Sogno all’incontrario (cover)

La cover è un esercizio assai comune nella musica. Nel cinema si chiama remake. In letteratura non c’è, e se c’è non so come si chiama. Ad ogni modo mi concedo un piccolo esperimento, la reinterpretazione di un bellissimo monologo di Paolo Rossi, e nel farla chiedo scusa più volte; a Paolo Rossi, a quelli che leggeranno, e pure a quelli che non leggeranno (ma non proprio a tutti tutti…)

Ho fatto un sogno in cui tutto era alla rovescia, in cui tutto era il contrario di tutto; ho fatto un sogno all’incontrario. E nel sogno all’incontrario il Sud stava al Nord e la Val d’Aosta confinava con la Tunisia, e Bossi non era incazzato di essere diventato terrone, Bossi era una persona razionale e tollerante; lo ripeto, era un sogno all’incontrario. Ho fatto un sogno all’incontrario, e ho sognato che in Italia c’era l’emergenza lavoro, nel senso che gli operai salivano sulle gru per chiedere di essere licenziati, perché non sapevano più come spendere tutti i soldi che guadagnavano, e non si moriva sul lavoro, anzi, ai primi sintomi di asma il medico consigliava una bella settimana in cantiere. Ei giovani laureati non erano costretti ad andare all’estero per realizzarsi, era l’estero che andava a casa loro, in camera da letto, e se volevano farsi un viaggio, ad esempio in Francia, dovevano andarci di nascosto, altrimenti rischiavano di trovarsi la Torre Effeil in salotto. Ho fatto un sogno all’incontrario, e in questo sogno alla gente non fregava un cazzo di andare in televisione, i giornalisti dei tg cercavano di fare i servizi infilandosi di nascosto fra la gente ferma in strada, ma venivano sempre presi a calci in culo. Ho sognato che l’Italia era scossa da un terremoto continuo, ma nessuno ci faceva caso, perché non c’erano danni, e le uniche case che crollavano erano quelle di chi ha guadagnato sulla vita della gente. Ho sognato che i mafiosi si dedicavano alla terra, coltivandola, e la terra si dedicava ai mafiosi, coprendoli. Ho fatto un sogno all’incontrario, e ho sognato la mia città, Roma, e nella mia città, nel sogno all’incontrario, si viveva bene. La gente camminava per gli stradoni e le macchine andavano sui marciapiedi e attraversavano sulle strisce, e ogni tanto prendevano la metropolitana. Ho sognato che gli eterosessuali avevano paura di uscire la notte, perché potevano cadere nella mani delle gay-gang, e il rischio era quello di un guardaroba nuovo. Ho sognato che a Tor Bellamonaca si riuniva la dolcevita romana, e che a via Condotti c’erano i discount, e ho sognato che mentre andavo a prendermi un caffè in centro, ho incontrato un signore basso e pelato, che si avvicinava e mi diceva: “Mi consenta, volevo chiederle scusa”, e io gli chiedevo per cosa, e lui mi rispondeva per essere stato un corruttore di giudici, per aver manipolato l’informazione, per aver piazzato nei ministeri le proprie amanti, per essersi fatto le leggi su misura, per Emilio Fede, per le figure di merda all’estero, per il malgoverno, per tutto. Mi chiedeva scusa il signore basso e pelato, allora io mi sono avvicinato e l’ho gurdato bene e… e no, infatti, non era lui; è vero che è un sogno all’incontrario, ma non puoi pretendere l’impossibile!

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4 pensieri su “Sogno all’incontrario (cover)

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