E morì con un felafel in mano (He died with a felafel in his hand)

Danny è un aspirante scrittore australiano in una cronica crisi creativa. Nell’attesa di scrivere il suo capolavoro,  naviga verso i trentanni dividendo appartamenti con improbabili personaggi, quali lesbiche neopagane, fanatici del militarismo, fannulloni, attricette nevrotiche, palestrati privi di cervello, tossicodipendenti. Senza un soldo nè una donna, provvisto solo di una chitarra elettrica (ma senza amplificatore) e di una Underwood (storica macchina da scrivere), Danny cambia ben 49 appartamenti (il film comincia dal 47°), ma i guai, portati in corpo dai suoi coinquilini, lo seguono ovunque. Il film è diretto da un regista australiano non particolarmente prolifico, che risponde al nome di Richard Lowestein, che firma anche l’adattamento dal romanzo di John Birmingham.

Ci sono film che diventano famosi nonostante li abbiano visti in pochi. Questo è uno di quelli, reso famoso per un titolo non comune e una colonna sonora di tutto rispetto (Moby, Bregovic, Nick Cave e altri), più che per il passaparola di chi lo ha visto. Basta farsi un giro delle recensioni in internet per rendersi conto di quello che dico; anche i siti che non si pongono il problema dello spoiler (l’anticipazione del finale in una recensione), raccontano una trama vaga che sembra scopiazzata da quella di una altro sito, che a sua volta l’ha ripresa da un altro, e così via come nel gioco del telefono, incappando in storpiature come quella del sito 35mm, che racconta di “due investigatori filosofi” che avrebbero abitato con Danny nel secondo appartamento (il secondo visto sullo schermo, il 48° nella storia), in realtà si trattava di due poliziotti corrotti che non abitavano affatto in quell’appartamento.

Questo film australiano meriterebbe più rispetto; oltre a una regia incantevole dal punto di vista formale, mostra una personalità non comune per quanto riguarda lo script, accostando senza attriti, situazioni grottesche con riflessioni mutuate dalla filosofia. Oltre alla già citata colonna sonora, spicca anche lo straordinario volto dell’attore protagonista, Noah Taylor, ultimamente comparso anche in “Lezione 21” di Alessandro Baricco. Ciò nonostante c’è un ingranaggio che non gira alla perfezione, impedendo a questo film di entrare nel Pantheon dei film sul disagio esistenziale dei trentenni (che a ben pensarci non sarebbe necessariamente un merito di cui vantarsi), probabilmente dipende dal non aver soddisfatto l’indole intimista della storia, per dare maggior spazio alle caricature dei personaggi e alle gag, come quella (gustosissima) in cui Danny manda al diavolo un suo coinquilino dopo che quest’ultimo aveva definito i suoi amici “eterosessuali fascisti”, perchè rimasti impassibili al suo coming out.

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4 pensieri su “E morì con un felafel in mano (He died with a felafel in his hand)

  1. eno

    Questo film mi è rimasto nel cuore grazie anche alla colonna sonora articolatissima: dagli Stranglers a Pavarotti (in Miss Sarajevo con Bono, The Edge, Brian Eno…), e poi i già citati Nick Cave, Bregovic con Kilic Zlatko e giù giù fino a “Drive” dei Cars, qui proposta nell’ipnotica versione rallentata dei Paradise Motel. Un album che ancora oggi ascolto con piacere. Ebbravo!

  2. ieri hi visto il film dell’archibugi, a esser sinceri, a giudicare dalla reazione post-film, devo essere andata carica di troppe e grandi aspettative..bisognerebbe ricordare all’autrice infatti che sì, i popolani ci sono eccome al Pigneto, ma direi proprio che generalmente non somigliano affatto a Kim rossi stuart e alla tipa di Virzì, il fenotipo è più sul genere sovrappeso con la tuta o panno sintetico cinese..
    farfabel

  3. Il film si doveva chiudere con il lancio dell’Underwood dal ponte, e la scena dei nazisti che devastano l’abitazione del protagonista è eccessivamente surreale, smonta la pseudo-veridicità dello snodarsi delle vicende successive, a mio modo di vedere.

    Per il resto, fantastico per dialoghi (quasi sul livello di Tarantino e Allen), le caricature dei personaggi non sono da meno. Il ritmo cala leggermente nella parte centrale, ma per il resto è davvero un gran bel lavoro.

    Saluti

  4. Pingback: kouyougakki.co.jp

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