Anarchy in the Etere (Maciste contro Maria de Filippi tra le lande del Postmodernismo)

E’ la prima volta che parlo di televisione, quindi, preventivamente, dico la mia sul mezzo, anche se non interessa a nessuno: non penso che la televisione cambi la società, penso che sia un’espressione di essa. O meglio, probabilmente contribuisce anche a modificarla, ma non più di altri fattori, quali l’economia, la politica e l’informazione (di cui la televisione ne è solo un canale). Lo spunto per questo post viene da una trasmissione che mi è capitato di vedere di sfuggita di notte su rai2 (in modalità casting) e sabato pomeriggio col vestito da show, si chiama Academy, un reality a mo’ di Amici di Maria, ma monotematica sul ballo. Gli ingredienti sono quelli ormai classici di questa categoria catodica (o plasmatica, date le nuove tecnologie); una casa con le telecamere dentro, i parenti/amici in studio, le lacrime, le sfide/eliminazioni. La danza è una delle cose che più mi annoiano in assoluto*, seconda solo a questo tipo di trasmissioni, ma quando me ne trovo una davanti, specie se nuova, non posso fare a meno di studiarla, e non mi arrendo finchè non percepisco i movimenti dei fantasmi che aleggiano dietro queste trasmissioni: gli autori. Immagino che fare l’autore televisivo in italia sia un lavoro tremendamente divertente e frustrante allo stesso tempo. Non ci si inventa niente; motori, telai e carrozzerie vengono dall’estero mediante format, quello che è richiesto a un autore dell’ultima sezione della catena di montaggio, è mettere la benzina e gli arbre magique. E proprio in questo ristretto raggio di azione che l’autore televisivo può trasformarsi in un genio del male** o in un impiegatuccio servile. Faccio un esempio; torniamo alla trasmissione Academy, tra i tre insegnanti di danza c’è tale Paganini, personaggio rinomato della danza classica, ma dubito che sia stato scelto solo per il suo curriculum. Paganini è un personaggio da commedia raffinata, uno che qualsiasi cosa dice la fa passare attraverso una figura retorica, spesso infilandocela a calci in culo, ovviamente con effetti comici. Comunque l’argomento è vasto e il mio disturbo dell’attenzione si eccita come un cocainomane a casa Escobar, quindi prima che cominci a parlare di tutt’altro, elenco un serie di format folli per la rivoluzione:

Settebello-mania; sullo stile di Pokermania tornei di scopone scientifico (o sette e mezzo), con vecchietti presi dai circoli cittadini e centri anziani, e nuove leve.

Amici di Lara; una serie di concorrenti si sfidano nei videogiochi più noti, nelle categorie sparatutto, sport, adventure.

V per Vuotoassoluto; aspiranti cantanti, ballerini, attori, ex-concorrenti di reality, giudicano candidati del “pubblico parlante” con prove di insulto libero, sproloquio, lodi sperticate, illazione, millantato credito, analfabetismo. Il vincitore firmerà un contratto come opinionista per “Porta a Porta” e “Matrix”.

La Patente; trasmissione di informazione in cui si fa il coccodrillo di un personaggio vivente della politica o della cultura. Estimatori e denigratori ne parlano al passato come se fosse morto.

La Patente Special; edizione straordinaria de “La Patente” che piomba all’improvviso nel palinsesto, “simulando” una tragedia, una crisi di governo, o un fatto di cronaca eclatante. Giornalisti ed esperti discutono come se la cosa fosse successa davvero.

Il Dottor Stranocoma; un tipo che si sente poco bene va dal medico seguito dalle telecamere, il pubblico da casa sceglie gli esami e gli accertamenti da fare tramite televoto, alla fine si vota la diagnosi. Tra coloro che indovineranno sarà estratto un fortunato che vincerà un check-up gratuito con i migliori specialisti.

Indovina chi Parla; programma ispirato ai “sondaggi da strada”, in cui si chiede il parere della gente comune su fatti di attualità, ma in questo format degli attori leggono i commenti presi per strada e nei vari reparti psichiatrici d’Italia, senza mai dire quali sono i pareri degli uni e degli altri.

*… e non solo a me. Maria De Filippi è l’icona del postmodernismo, e intendo come postmodernismo la situazione in cui è percepito come normale che l’offerta culturale superi la domanda (in pratica: un sacco di ballerini, ma nessuno che va mai a vedere un musical), non è una definizione accedemica (per rimanere in tema con la musa di questo post), me la sono inventata ora, ma chi se ne frega direi… siamo in pieno postmodernismo.

**Per chi fosse interessato all’argomento c’è un bellissimo film di George Clooney (il primo come regista), “Confessioni di una mente pericolosa”, tratto dal romanzo del tipo che ha inventato i format delle trasmissioni note in Italia come “La Corrida” e “Il gioco delle coppie”, e riadattato dal geniaccio di Charlie Kauffman.

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11 pensieri su “Anarchy in the Etere (Maciste contro Maria de Filippi tra le lande del Postmodernismo)

  1. ieno

    Ah ah, caro mio, potrebbero prenderti in parola e farti confezionare un talent-reality-mica-falsity-show! I tuoi spunti sono più che intriganti.
    Secondo me potresti pensare anche a una roba del genere: si costruisce una new-town in una landa desolata del profondo nord o centro o sud (poco importa dove), dopodiché si ‘invitano’ tutti i politici a entrarci (a mal parata li si accompagna a suon di calci nel culo).
    Essendo però che questi signori (e signore) vivono di privilegi, li vorremmo forse obbligare tutto d’un tratto a sottoporsi a estenuanti prove di selezione? Naaaaaa! Ce li mandiamo tutti, indistintamente!
    A questo punto ciascuno di loro riceverà uno stipendio o una pensione (dipende dall’età) pari allo stipendio di un precario e alla pensione di un operaio. Con questi soldi dovranno vivere pagandosi tutto, ma proprio tutto: dall’affitto (o le spese di condominio poiché concederemo loro l’opzione, sempre in base all’età, se comperarsi la casa), alle bollette; dal pane, alla tassa per la raccolta rifiuti… e via dicendo.
    E siccome siamo magnanimi, ma viviamo un momento di crisi economica, ai vincitori consegneremo un bell’attestato di merito per la gentile partecipazione. Cornice compresa, dai! Sai che auditel?!?

    PS Immagino che ti piacciano i Monty Python…

  2. Se non fosse per lo stipendio ridotto Barbareschi sarebbe già lì con il trolley, e i calci in culo dovrebbero darglieli per farlo allontanare dalle telecamere (per approfondimenti un post specifico più giù). Per i Monty Python non sono nel mio Pantheon, ma li apprezzo. Me lo chiedi per la citazione nell’immagine di testata o per il post?

  3. ieno

    per il titolo del blog… 🙂
    “E ora qualcosa di completamente diverso” è il titolo del film tratto dal loro programma tv “Flying Circus” (anni ’70).

  4. > non penso che la televisione cambi la società, penso che ne sia l’espressione

    Sono la persona meno adatta per parlare di televisione, visto che nel 2003 io e mia moglie abbiamo deciso di non comprare la tv per la ns. nuova casa, fatto sta che penso che la televisione sia “una” delle espressioni della ns. società

    > probabilmente contribuisce anche a modificarla, ma non più di altri fattori

    Sono completamente d’accordo.

    > degli attori leggono i commenti presi per strada e nei vari reparti psichiatrici d’Italia, senza mai dire quali sono i pareri degli uni e degli altri

    Bellissima idea: aggiungerei i pareri dei ns. illustri signori politici, sai che risate!

    Ciao.

  5. ecco un altro format folle: dei disperati dotati di insignificante interiorità e di intelligenza bovina partecipano a un programma in cui si fanno squartare da un chirurgo plastico che in tre giorni cambia loro i connotati. Vince quello che riesce a farsi riconoscere dalla propria madre…
    ah, ma forse un format così esiste già…
    farfa

  6. damb78

    io condivido un pensiero di Pasolini, che reputo il più adatto a desrivere “la ferocia” di questo benelissimo mezzo.

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