La musica è finita e gli amici se ne vanno

E’ finito il G8. E ora che gli ospiti sono andati via, potremo riprendere a parlare, e schifarci, dei nostri panni sporchi. Mi riferisco all’indagine di Bari; una settimana fa il pm Scelsi aveva fatto sapere che non sarebbero trapelati sviluppi dell’inchiesta nè immediatamente prima, nè durante il vertice internazionale. Una sorta di “obbedisco” garibaldino alla richiesta di Napolitano, cosa che fa intuire che ci potranno essere nuove scosse politiche (o almeno che ce ne sarebbero le basi), ma intanto l’unica vera conseguenza politica è stato l’azzeramento della giunta Vendola, il primo governo di sinistra della regione Puglia, alla faccia di chi (e indovinate chi) ha parlato del solito complotto delle toghe rosse. Chi ha una memoria che non si autoresetta a fine mese, ricorderà un’indagine di qualche tempo fa che minacciava di scuotere l’establishment politico italiano, era l’inchiesta sull’imprenditore Romeo, e sugli appalti truccati per la manutenzione delle strade di Napoli. Cosa è successo a livello politico dopo quell’inchiesta? Niente. In questo senso probabilmente l’unico vero edificio antisismico in Italia è il Parlamento. Ad ogni modo, tornando ai fatti di Bari, vorrei dedicare qualche rigo a un personaggio sfortunato, Gianpaolo Tarantini, che teoricamente sarebbe il protagonista dell’inchiesta, ma è stato schiacciato dal carisma di altri attori, quali la D’Addario, e dalla guest star del primo ministro. Eppure Tarantini è un personaggio molto interessante, un antieroe che rappresenta perfettamente l’Italia di questi anni. Ma chi è Giampaolo Tarantini? Lui vi direbbe che fa l’imprenditore. Un tempo chi aveva giri loschi diceva che era un uomo d’affari, oggi, la divisa d’ordinanza è quella dell’imprenditore, come sa chi ha letto Saviano e dintorni. Se Berlusconi fosse stato uno scrittore o uno sceneggiatore, Tarantini sarebbe potuto essere uno dei suoi personaggi; bello, giovane (34 anni) e ricco. Di una ricchezza raggiunta in pochi anni grazie a un lavoro assiduo, ma un lavoro ben lontano dall’accezione che conosce chi suda e si sporca le mani ogni giorno (anche “lo sporcarsi le mani”, qui, ha un’altra accezione), un lavoro fatto esclusivamente di pubbliche relazioni. Un lavoro fatto di colazioni, pranzi e cene, esclusivamente “d’affari”. E fra i pasti principali, telefonate e aperitivi. Ha una moglie Tarantini, due figlie e una villa a tre piani, l’autista personale, la servitù e tante, ma tante, partecipazioni in aziende che neanche lui ricordava di avere: “Non so nemmeno cosa siano queste società” risponde a metà giugno 2009. Lui vi direbbe che cura solo le attività della Tecnohospital, società che opera nella sanità e fondata dal padre, ma il suo nome compare nell’organigramma di Tarmedica snc, Global System Hospital, Self, Prod. Eco, Fulgor investiment (quest’ultima con sede in Lussemburgo). Ma torniamo all’azienda di famiglia, perché si sa, la cosa più importante per un italiano è la famiglia, e lui, per onorare la sua, aveva inventato un sistema che poi tanto geniale non era; pagava dei medici specialisti per consigliare ai pazienti le protesi che produceva la Tecnohospital, anche quando il paziente non ne aveva bisogno, oltre ad essere coperto per le forniture nelle Asl dalla complicità di alcuni manager. Salvo poi, trasformare la stessa azienda in un società di organizzazione d’eventi, una volta annusata l’attenzione della procura di Bari. Oggi (10/7/2009) viene reso noto, da intercettazioni ambientali, che il Tarantini si apprestava a mettere le mani in pasta negli appalti, e sub-appalti, della Protezione Civile, ed esattamente si fa riferimento alla ricostruzione in Abruzzo e all’organizzazione del G8 alla Maddalena (poi tenutosi come sappiamo a l’Aquila). Forse la “delicatezza” degli inquirenti a spostare al dopo g8 gli sviluppi dell’inchiesta ha a che fare con qualche promessa fatta a Tarantini, magari da qualcuno che era il caso non ci rimettesse la faccia prima? Staremo a vedere. Ad ogni modo vorrei sottolineare che in questo ritratto di Gianpaolo Tarantini, non ho mai accennato a “ragazze”, “cocaina”, “escort”. Perché uno come Tarantini, non può, e non deve, passare come un semplice puttaniere.

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2 pensieri su “La musica è finita e gli amici se ne vanno

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