morta”, tratto dall’omonimo romanzo di S. King, gira il remake di un film degli anni cinquanta: “La mosca”. In questo film viene raccontata una metamorfosi kafkiana in salsa “sci-fi” (come si usa dire ora), ma è soprattutto il manifesto del pensiero di Cronemberg; una sorta di equazione matematica in cui l’incognita è l’esistenza, le variabili la scienza, la tecnologia e la dimensione biologica dell’uomo, e come costante il mistero della psiche. Successivamente a questo cult-movie dell’86, interpratato da Jeff Goldblum e Geena Davis, Cronemberg infila uno dietro l’altro i suoi migliori film: “Inseparabili”, “M. Butterfly”, “Crash”, “Existenz” (ho volontariamente saltato “Il pasto nudo”, che sembra un tributo del regista a uno dei suoi scrittori preferiti, Burroughs, più che un nuovo capitolo del suo percorso autoriale). Dopo “Existenz” (1999), film a mio giudizio sottovalutato dalla critica, Cronemberg girerà “Spider” (2002), pellicola in cui il viaggio nel delirio e nel tormento di uno schizofrenico passa in primo piano rispetto alla necessità di raccontare una storia, elemento che rende la pellicola uno dei film meno cronemberghiani nella forma, ma assolutanente in linea con l’attenzione verso la follia del regista canadese. “Spider” si rivela però un investimento infelice, e per pagare gli stipendi della maestranze coinvolte nella realizzazione, Cronenberg gira “A History of Violence”, un film sicuramente più vendibile di quello tratto dal romanzo di Patrick McGrath. Del 2007 è invece “La promessa dell’assassino”, una storia in cui per la prima volta Cronenberg affronta il “registro gangster”, raccontando il cammino di un uomo solitario (Viggo Mortensen) nella Mafia russa a Londra.
Leggere l’opera di Cronberg è come studiare una cartina geografica. Ogni film è un quadrante dello stesso continente, ma con forme e colori specifici. O meglio ancora una tavola anatomica. Chiudo con una curiosità: Martin Scorsese, dopo aver conosciuto Cronenberg di persona, dichiarò di essere rimasto sorpreso dalla serenità e l’equilibrio del regista canadese, la visione dei suoi film lo avevano indotto a immaginarlo come il tormento fatto persona.

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2 pensieri su “David Cronenberg

  1. damb78

    Io quando vedo i suoi film, sento qualcsa di fisico e di inspiegabile che mi si contorce dentro.. E questo credo sia uno dei meriti più grandi di questo regista. Il fatto di farti entrare con il corpo e con la mente nelle sue storie…
    Grazie grande blogger, una retrospettiva davvero molto puntuale.

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