Attentato alla Bocconi, e a De Andrè

“Con un mano tenera e l’altra armata
così esprimo la mia solidarietà
Guadagnando in ogni battaglia
Una somma di preziosa libertà
2004”
Così comincia il volantino di rivendicazione dell’attentato di questa notte all’università Bocconi di Milano. Parole che potrebbero appartenere a Mauricio Morales, anarchico cileno morto il 22 maggio di quest’anno, mentre si preparava a un attacco con un estintore pieno di polvere nera, lo stesso anarchico che dà il nome al nucleo del Fai (federazione anarchica informale) che ha rivendicato l’attentato con una telefonata al quotidiano “Libero”. Alle 3 del 16 dicembre 2009 sarebbero dovuti esplodere due chili di dinamite, ma l’ordigno era confezionato male, e ad esplodere è stato solo l’innesco. Chiudere i centri di identificazione ed espulsione la richiesta del gruppo. Martedì la stessa sigla aveva rivendicato una lettera esplosiva indirizzata al direttore del Cie di Gorizia. Sull’autenticità della rivendicazione ci sono pochi dubbi, come testimonierebbero alcune scritte a penna in calce al volantino, che descrivono l’ordigno: “scatola di metallo, 4 viti e 8 bulloni”, anche se le notizie ufficiali parlano di un tubo metallico, e non di una scatola, e tra le righe stampate si legge di 2 kg di dinamite, mentre per la Digos i chili di dinamite sarebbero 3, imprecisioni che potrebbero far pensare a un “appalto” nella fabbricazione dell’ordigno. “Operazione eat the reach – Fuoco ai Cie”, questo il nome dell’operazione del Fai; dopo aver citato il De Andrè dell’album “Storia di un impiegato” (“chi non terrorizza si ammala di terrore”) il gruppo descrive di aver scelto un luogo inaspettato, ma dopo tornano a dipingere lo stesso come “avamposto del dominio, dove si formano i nuovi strumenti ed apparati del capitale, dove si affilano le armi che taglieranno la gola agli sfruttati”. L’orario sul quale era stato regolato il timer rassicura sulla volontà di non far scorrere sangue, ma le parole con le quali il gruppo descrive l’università Bocconi sono davvero preoccupanti, il pericolo è che in un’ubriacatura ideologica non si riesca più a distinguere tra i “padroni” e chi con la parte malata della classe dirigente c’entra poco o niente, il pensiero va a episodi come quello dell’undici dicembre settantanove (esattamente trenta anni fa), in cui un commando di Prima Linea irruppe nella scuola d’Amministrazione aziendale di Torino e dopo aver trascinato duecento studenti nell’aula magna, ne scelse a caso cinque da gambizzare insieme ad altrettanti professori. Certo non è più quel tempo, e anche il linguaggio dei rivoluzionari armati è differente, meno “burocratico” e più letterario, e viene voglia di chiedersi a cosa siano serviti i poeti della rivoluzione non violenta se poi le loro parole campeggiano nelle lettere dei nuovi bombaroli. Forse gli autori di questi atti dovrebbero ascoltare davvero De Andrè, prima di citarlo.

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6 pensieri su “Attentato alla Bocconi, e a De Andrè

  1. a questo punto ti linko.
    che detto così pare una cosa brutta però…
    e comunque è assurdo. chi oggi si defisce anarchico e non sa nemmeno che cosa fosse l anarchia.

  2. Farfallula, secondo me l Anarchia di allora non ha nulla a che vedere con la presunta anarchia di adesso, ecco perché “cosa sia” avrebbe suonato (à mon avis) male. ciao.

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