Testamento semiotico, Chuck Palahniuk e Avatar

Mi appresto a leggere “Pigmeo” di Chuck Palahniuk, e alla fine potrei non essere più lo stesso. La mia grammatica è stata sempre gracilina; a otto anni ho fatto una cura ricostituente per le doppie, a dieci mi hanno impiantato una protesi per gli accenti, a dodici ho avuto un attacco di panico davanti a una consecutio temporum, e ancora oggi i congiuntivi mi provocano le vertigini. Ecco, considerate questo e considerate uno scrittore che come uno sciamano occidentale ha la capacità di catapultarmi nel suo delirio (Niccolò Ammaniti scrisse di Palahniuk: “…è peggio di un polpo. Ti afferra con i suoi tentacoli e ti trascina in un buco pauroso. Lasciatelo stare se avete lo stomaco debole”), ma considerate soprattutto 238 pagine scritte tutte così: “Uomo di passaporti, ufficiale solo dietro vetro proiettile, apre e legge libro passaporto di operativo me, confronta dato cartaceo di visto; uomo guarda questo agente da alto, dice: «Hai fatto un bel po’ di strada figliolo». Ufficiale di passaporti è vetusto animale recintato, futuro morente con troppo di sangue denso raccolto dentro vene di gambe. Intero giorno dentro trappola, possibile che prossimo viaggio a gabinetto, pum-pum, grumo spacca cervello”. E’ decisamente troppo per il mio precario equilibrio logico-linguistico, lo so già che non sopravviverà; voi vi chiederete perché lo faccio, ma non sono qui per spiegare questo, bensì per le mie ultime volontà semiotiche, qualora tra breve io non sia più in grado di formulare frase di senso compiuto. Ai miei familiari lascio le parole cortesi, agli sconosciuti le formule della buona educazione, agli amici le parole inventate, ai colleghi le parole in inglese (non sapevo a chi altro darle). Lascio le parole “caldo”, “cibo” e “casa” agli homeless, lascio gli avverbi a quelli di poche parole, i condizionali ai troppo sicuri di sé. Lascio i “Vaffanculo” al governo, e i “porca puttana” all’opposizione. In fede, Barabba Marlin.

Passiamo ad altro: il film “Avatar” è una bambola gonfiabile. Fine recensione. Approfitto dello spazio guadagnato per una riflessione sul 3d. C’è una bella storiella che si racconta ai corsi universitari di cinema: la cameriera di un noto scrittore russo (non ricordo quale) andò a vedere per la prima volta una pellicola al cinematografo, benché fosse una donna istruita e intelligente, tornò a casa dello scrittore letteralmente sconvolta e disgustata, per la quantità di teste mozzate che aveva visto. La cameriera non conosceva ancora il concetto di primo piano. Pensavo che il 3d fosse un effetto speciale fine a sé stesso, da usare con cautela per non generare tolleranza, invece è una cassetta degli attrezzi nuova per la composizione dell’inquadratura. E’ una piccola rivoluzione (già abbozzata molti anni fa, ma resa abbordabile oggi dal digitale), non paragonabile all’introduzione del sonoro o del colore, ma piuttosto all’invenzione del Dolby Sorround.  Attendo con ansia un film in 3d d’autore, non necessariamente di fantascienza; l’incontro di Micheal Gondry (“Eternal sunshine of the spotless mind”, “L’arte del Sogno“) con questa tecnica, sarebbe come quello tra la nitrocellulosa e la gricerina. E allora rideremmo di noi, come di quella povera cameriera, pensando a come ci aveva impressionato Avatar.

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11 pensieri su “Testamento semiotico, Chuck Palahniuk e Avatar

  1. ineccepibile. E geniale. Mi fanno ridere le parole lasciate in eredità agli amici, parenti e colleghi. E poi Avatar come bambola gonfiabile 🙂

  2. rasoiata

    Avatar=bambola gonfiabile.
    Mi son pisciato addosso dalle risate.

    Se non l’hai già fatto leggiti qualche scritto di Giovanni lindo Ferretti (possibilmente prima della conversione al cattolicesimo, che personalmente,essendo cresciuto a pane e CCCP, mi ha fatto perdere dieci anni di vita).
    Se Palhniuk non dovesse riuscire nella tua personale lobotomizzazione grammatico/letterale, Giovanni Lindo ti darà il colpo di Grazia

  3. @Pani: come collega blogger puoi scegliere tra “open source” e “Feed”
    @Zac: ma intendi libri? altrimenti i testi delle canzoni li conosco bene, sono cresciuto a pane e Csi; ne ha fottuto due, di generazioni…

  4. scelgo Feed, è più dolce, non ha quella erre che rende aspro il suono di open source. Su GL Ferretti…, santo cielo…un mio amico stava quasi per suicidarsi dopo la sua conversione.

  5. rasoiata

    Intendo “Fedeli alla linea”
    “In Mongolia in retromarcia” e
    “Reduce” (Autobiografia).

    Se qualcuno riuscisse a spiegarmi la metamorfosi del GiovanniLindo in termini pratici vi sarei molto grato.
    Io con Giovanni ho cantato, ci conoscevamo, poi non e’ stato piu’ possibile contattarlo,
    non ha piu’ un cellulare.

    L’ultima volta che lo vidi stava comumicando telepaticamente con Franco Battiato, tutti e due seduti uno di fronte all’altro, all’interno di un camerino, in totale silenzio.

    Poi la conversione, sullo stile Magdi Allam.

    Buon weekend

  6. ma lo ritieni necessario?
    il libro dico… io credo che non reggerei fino alla 5a pagina. che poi… se solo io, prima imbecille che passa per il web, scrivessi così, chiamerebbero la neuro.
    ad ogni modo la genialità è per pochi e io mi autoescludo.
    un saluto!

  7. @Sonia: ciao, sto a buon punto e ti garantisco che ne vale la pena, non è scritto così a caso, quel linguaggio è usato per creare un effetto estraniante nell’osservazione del mondo americano, efficacissimo per giunta; “pigmeo” è un agente tredicenne proveniente da un non meglio specificato paese comunista, apparentemente in u.s.a. per una vacanza studio, ma in realtà per compiere una missione terroristica, grazie al linguaggio Palahniuk riesce a far apparire come dei selvaggi gli americani, pigmeo è un razzista, esattamente come lo è la comunità che lo accoglie. Ovviamente se uno scrivesse così senza una storia che lo giustificasse sarebbe solo cazzeggio. E ti dirò che l’accoglienza non è stata delle più cerimoniali, questo libro lo hanno schifato anche molti suoi affecionados, il problema è che effettivamente la lettura può essere estremamente difficoltosa per alcuni, io ci sguazzo dentro come un facocero dentro una pozza di fango, perché quella è un po’ la mia cittadinanza linguistica elettiva. E poi vero non è che io parlare disimparato ho attualmente…

  8. l’altro giorno ho letto la quarta di un libro di palahniuk….mi sono messa paura…non l’ho comprato. già ho problemi a domire di mio…procurarsene altri a pagamento mi sembra insano.
    Avatar invece sono rimasta l’unica (tranne ovviamente l’intero popolo cinese) a non averlo visto. Si parla di finale populista e melenso etc etc etc: mi sa che resto solidale con i cinesi 😛

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