La dolce vita e il pregiudizio estetico

Attenzione: contiene anticipazioni sulla trama e sul finale del film “La Dolce Vita”

Un verso di Rino Gaetano fa: “mio fratello è figlio unico perché non ha mai giudicato un film senza prima vederlo”. Ho sempre cercato di rispettare questo piccolo comandamento. Ma facendomi un’esame di coscienza devo confessare che molti film non li ho visti affatto per via di pregiudizi estetici. Uno di questi è “La Dolce Vita” di Federico Fellini, che ho finora snobbato sia per una non grande simpatia per il regista riminese (non mi sono mai piaciuti i primi della classe), sia per un’immagine del film che mi ero fatto come un inno alla frivolezza. L’altra notte mi è capitato di vederlo in tv e ho scoperto che tutti quelli che parlano della via Veneto di Fellini con nostalgia, o non hanno visto il film, oppure non lo ricordano. “La Dolce Vita” è uno dei film più cupi e cinici che abbia mai visto. Lo sfarzo dello star system osservato da Marcello Rubini (Marcello Matroianni), e fotografato dall’amico Paparazzi (Walter Santesso), è usato per rendere ancora più atroce il racconto delle miserie umane; lo squallore in cui abita una prostituta di periferia, il fanatismo religioso, la vergogna del padre del protagonista dopo un malore, il suicidio dello scrittore Stainer, la metamorfosi dello stesso protagonista nel finale. E proprio nel finale che il film si imbeve di allusioni e simbologie cupe. Dopo una grottesca festa in villa, Marcello e gli altri vanno in spiaggia, qui dei pescatori portano a riva una creatura marina non identificabile, uno dei pescatori precisa che “è morta da almeno quattro giorni”, la studiosa americana Karen Pinkus sostiene che quella creatura, e quel ritrovamento, rappresenterebbero il corpo di Wilma Montesi, al cui caso, secondo la Pinkus, tutto il film alluderebbe. Il caso di Wilma Montesi è stato il primo caso di nera ad alto impatto mediatico, una sorta di Cogne o Erba ante litteram, ma con forti ripercussioni a livello politico; una ragazza viene trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica (Roma) nell’aprile del ’53, in un primo momento si pensa ad un malore, ma alcuni giornalisti non sono d’accordo avanzando tesi inquietanti che fanno tremare la classe dirigente, fino all’ultima ipotesi, quella nota come dei “Capocottari”, in cui durante un festino della Roma Bene in una villa a Capocotta, la Montesi si sarebbe sentita male dopo aver assunto varie sostanze stupefacenti e alcol, per evitare lo scandalo, i notabili avrebbero trasportato il corpo della giovane nella vicina spiaggia in cui fu poi ritrovata. Prima della scena dei pescatori e della creatura marina, Fellini “racconta” una lunga e noiosa festa in una villa sul mare, in cui il Marcello Rubini, invecchiato dal tempo e dalla delusione, maltratta tutti, una ragazza in particolare, palesemente ubriaca, viene quasi umiliata fisicamente.

Ora al prossimo che parla de “La Dolce Vita” come un filmetto divertente e solare lo prendo a calci nei denti.

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3 pensieri su “La dolce vita e il pregiudizio estetico

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