Solo un attimo

-Signora suo figlio ha sempre la testa tra le nuvole.
Così dicevano a mia madre quelli di scuola. E tutto questo, probabilmente, è cominciato allora. Perché prima di diventare un adulto distratto ero un bambino molto distratto. E quando tornavo da scuola giù di botte, e la cosa che mi faceva più male era che non capivo perché. Sono distratto, e allora? Si picchia un bambino forse perché è triste o allego? Le distrazioni hanno segnato la mia vita. Ho una cicatrice di trenta centimetri sulla schiena; avevo sedici anni, ero in motorino, non mi accorsi del semaforo rosso, mi prese sulla destra un furgone di surgelati. Ho le gambe ustionate; una notte di inverno ero di guardia e mi addormentai con la coperta elettrica sulle gambe, e presero fuoco, sia le gambe che la coperta. L’ultimo segno è un taglio al lato del sopracciglio sinistro, nulla di eroico; lavavo i piatti e mi ero dimenticato che c’era lo sportello dello scolapiatti aperto. Ma la ferita che mi fa più male è quando misi incinta quella ragazza, durante il Car, mi hanno raccontato che ha abortito, non volevo farla soffrire, ma soprattutto non volevo metterla incinta, fu, come spesso nella mia vita, una semplice distrazione. E una semplice distrazione mi ha fatto finire nell’esercito; mi dimenticai di chiedere il rinvio quando studiavo all’università, e mi arrivò la cartolina. Poi ci sono rimasto perché l’esercito è la cosa più bella che mi sia mai capitata, se qui fai una cazzata  il più delle volte non succede nulla, il peggio che ti può capitare è una cazziata, perché qua se uno sbaglia fa una figura di merda tutto il plotone, il suo superiore, e il superiore del superiore. Però dicono che stavolta l’ho fatta troppo grossa; da due anni sto in ufficio, mi ci hanno messo perchè dicono che in una polveriera un tipo come me può stare solo in ufficio. Registro arrivi e partenze, controllo scorte; un lavoro di responsabilità, una roba importante. Fatto sta che lunedì tutti erano in agitazione per il carico per l’Iraq, munizioni e artiglieria leggera, e in tutto quel casino mi sono distratto un attimo, ho sbagliato i codici dei carichi, sembra una cazzata, ed effettivamente lo è, ma per questa cazzata i carichi sono rimasti fermi per due settimane all’aeroporto di Bagdad. Addio licenze. Mi hanno fatto due palle così. Ma soprattutto mi hanno rimosso dalle mie mansioni, mi hanno messo a fare il piantone di notte, sti stronzi, come se non lo sapessero che ho quasi perso le gambe a stare di guardia la notte. Però ho deciso, basta, l’unica cosa che sono riuscito a fare nella vita me l’hanno bruciata così, solo perchè ho la testa fra le nuvole, come dicevano a scuola, e come se fosse una colpa, forse si punisce un soldato perché è triste o allegro? Il tritolo nell’Hangar 4 per gli aplini in Afghanistan non arriverà mai, stasera fuochi d’artifico, lo uso io il tritolo, serve a me; farà un tale botto che chiunque nel raggio di cinque chilometri non potrà che distrarsi. Chi starà lavorando, chi starà studiando, chi starà dormendo, chi starà mangiando, chi starà scopando, chi starà pensando, chi starà facendo qualunque cosa, non potrà che distrarsi, almeno per un attimo. Magari qualcuno sarà licenziato, qualcuno sarà bocciato, qualcuno si strozzerà, qualcuno metterà incinta la ragazza, qualcuno avrà il mal di testa a vita, e allora il mondo, o questa porzione di mondo, capirà cosa si prova a pagare per una distrazione, una semplice distrazione di un attimo. Certo qualcuno morirà, io per primo, ma è il destino degli eroi; questo non lo faccio per me, lo faccio per la patria. E se per uno scherzo del destino dovessi sopravvivere, dirò che mi ero solo distratto un attimo.

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