Biscotti e algoritmi

Mi chiamo Salvatore Bertoni e ho quarantacinque anni; da 3 mesi ho smesso di ascoltare. Così, di punto in bianco; il 4 agosto alle ore 18:01 ho smesso di ascoltare. Non sono diventato sordo, semplicemente ho deciso di non elaborare più i suoni che mi arrivano alle orecchie. Ho staccato la porta line-in del mio cervello. Ma non è che ho proprio deciso, è una cosa che mi è venuta naturale, non so neanche il perché. Mia moglie mi ha portato da una serie di specialisti che ci hanno succhiato via metà del nostro contocorrente: uno ha detto che era un infezione del nervo acustico, un altro ha pensato a un ictus, due hanno sospettato un tumore al cervello, l’ultimo ha parlato di sordità isterica, ma la verità è che ho semplicemente smesso di ascoltare. A lavoro se ne sono accorti circa un mese dopo, quel 4 agosto alle ore 18:01 sono andato in ferie. Mia moglie invece lo ha capito subito; mi ha fatto girare tutti gli ospedali di Milano almeno due volte, un safari nel sistema sanitario nazionale non è proprio la vacanza che uno sogna, poi a settembre gli specialisti e le cliniche private mi hanno praticamente pignorato il bancomat, e allora mi sono ribbellato, l’ho detto che quella situazione non mi piaceva. Però non ho fatto caso a quello che mi hanno risposto. In questi mesi ho riscoperto il piacere di leggere; ogni mattina, a colazione, rileggo gli ingredienti dei biscotti. Anche la posologia e le modalità d’uso dei medicinali sono interessanti, ma gli ingredienti dei biscotti sono di gran lunga la mia lettura preferita. “Tradurre in algoritmo la ricetta dei biscotti”; è un esercizio che davo sempre ai corsi di programmazione. La programmazione è molto più semplice di quanto si pensa; dai un input e ottieni un output, tutto qui. Sono sistemista in un’azienda che assembla impianti hi-fi. O meglio ero sistemista; sono in malattia da due mesi. Sono in malattia senza essere malato. Mia figlia lo ha capito, che non sono malato, ed ha solo sei anni; la pediatra ha detto che la mia condizione avrà effetti devastanti sulla sua psiche. Sua di mia figlia, non della pediatra; la pediatra se la passa benissimo, e anche la sua amica psicoterapeuta infantile, visto che praticamente il suo mutuo ora lo pago io. Ma mia figlia non ha nessun problema. E’ vero, ha smesso di parlare, ma per me non cambia nulla. Anzi, da quando io ho smesso di ascoltare, e lei di parlare, insieme ci divertiamo un casino; ieri abbiamo finito un puzzle da mille pezzi, abbiamo lavorato sodo, siamo stati una macchina da guerra. Senza la distrazione delle parole si lavora meglio. Le opinioni, i sentimenti da esternare, le battute, i pettegolezzi, i saluti, i vaffanculo, i ti chiamavo per sapere come stai, sono stringhe inutili nell’algoritmo delle nostre sessioni di vita. Senza le parole si funziona meglio. Mia figlia è un meraviglioso software privo di errori. Io non sono meraviglioso come lei, ma ultimamente mi sento più fico del solito. Forse tra un po’ saremo ancora più simili; mia moglie ha avviato le pratiche per l’interdizione, sospendono la mia capacità di agire, giuridicamente sarò assimilabile a un minore, a una bambina di sei anni. Non sarebbe male. Ho messo a letto mia figlia poche ore fa; un tempo mi chiedeva di raccontarle una favola, ora non chiede nulla, dato che non parla, e anche se parlasse io non potrei ascoltarla, ma lo so che ha nostalgia di quei tempi, allora, senza che me lo chieda, io comincio: – Farina, burro, zucchero semolato, sale, uova, lievito chimico, aromi…

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7 pensieri su “Biscotti e algoritmi

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  2. In genere è specificata anche la dose gornaliera che compete a una donna o a un maschio. In genere i maschi possono mangiare 7 biscotti al dì e le donne 5; gli uomini possono mangiare dunque due biscotti in più al giorno delle donne. Questa cosa mi rode, parecchio.
    Trasformalo in algoritmo, il rodimento, non tutto il resto.

  3. nessuno

    Peccato che, anche se sta lettera non fosse vera, ciò che è vero è che sti buffoni cialtroni succhiasangue’ che si sono fatti ‘mettere in regola col nome di psicoterapeuti, psicoetc. etc. non ci capisconno un cazzo, e se sei troppo intelligente per non riuscire a non vedere i tuoi problemi, ti fanno più danno che aiuto, lo dico per amarissima esperienza personale, che forse un girno porterò in tribunale, se esiste giustizia in casi del genere

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