Galantuomini

Ignazio (Fabrizio Gifuni) è un giudice che dopo anni di lavoro al Nord, ottiene il trasferimento a Lecce. Ritrova il suo piccolo paese ei volti della sua infanzia, come Fabio (Lamberto Probo) e Lucia (Donatella Finocchiaro), che ha avuto un bambino da Infantino (Beppe Fiorello), delinquente sbruffone e ambizioso. Dopo la morte di Fabio, Ignazio deve fare i conti con quello che la sua terra è diventata, scoprendo che la dolce Lucia è in realtà il braccio destro di Cramine Za’, boss della Sacra Corona Unita.

Curiosamente i due registi che hanno raccontato meglio la Puglia, non vantano natali nel tavoliere, nello specifico Alessandro Piva (“Lacapagira”, “Mio Cognato”) è salernitano, mentre il regista di “Galantuomini”, Edoardo Winspeare (“Sangue Vivo”, “Il Miracolo”) è nato in Austria. Inoltre Winspeare firma la sceneggiatura del film insieme ad Alessandro Valenti e Andrea Piva, fratello del sopramenzionato regista e coautore delle sceneggiature dei suoi film. Che io sappia questo è (solo) il secondo film che racconta una storia legata alla quarta mafia, dopo il bel “Fine Pena Mai” dei Fluid Video Crew (Lorenzo Conte e Davide Barletti). A differenza del film interpretato da Santamaria, e tratto dal romanzo autobiografico di Antonio Perrone, “Galantuomini” è un film meno potente, incerto, opaco. Nonostante i Fluid Video Crew facciano il verso ai film di genere quali “Scarface”, il risultato finale non è affatto deludente e il rischio di apparire caricaturale è scanzato dopo pochi minuti; Winspeare, invece, sembra troppo concentrato nella ricerca di una sua personale cifra stilistica, forse più adatta ad altre storie, come il riuscito “Il Miracolo”, che ai racconti di mala, più affascinato ai paesaggi urbani e naturali del Salento, che alle dinamiche criminali. Fortunata la prova attoriale di Donatella Finocchiaro che guadagna il premio come miglior interprete femminile nell’edizione 2008 del Festival Internazionale del Film di Roma, e la candidatura al David di Donatello l’anno dopo. Ma a mio parere buca molto di più Gifuni, alle prese con un accento leccese a dir poco perfetto.

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