Ezio Vendrame

 

C’è un pregiudizio che vuole i calciatori professionisti come rari esempi di ignoranza, vanità, qualunquismo. E probabilmente non è un pregiudizio totalmente infondato. Ma anche le leggi fisiche hanno le eccezioni, figuriamoci i pregiudizi. Tra i calciatori che ho avuto modo di vedere in attività, quello più lontano dall’equazione calciatore=analfabeta è Damiano Tommasi, storico mediano della Roma (dieci stagioni dieci), soprannominato “Anima Candida” per il suo impegno nel sociale e la statura morale, basti pensare che dopo un infortunio di un anno si autoridusse lo stipendio al minimo sindacale dei calciatori professionisti, cioè 1500€. Ma non è di lui che voglio parlare, ma di un uomo agli antipodi rispetto all’indimenticato numero 8 giallorosso, ma in un certo senso affine a lui, se non altro nell’esercizio di una personalità non comune; Ezio Vendrame. Per ragioni anagrafiche non l’ho mai visto giocare (nato nel ’47 ha giocato tra il ’67 e il ’77, ai numerologi le conclusioni sulla ricorrenza del 7), ma anche chi negli anni settanta era un giovincello ossessionato dalle sfere di cuoio, difficilmente avrà avuto la fortuna di vederlo correre in campo: nessuna grande squadra lo ha mai voluto, la maggior parte del suo acido lattico è stato immolato per il Lanerossi Vicenza e il Padova, ma l’eco della sua follia anarcoide ha superato le classifiche ei decenni. Nato nella città di Pasolini, Casarsa, e cresciuto in orfanotrofio, Vendrame bazzicò le giovanili di molte squadre friulane fino ad approdare all’Udinese, ma la sua irrequietudine (inquietudine+irrequietezza) interferiva col calcio da prima pagina, e con la Spal cominciò uno zingaresco girovagare per i campi di calcio di seconda linea. Le sue bravate fanno parte della storia picaresca del calcio; se Cassano è da molti ritenuto un provocatore professionista, Vendrame era il vate della presa per il culo. Sono tante le storielle al limite del verosimile che lo vedono protagonista, la più bella e senz’altro questa che riporto con le sue stesse parole: “Giocavo nel Padova, contro la Cremonese. In campo avevano deciso la ‘torta’, che a me proprio non andava giù. Non potevo certo prendermela con gli avversari e puntare verso la loro rete. Così, dal centro del campo, feci dietro front e puntai verso la nostra area. Qualche compagno, ripresosi dallo spavento, mi si fece incontro ma io lo dribblai, fino a trovarmi a tu per tu con il nostro portiere. Solo a quel punto, e dopo aver fintato il tiro, stoppai invece il pallone con la pianta del piede. Ricordo il sospiro come di sollievo di tutto lo stadio… Solo a fine partita seppi del dramma: un tifoso si era spaventato a tal punto da morire di infarto”. Tra tutte le versioni dell’episodio, questa è la più moderata, perché Vendrame è anche, a suo modo, modesto, nel cercare di portare nei binari della normalità e del senso comune le sue bravate: si pulisce il naso con la bandierina del corner? “Ero lì per battere un calcio d’angolo, e mi sembrò più fine, se vuoi anche più educativo, usare la bandierina a mo’ di fazzoletto”. Salta a piè pari sul pallone mettendo una mano sulla fronte per scrutare l’orizzonte, facendo infuriare gli avversari? “Semplicemente quei 30 centimetri di altezza in più mi permettevano, per davvero, di dare un’occhiata migliore al piazzamento dei miei”. Ad ogni modo questo post non ci sarebbe stato se Ezio Vendrame non fosse diventato uno scrittore e un poeta (di quelli veri, non da istant book), tra gli undici libri da lui scritti (ancora per i numerologi le considerazioni sul fatto che sia lo stesso numero dei giocatori di una squadra di calcio) segnalo “Un farabutto esistere” (1999) e “Se mi mandi in tribuna godo” (2002).

I commenti originali di Vendrame sono presi da questa intervista di Pagine70.

Amo la tu figa/non perché è figa/ma perché è tua. Dall’introvabile “Senza nessun anticopro”.

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Un pensiero su “Ezio Vendrame

  1. Un giorno per guarirmi da una ferita d’amore un mio amico mi regalò “parole senza anticorpo”. Mi disse “conosco Ezio: ti dice di leggere il libro quando sei in bagno, sul water”. Poi lo conobbi per via di una rivista su cd.rom che facevamo, con i video. E lui si diede tutto, così com’è solito fare. Se c’è un amico che nella vita ti piacerebbe avere è Vendrame: lui è capace di esserci, e non esserci, ma di viverti dentro l’anima, dal primo secondo che lo conosci. Io suono il pianoforte, lui suona le parole, ed è così profondo ritrovarsi a parlare d’amore, sembra di scrivere una canzone. Grazie del blog, bellissimo. Marco Coan.

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