Articolo 3*

Ieri chiacchieravo con un’amica davanti a una birra, accenniamo ai fatti di Rosarno, e lei, apparentemente senza connessione logica, dice “Io a lavoro non mi sento sfruttata”. La scoperta che in Italia esiste la schiavitù, quella storica, quella dei campi, quella che ha sostituito il cotone americano con gli italici pomodori, produce l’effetto che gli schiavi moderni, quelli del precariato, dei lavori umilianti e sottopagati, si sentano in qualche modo fortunati. E lo sono, in qualche modo. Lo sfruttamento dei migranti è un ammortizzatore psicologico per lo sfruttamento di tutti.
Oggi l’Egitto accusa l’Italia di aggressione nei confronti delle minoranze arabe e musulmane. l’Italia è un paese razzista, ma in realtà è troppo ignorante per esserlo in maniera scientifica; fra i disperati di Rosarno (come della costa domiziana e dei campi del tavoliere, sulle impalcature della Brianza e di Roma) ci sono migranti da ogni dove, e l’italiano che con la bava alla bocca grida in tv che se ne devono andare tutti a casa, non ha la minima idea di quale sia la religione di un nigeriano, di un etiope, di un curdo, di un moldavo o di un indiano. I fatti di Rosarno con la religione non c’entrano niente, e nemmeno col razzismo, non in senso stretto, quelli di Rosarno sono episodi di rivolta di classe.
Quando un disperato, migrante o no, agita il pugno contro il proprio sfruttatore, lo fa per sé, ma lo fa anche per noi, anche se lui non lo sa, e nemmeno noi.

*Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. [Costituzione Italiana, Principi Fondamentali, articolo 3]

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6 pensieri su “Articolo 3*

  1. Hai fatto davvero un’interessante riflessione partendo dall’affermazione della tua amica

    > fatti di Rosarno con la religione non c’entrano niente, e nemmeno col razzismo, non in senso stretto, quelli di Rosarno sono episodi di rivolta di classe

    Sono d’accordo con te.

    Saluti.

  2. I clandestini non sono cittadini, e grazie a questo governo marcio, esiste un reato, di clandestinità, partorito dalla rozzezza logica della lega e che attecchisce al pensiero delle destre, secondo cui dei primati, mai scesi dagli alberi, pisciando attorno ai confini delle proprie miserabili capanne, aggrediscono fisicamente chi osi entrarvi. E ti dirò di più, sono stufa della storia della lotta tra poveri. Sono stufa di dover sempre considerare la questione meridionale e l’arretratezza del sud, la deprivazione culturale, la mancanza di fondi, la mafia, la ‘ndrangheta e quello che vi pare.
    La verità è che bisogna essere profondamente incivili per scatenare ciò che è successo a Rosarno. I cittadini di Rosarno che hanno aggredito a sassate, a sprangate, a fucilate i braccianti immigrati, dovrebbero essere privati della cittadinanza italiana e del diritto di voto; bisognrebbe rivolgersi a loro con la consapevolezza che si ha di fronte non esseri umani del tipo homo sapiens, ma una sorta di anello mancante un 10.milioni di anni indietro rispetto all’evoluzione della specie.
    Basta con le scuse.
    Sono indignata e sono anche e soprattutto nauseata all’idea di dover condividere tutto, identità culturale, diritti, risorse, urne, con feccia di questo tipo.

  3. @Farfa: Comprendo il tuo discorso, ma non fino in fondo: per quale motivo lo spettro di un’organizzazione criminale dovrebbe essere una scusa? Per me è una colpa grande quanto il colosseo, una delle colpe peggiori. Una supposta inferiorità psico-evolutiva degli intolleranti, quella sì che sarebbe una scusa, una giustificazione, un’attenuante.

    Per quanto concerne il tema della cittadinanza ho effettivamente scelto l’art 3 della costituzione che parla di cittadini, ma ovviamente per i diritti inviolabili dell’uomo non vi sono differenze tra cittadini e non aventi cittadinanza (articolo 2), in alternativa si può adottare l’articolo 5 della carta dei diritti dell’Unione europea (“Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.”) che poi ricalca l’articolo 4 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, entrambe convenzioni firmate dall’Italia

  4. perchè è comodo e molto “di sinistra pddina” dire che oh, poverini, vessati dalla ‘ndrangheta, dalla mafia, dalla camorra che taglia a tutti le gambe e cancella ogni possibilità di emancipazione. E’ il discorso del ragazzino di 8 anni che maneggia mitra e spaccia coca, quello per cui si dice: ok, ma che possibilità di scelta ha dato la società a questo ragazzino?
    Ecco, di questo sono stufa perchè c’è alnche un altro aspetto da considerare, basta cambiare agolatura e osservare il fenomeno da un diverso punto di vista.
    Un’organizzazione criminale non è una forza aliena che dall’oggi al domani ti si piazza in casa e detta le sue regole, quelli sono gli americani.
    Tutti dimanticano che si tratta, volendo ammetterlo o no, di un fatto culturale, fatto inteso come elemento: credenze, abitudini, atteggiamenti, ideali, valori, costumi, saperi, condivisi e perpetuati. Una cultura in senso antropologico perpetua se stessa attraverso la trasmissione dei suoi elementi costituenti alle nuove generazioni le quali, grazie al loro esercizio, rendono quell’elemento vivido e vitale all’interno di una società. Non credo che in Svezia il modello cammorrista funzionerebbe.
    E con questo ho finito.

  5. Scusa Farfa ma proprio non ti seguo; individui la cultura come causa di quello che è successo, non so se dei calabresi o del sud in generale, perfetto, guarda che se nessuno lo ha detto è perché è scontato; l’espressione dell’opinione pubblica, o parte di essa, è evidentemente fatto culturale, mica biologico, o fisico, o matematico. E la cultura determina e viene determinata da vari elementi, anche dalle dinamiche della lotta di classe, e anche quegli elementi che tu nel primo commento hai scartato come delle scuse: “Sono stufa di dover sempre considerare la questione meridionale e l’arretratezza del sud, la deprivazione culturale, la mancanza di fondi, la mafia, la ‘ndrangheta e quello che vi pare”. Secondo te nell’assenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso in Svezia, non ha inciso lo specifico sistema di distribuzione della ricchezza? Un cittadino indigente che viene assistito dalla comunità, piuttosto che essere umiliato e sfruttato, o abbandonato a sé stesso, non ha una percezione differente della cosidetta criminalità? Determina e viene determinata.
    Ho come l’impressione che tu più che fare un’analisi “amorale” (come l’antropologia e tutte le scienze sociali weberiane), sia spinta a cercare il capo di imputazione ottimale per la condanna morale più pesante. Sono sicuro che la faccenda ti ha scossa e toccata molto, e questo ti fa onore, ma ti fa anche perdere lucidità nell’analisi.

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