Mogli, buoi e film dei paesi tuoi

Ieri mattina (ora leggete il concetto di “mattina” in maniera molto arbitraria), facevo la mia personale rassegna sui siti di informazione, arrivo ad un lancio in particolare e nel cervello mi scatta un sistema automatico, un relè, un bambino che si mette le mani sulle orecchie e comincia a cantare “lalalala”. La notizia era quella di Castelli che inaugura il Polo Cinematografia Lombarda, che di per sè sarebbe una bella notizia, laddove si stanzino fondi per il cinema e la cultura, ma meno nobile è la stella sotto la quale questo progetto nasce: “Basta con il romanesco!”. Ora non è di certo una brutta notizia, le brutte notizie son altre, questa è una notizia… come dire… imbarazzante. Ecco. Il salvavita che mi era scattato nella testa ieri era per il troppo imbarazzo. Come quando c’è uno che fa una battuta inopportuna e voi vi sentite a disagio per lui, anche se non lo conoscete. Ma entriamo nello specifico; Castelli dichiara “Che sia un bergamasco, un alto atesino, o un tedesco, gli attori parlano tutti comunque con accento romanesco, e questo è veramente insopportabile”. Ora dirò che Castelli ha perfettamente ragione. O meglio, avrebbe ragione se fosse davvero così. Castelli fa l’esempio di una fiction su Giovanni XXIII, che era bergamasco, ma nella fiction parlava con accento romano. Allora Castelli, punto numero uno: una fiction non è Cinema, una fiction sta al Cinema come il campetto sotto casa sta a San Siro (bada che non ho scritto “stadio Olimpico” se no poi magari ti viene l’idea di fare la lega calcio del Nord), come il Piaggio Sì sta a una Ducati Monster 1100 cc, come l’ordine del giorno di una giunta comunale sta a una legge costituzionale (vabbè, quest’ultimo paragone ti tornerà incomprensibile, colpa mia, comunque si tratta di una cosa chiamata politica). Punto numero due: se penso alle inflessioni dialettali nel cinema penso a quello comico, e se penso al cinema comico penso a Totò, ai de Filippo, a Lino Banfi, a Franco e Ciccio, ad Alberto Sordi, a Massimo Troisi, a Roberto Benigni, per giunta a Renato Pozzetto e… aspetta… quanti romani ho indicato? Toh, uno solo. Ma probabilmente per te qualsiasi inflessione a sud del Po è romanesco. Poi dice la sua anche l’Umberto (Bossi): “racconteremo le nostre storie incredibili, sempre lasciate da parte dal cinema romano. Le racconteremo per farle conoscere prima alla nostra gente e poi al mondo”. Un attimo, le storie di chi? Voi della Lega, o voi del Nord? No perchè nel primo caso basta una puntata di Zelig, nel secondo non c’è bisogno che vi affaniate, ci hanno già pensato i grandi del Cinema, quelli che non confondono una fiction con la settima arte. Comiciamo? “la vita agra” di Carlo Lizzani, “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti, “Teorema” di quel terrone settentrionale di Pasolini, “La classe operaia va in paradiso” di quel comunista di Petri, “Notti e nebbie” di Marco Tullio Giordana, il bellissimo “Romanzo Popolare” di Mario Monicelli (altro comunista), “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, per giunta quello zingaro di Kusturica con “Il tempo dei gitani”, “Kamicazen” di Salvatores (ma quanti comunisti?), “Milano ’83” di Ermanno Olmi, “Fuori dal mondo” di Piccioni, “Il portarborse” di Lucchetti con quel romano insopportabile di Moretti e quel pulcinella di Silvio Orlando, e questa è solo una piccola selezione dei film d’autore ambientanti nella SOLA Milano e dintorni. Al Castelli però, mi sa che piacciono i film con le pistole… allora può chiedere qualche dvd a Tarantino (no Castelli, non ti preoccupare, è americano, non è veramente di Taranto), qualche bel film di di Lenzi e De Leo, i vari “Milano odia”, “Milano calibro 9” ect. Tutti rigorosamente, lo sottolineo, prefisso 02. Come? Cosa dice l’Umberto? Tutti film vecchi? E c’ha ragione. Peccato che il cinema di oggi sia affascinato dal Nord esattamente come lo era quello di ieri. Qualche esempio? “Arrivederci amore ciao” di Soavi ambientato nel nord est, come del resto “Primo amore” di Garrone (sì Umberto, lo stesso che ha fatto il film sulla camorra che ti stava facendo venire un altro ictus), e Sorrentino nel suo film più bello, “Le conseguenze dell’amore” va a nord del nord, nella Svizzera italiana, e “La ragazza del lago” ce lo siamo scordati? E finora non ho nominato la città di Torino, che guarda un po’, ospita il museo nazionale del cinema, vado (no no Umberto, non li dico quelli vecchi): “Tutti giù per terra” è un film cult della mia generazione, e poi “Santamaradona”, “A/R andata+ritorno”, “Dopo mezzanotte”… vabbè Castè se semo capiti (uh signur, m’è scappato siur Castelli, non volevo). Comunque ritorniamo alle parole di Bossi, del regista Martinelli dice: “e’ l’ultimo regista in Italia in grado di fare colossal, meno male che lo abbiamo preso noi”. Come? L’avete preso voi? Ma cos’è il calciomercato? Ecco allora qual è il problema… non è la questione settentrionale, e l’antico complesso d’inferiorità che ha la destra nei confronti della cultura di sinistra. E potevate dirlo prima! Mi evitavo di scrivere sto papiro. ‘Tacci vostra.

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5 pensieri su “Mogli, buoi e film dei paesi tuoi

  1. LALLA

    se li facciano e se li guardino i loro film in milaneeese.di spunti per fare filmetti demenziali all’interno della lega ne hanno ‘na carrettata……………..

  2. Ciao, sì al delirio nordico non c’è fine. Quel luogo lo conosco bene, perchè in zona, alcuni anni fa abitava una mia amica e ogni tanto ci ripasso davanti, visto che abito a mezz’ora da milano.

    Adesso ci beccheremo il film sulla lega lombarda, poi quello sugli alpini, etc etc….

    che poi, così per curiosità, e quelle città del nord che si schierarono contro la lega lombarda?

    bah…

  3. eno

    «Ueeela, io ne ho viste di robb che voi bauscia non potreste mica immaginàa.
    Va la’, navi da cumbattiment in fiamme al largo dei bastiun di Orione,
    E gu vist i raggi B balenare nel buio visin a le porte d’Legnano.
    E tucc quei mument andran perduu nel temp… me lacrime nella piovuda.
    L’è temp… d’ crepà».

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