Videocracy – Basta apparire

Avevo un po’ di timore ad andare a vedere questo film, in quanto la censura riservata dalla televisione italiana al trailer mi ricordava il caso di Shooting Silvio, film di Berardo Carboni che era stato cancellato dal palinsesto Sky direttamente per volere dell’imperatore; un film che nasce sotto questa stella non può che far nascere immense aspettative in chi si appresta a vederlo, se poi la pellicola è mediocre (e dire mediocre, credetemi, è un eufemismo) l’effetto delusione rischia di moltiplicarsi all’ennesima. Ma a differenza di Shooting Silvio, Videocracy sa il fatto suo, certo non sarà studiato nelle scuole di cinema e di giornalismo come esempio di documentario perfetto, ma non gli si possono nascondere alcuni meriti; l’incipit è notevole, con le immagini di repertorio di un’infima trasmissione locale trasmessa dal retro di un bar, un colpo grosso ante litteram che aveva fatto infuriare i padroni della zona in quanto, per colpa di quella trasmissione, gli operai arrivavano in fabbrica un po’ sbattuti, da quel miraggio del paleolitico catodico, in un montaggio serrato di volti televisivi, ma soprattutto di natiche e seni, si giunge al giorno d’oggi, col padrone delle televisioni del Paese che è diventato anche il padrone del Paese stesso. La descrizione dell’inquinamento del senso di realtà e dei sogni, ad opera del cancro televisivo, è affidato al racconto di pochi personaggi, evidentemente inconsci dell’ottica e delle intenzioni dell’autore; come Riccardo, ragazzo che vive il sogno di apparire in tv come un diritto irrununciabile, o Lele Mora, che ammette candidamente di essere amico di Berlusconi e “mussoliniano”, o Fabrizio Corona, al quale forse, Erik Gandini attribuisce più rilevanza mediatica di quanto ne abbia realmente il personaggio. Il bisturi incide, ma non va fino in fondo; l’autore, nella seconda parte del documentario, rinuncia allo studio analitico e si arrende al ritratto del tragicomico.

Ma ora veniamo alla cronaca; nel film Berlusconi ha un ruolo secondario, non si parla quasi mai di lui in veste di politico, ai suoi guai giudiziari si accenna di sfuggita, quello che interessa a Gandini è scattare una polaroid a uno dei più potenti mostri mediatici attualmente in vita, e forse è questo ad aver irritato maggiormente il diretto interessato, non le critiche in sè, ogni giorno se ne leggono di peggiori, ma la lingua con la quale le critiche sono comunicate, la stessa lingua che lo ha reso quello che è. Interessante è l’opinione di un regista Mediaset, che descrive la rete come la proiezione materiale del mondo interiore di Berlusconi, fatto solo di effimero, canzonette e donne nude.

Ultime righe per concedermi una considerazione personale: nel film si parla di rivoluzione culturale ad opera della televisione commerciale, “rivoluzione” è un termine che indica un cambiamento repentino, non esprime un giudizio di valore sul cambiamento stesso. Alcuni amici che hanno visto questo film, me lo hanno descritto come desolante e deprimente, relativamente all’immagine che dà del livello culturale raggiunto dal popolo italiano. Loro probabilmente non avrebbero avuto dubbi nell’usare il termine “involuzione”. O sicuramente non avrebbero usato “evoluzione”. Io non lo so se l’Italia è peggiorata o migliorata con l’avvento della televisione commerciale, nell’82 ero troppo piccolo, non saprei dirlo con certezza ma temo che me la facessi ancora addosso, però ho un’impressione, ed è quella che gli italiani si stiano sempre più polarizzando; un tempo si diceva che i ricchi diventano sempre più ricchi ei poveri sempre più poveri, ed è ancora così, e purtroppo succede anche che chi è informato è sempre più informato e gli ignoranti sempre più ignoranti.

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6 pensieri su “Videocracy – Basta apparire

  1. E’ peggiorata, direi che è peggiorata. L’italia. Tutta. Il popolo, la classe dirigente, gli intellettuali. Non credo esista prognosi riservata per un malato terminale…
    Un adolescente che tra un paio d’anni voterà, è cresiuto a pane e tv commerciale. Senza alternative. E se non è inculturazione questa e se il risultato di questa inculturazione non può essere definito qualitativamente involutivo, allora io sono bionda e con la V di reggiseno. 15 anni di regno sono tanti, ma tanti eh!

  2. 15 anni di regno da aggiungere a quelli dei preparativi. decenni di condizionamento mediatico… e mi viene in mente una scena di Arancia Meccanica. SOB!

  3. Grazie! E’ stata una lunga lunga vacanza “funestata” da giornate splendide e calde (e bomboloni alla crema, pizze, fiumi di birra, fritti di tutte le specie… con evidenti risultati). Ora non mi resta che ricuperare in letture. La linea (o la curva che dir si voglia) è l’ultima delle mie preoccupazioni, e poi un air-bag naturale di questi tempi può sempre tornare utile.

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