L’ingorgo*

Non scrivo un post da più di una settimana. Ho un tubo del cervello intasato. Ci sarebbero tante cose da dire, da raccontare, da analizzare, così tante che si è tappato il filtro, ci vorrebbe lo Psichiatra Liquido (o il Mr Neurone). Ok, mi dico, allora scrivo un racconto; me ne era venuto in mente uno bellissimo, folle, innovativo, ma poi si è fermato pure quello nell’ingorgo. Finisce che scoppio; finisce che a lavoro qualcuno mi guarda strano e mi dice che mi cola qualcosa dalla bocca, mi passo il dorso della mano sul mento, guardo la bava bianca e nelle mie retine si materializza un caleidoscopio, e una filarmonica che accorda gli strumenti mi parte in dolby sorround nel cervello. E vedo una persona a terra, il suo minuscolo appartamento va in fumo, mentre il computer finisce il candeggio nel lavandino. Vedo la Roma dei primi del novecento, vedo i volti dei criminali raccontati in “Roma Criminale” di Armati e Selvetella, i vari coniugi Romano, Alberto Stasi, Amanda e Meridith che c’erano anche durante il ventennio, nonostante i treni arivassero in orario. Vedo un Perù in cui si prendono la vita delle persone per farne crema anti-rughe, e vedo pure due italiani che finanziano la filiera. Vedo un Saviano che, come in un sogno meraviglioso, si schiera politicamente. Vedo la tv, e non vedo niente, allora accendo il decoder, e vedo una quantità di canali disumana, e penso che mi manca la voglia e la curiosità di vederli tutti almeno una volta. Vedo un politico, uno dell’altra squadra, uno di quelli che stanno nella parte alta della classifica, uno che tempo fa, a pronunciare il suo nome, come evocati da un versetto satanico, apparivano gli spettri della scuola Diaz e di Bolzaneto, e che oggi improvvisamente non sembra più così cattivo, uno che era il simbolo del rigore e del benpensare, uno che oggi insegna le parolacce ai bambini. Vedo una scritta su un muro, in via Tuscolana, e la scritta dice “Se lo stato è innocente Cristo è morto di freddo: verità per Cucchi”. Vedo il mio pizzettaro di fiducia che mi taglia un trancio di diavola mentre la radio annuncia che Cassano ha fissato la data del suo matrimonio durante i mondiali in Sudafrica, e vedo anche la reazione pavloviana della mia corteccia che mi regala l’allucinazione di una insegna al neon nel buio, e nell’insegna c’è scritto “E sticazzi?”. Vedo una notizia sui siti di informazione, vedo Alessandra Mussolini che denuncia che su ebay sono stati venduti campioni di cervello e sangue del duce-nonno, e mi chiedo quanto potrei fare a vendere le lastre di mio padre spacciandole per quelle di Berlusconi. Vedo il trailer di “Good morning Amal” e mi piace talmente da aver paura di andare a vedere il film. Vedo una puntata di x-factor. Vedo una guardia medica. Vedo un’indiana che sui suoi abiti tradizionali indossa un cappottino dal bel taglio, e per la prima volta nella mia vita ho piacere nel guardare un vestito. Vedo tante cose, e vedo anche che si è fatta una certa, ed è meglio che vada a letto; domani mi tocca chiamare l’idraulico.

*”L’ingorgo” è un film di Luigi Comencini del 1978

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