Ad ognuno il suo Vietnam

In Sociologia c’è un concetto fondamentale che è quello dell’anomia. Il suo significato può variare da scuola a scuola, ma sostanzialmente si può indicare come anomia uno stato di sofferenza, individuale e diffuso, dovuto alla discrepanza tra mete culturali e le reali possibilità di raggiungerle. Un esempio; si pensi alla cultura dei paesi capitalisti, la ricchezza è il successo professionale sono delle mete, dei valori, ma non tutti possono raggiungerle, e così cresce fra i losers (come vengono chiamati negli U.s.a.) l’alienazione, spesso la rabbia e comportamenti devianti (che altro non sono che strategie per raggiungere in maniera diversa gli stessi obbiettivi, in altre parole la delinquenza come strada per la ricchezza).

Ora tutto sto pippone perché ho letto un articolo (non ricordo più dove) in cui si raccontava dei casi di instabilità mentale di ex concorrenti di reality italiani (mi pare che un certo Paolo dell’ultima edizione del Grande Fratello sia stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, modo politicamente corretto per dire che è stato tradotto in un reparto psichiatrico indipendentemente dalla sua volontà, ancora più semplice: lo hanno portato al manicomio), leggevo quest’articolo dicevo, e mi è venuto in mente che questa televisione è un laboratorio in cui si è creata l’anomia in provetta: chi accede ad un programma definito reality et similia, ha l’obbiettivo, la meta, di “sistemarsi” in tv, ma il numero di soggetti è superiore ai reali posti che la tv di lungo periodo può offrire, creando frustrazione negli esclusi.

La televisione dei reality sta producendo un’emergenza sociale; la sindrome del reduce che non riesce, o non vuole, reintegrarsi nella società, che è quello che succedeva negli Usa con chi aveva fatto la Seconda Guerra Mondiale o il Vietnam. Pensate al grande cinema di guerra, riveduto alla luce di queste considerazioni:

Apocalypse Now show:  lo stagista Beniamino viene incaricato direttamente dalla dirigenza della televisione per cui lavora, di trovare il potente dirigente Curzio, che sembra abbia dato di matto e si sia nascosto in una piccola emittente locale italiana, in cui ha creato uno spettacolo che va in onda 24 ore su 24 solo per lui. In questa missione, che deve rimanere segreta per non ledere la fama dell’azienda, allo stagista Beniamino viene affidata una squadra sgangherata, tra cui un ballerino omosessuale in là con l’età, un opinionista riconglionito, Dj Francesco.

Full Metal Tutù: Primo Tempo – Scuola di preparaione alla Scuola di Amici. un ragazzotto sovrappeso viene continuamente insultato dall’insegnante di ballo, il ragozzotto si mette di impegno e riesce a superare le selezioni, ma la sera stessa con un tutù soffoca l’insegnante e poi si uccide mangiando tutte le scarpette del plotone. – Secondo Tempo – La trasmissione comincia, i concorrenti vengono eliminati (in tutti i sensi), ei sopravvissuti cantano la sigla finale.

Il Cacciatore di talenti: tre ragazzi, tre amici, vengono mandati a fare da giudici alle pre-selezioni di x-factor, nel loro girovagare vengono rapiti da una famiglia di cinesi che li chiudono in un seminterrato di Prato e li costringono all’ascolto, per ore, di canzoni italiane con accento cantonese, uno dei ragazzi sfila la pistola di uno dei caricerieri, se la punta alla tempia e prova a suicidarsi, ma la pistola è scarica. I tre riescono in qualche modo a fuggire, ma uno di loro scompare: lo ritrovano anni dopo in un ristorante cinese di Bologna a servire pollo e bambù, pensa di essere nato a Pechino e sogna di partecipare alla Corrida.

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7 pensieri su “Ad ognuno il suo Vietnam

  1. Pingback: Ad ognuno il suo Vietnam

  2. direi che i reduci del grande fratello che finisco a farsi somministrare psicofarmaci in realtà hanno fatto un gran salto di qualità: risaliti dalla fogna culturale hanno partecipato a un programma che è l’esempio della definitiva estinzione della tv di qualità per poi finire in un posto in cui non dovranno mai lavorare per il resto della loro vita.
    Diogene il cinico.

  3. @Alberto: in realtà cantano il motivetto del Club Topolino (topolin topolin viva topolin…) che è quella che cantano realmente nel finale del film di Kubrik, in tema di canzoni, non riesco a scaricare i tuoi album, mi dà un errore…
    @Farfallula: come sempre sai vedere la metà paracula del bicchiere.

  4. eno

    tieni proprio ragione: senza contare che il falso catodico ha ormai invaso le strade e si impossessa voracemente di quelli per cui il massimo della cultura è accendere la tv: terreno fin troppo facile per chi conduce il gioco…

  5. Pingback: Woodstock 40 anni dopo: tra mostre, libri e festival, anche in Italia rivivono i tre giorni di amore e musica | DaringToDo.com

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