Piove, nonostante tutto e nonostante voi, governo ladro!

Oggi a Roma piove. E non mi dispiace affatto. Ma non solo oggi, sono sempre contento quando piove.

Decido di fare autoanalisi e mi faccio un caffè (la Sandoz ha smesso di sintetizzare l’acido lisergico a scopi psicoterapeutici nel ’68). Scopro che la ragione di questo mio sentimento ha ragioni politiche, ma non nell’accezione quotidiana, ma nel senso più nobile: sono cresciuto in una regione che ha ancora oggi grossi problemi di approvigionamento idrico, la Puglia, non tanto e non solo per una bassa piovosità e la natura del terreno che non trattiene le acque piovane, ma soprattutto per una mala gestione dei bacini idrici, ad ogni modo dicevo, sono cresciuto in Puglia e in un paesino a forte carattere agricolo, avevo forse cinque anni, era primavera e c’era una forte siccità, stavo giocando a casa di un amico, sentiamo una strana musica, ci affacciamo dal balcone e sotto di noi scorre una processione, una processione religiosa che aveva lo scopo di chiedere al santo patrono un po’ d’acqua dal cielo. La processione era misera, la seguiva qualche immancabile vecchietta col velo nero e una decina di uomini le cui enormi mani suggerivano un’intimità con la zappa. Eppure provai una forte emozione, sia per l’impatto scenico della processione (hanno evocato in me la stessa sensazione solo alcune scene di Tornatore), sia per il dramma sociale, che non tangeva di striscio nè me, nè la mia famiglia, nè quella del mio amico, ma si sa, la sensibilità dei bambini è pari solo alla loro cattiveria. Da allora per me l’acqua è diventata una cosa politica, ripeto, nel senso puro del termine. Quando sentii per la prima volta l’adagio “Piove, governo ladro!”, non pensavo al fatto che con quella frase si accusasse (ironicamente) un ipotetico governo di tutti i mali, compresa la pioggia, ma la interpretavo come un avvertimento al governo ladro in quanto il popolo aveva avuto un segno dal cielo della sua benevolenza (tradotto sarebbe “Piove finalmente, e ora sono cazzi tuoi, governo ladro!”).  Altro elemento che ora mi viene in mente, è che ho sempre avuto un rispetto totale verso chi si guadagnava da vivere con la terra; sempre da bambini, quando ancora non avevano fatto comparsa nelle nostre vite gli insulti a sfondo sessuale, l’insulto peggiore era “pecoraro”, ovvero l’allevatore di ovini, non so perché dovesse essere un insulto, ma so comunque che in qualsiasi altra parte d’Italia espressioni come “cafone” e “villano” non erano esattamente dei complimenti, ad ogni modo mi rifiutavo di usare queste espressioni, e quando lo facevo mi sentivo in colpa. Quando immaginavo un contadino me lo immaginavo solo, in mezzo alla natura, ma non in sintonia con essa, ma in conflitto, cosa che poi avrei focalizzato meglio leggendo “Il vecchio e il mare” diversi anni dopo, ma non era neanche questa immagine epica a suscitarmi rispetto… era… il senso di colpa, il senso di colpa per non aver sofferto per quella siccità quell’anno; io volevo stare dalla parte di quelli che godono quando piove, e non del governo ladro, chiunque e qualsiasi cosa fosse un governo ladro.

Bon, la seduta è finita, vado in pace… come? la parcella? ma che me la devo pagare da solo? Vabbè facciamo che ti offro una birra… Dici che offrendotela la bevo pure io? Vabbè allora ne bevo due.

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3 pensieri su “Piove, nonostante tutto e nonostante voi, governo ladro!

  1. rasoiata

    Caro Barabba,sono zac,il dl e’ proprio dell’11 settembre,se ti potesse interessare ti consiglio di leggerti la storia delle MINI regalate alle concubine,trovi articoli a tal proposito sul sito de L’UNITA’.

    Se ti va’ posso inserirti nella mailing list che avvisa ogniqualvolta scrivo un post.

    Mesi addietro pioveva,come ieri a Roma,scrissi un post,il cui titolo recitava:

    PIOVE,GOVERNO NANO.

    Have a nice day

  2. Comunista di un malfredo.
    Di questi tempi dio risponderebbe a quella processione additando i fedeli come facinorosi aizzati dalla sinistra.
    Farfaètornata

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