Er rigazzino deve da dì la poesia

Non so se a voi è capitato. A me sì. Quando a scegliere come vestirmi non ero io, quando per arrivare al tavolo mi mettevano cuscini sotto al minuscolo culo, quando le ventidue e trenta erano le colonne d’ercole della notte, ebbene allora, la poesia nelle feste comandate era un comandamento. Oggi la poesia la sceglierei io, e la poesia farebbe così:

C’è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi
c’è stato un tempo in cui,
noi correvamo sempre
restare fermi era vietato,
pure i sassi stavano in divieto di sosta.
Sua Santità Babbo Natale
era ancora vestito di bianco e di rosso,
c’è stato un tempo in cui
ci aveva renne di lusso
ai potenti portava regali
ai servi carbone,
ma poi c’è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dall’happy hour del megaraduno dell’indulgenza
e i vampiri del sangue del santo ci hanno visto a noi…
Noi siamo i froci, siamo gli ebrei
palestinesi dell’intifada
siamo barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste
noi siamo anarchici, noi siamo spastici
siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l’elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole.

da “Cadaveri Vivi“, dall’album “Parole Sante” di Ascanio Celestini

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