Dritto in faccia

Leggo il Sole 24 ore, lo leggo sempre in metropolitana. Mi piace pensare che la gente che mi guarda pensi che sia un broker, magari caduto in disgrazia dopo il crollo di Wall Street. Leggo il Sole 24 ore, sempre la stessa copia sgualcita, comprarne una al giorno non mi sembra il caso: sono un cassaintegrato, anche mio padre lo era, forse è una malattia genetica. Sì, probabilmente la propensione a subire le conseguenze degli errori altrui è una malattia genetica. La signora accanto a me mangia una brioche del Mulino Bianco, ha la faccia di una che sa cucinare, ha la faccia di una che per una vita ha preparato ai figli la sbobba più calorica per tenerli lontano dalla tentazione di uno snack industriale, eppure lei ora mangia una brioche del Mulino Bianco. E’ una nevrosi che conosco bene: il mio compagno è un cuoco, uno da cinque stelle. Fare il cuoco è un lavoro come un altro, fare il cuoco e avere talento è un lavoro di merda: tu cucini un piatto che è un capolavoro e quello dopo cinque minuti non c’è più, è diventato bolo, e dopo sarà merda. E’ come se Leonardo avesse disegnato l’uomo vitruviano su una lavagnetta magica, quelle che con una scrollata cancellano tutto. Così le nostre cene sono delle vaschette da infilare nel microonde. Volto pagina, alzo lo sguardo e mi accorgo che difronte a me è seduto un ragazzo indiano, un bel ragazzo; gli indiani mi piacciono, non ho mai visto un indiano che avesse la faccia da persona cattiva. Almeno apparentemente. Fisso nelle pupille il ragazzo per scavare tra i suoi segreti indicibili, ma quello se ne accorge e si volta. Alla fermata Ponte Lungo sale sul treno un esercito di ragazzini. I pischelli sono i più facili da leggere, dal taglio di capelli riesco a capire chi tenterà il concorso in polizia e chi passerà una vita all’università, le ragazze che andranno a ingrassare le fila degli insegnanti precari e quelle che faranno le estetiste. Gli adolescenti sono i più facili da leggere, per questo li trovo noiosi. Meglio gli indici borsistici di sei mesi fa. Scendo a San Giovanni, mi sistemo il nodo della cravatta e guardo l’orologio; mi piace pensare che la gente che mi guarda creda che vada a lavoro. Passeggio nel parco, quello che costeggia via Carlo Felice, a volte mi siedo su una panchina, e questa è una di quelle volte. Un labrador mi viene vicino, mi guarda in faccia, mi fissa negli occhi, poi all’improvviso tira fuori la lingua e comincia a scodinzolare; mi sta comunicando la sua felicità. I cani possono essere degli animali fottutamente crudeli.

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6 pensieri su “Dritto in faccia

  1. rasoiata

    Mi nutro di panebolomerda e fisiognomica.
    Oltre al vestiario, all’acconciatura e alle brioches mulino bianco tendo a soffermarmi prevalentemente sui lobi, sulle nocche delle mani, sulla camminata e, ma solo per l’universo femminile, sulle caviglie.
    Preferibilmemte strette.

  2. Pingback: Almanacco degli alambicchi 2010 « Magari Domani

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