Il grande giorno di Evangelio Fabiani

L’aula è da sempre divisa in due, da una parte i banchi dei fighetti, dei figli di papà e delle teste di cazzo, nei banchi di sinistra, invece, sono seduti i secchioni, le zecche e gli sfigati. C’è stata l’assemblea d’istituto, e la proposta dei fighetti sulla gita scolastica è stata bocciata per una sola mano alzata, sulla carta la gita in Sardegna era la strafavorita, ma oggi molti figli di papà hanno fatto sega, facendo vincere l’opzione Toscana. Evangelio Fabiani gode nel suo banco, gode come mai gli era capitato nella vita, della gita non gliene frega niente, tanto i genitori non ce lo mandano, ma il fatto che Zaiani abbia perso gli incasina le endorfine, quelle merde dei banchi di destra non gli passano mai il pallone quando giocano a pallacanestro. “Questo è il grande rappresentante di classe… sei arrivato al capolinea”, Fabiani torna in sé solo dopo che il suo corpo si è eretto di scatto e la sua bocca ha pronunciato quelle parole. I banchisti di destra si alzano all’unisono con fare da ultras a difendere l’onore del camerata Zaiani. Il professore di diritto cerca di riportare la calma, ma ormai la miccia è accesa: Fabiani, in un’ubriacatura di testosterone, mostra alla controparte il dito che comunemente simboleggia l’organo sessuale maschile. Un libro di testo vola in direzione di Fabiani, ma nella traiettoria colpisce in testa il primo della classe, un tipo tutto casa e chiesa che per ironia della sorta si ritrova il cognome meno appropriato: Casino. Nel frattempo Fabrizio Raniero si lancia verso la zecca Fabiani, e poi non si sa; i banchisti di destra giurano che Fabiani abbia dato un pugno a Raniero, mentre il sospetto boxeur giura di non essersi mosso. Ma non è finita. Fabiani viene interrogato dal preside nel corridoio, e Brighel, noto testa di cazzo, passa guardando Fabiani con aria di sfida. “Ecco, lui era uno di quelli che voleva menarmi” grida Fabiani al tutore della legge scolastica, “Guarda che se vuoi posso farlo anche adesso” risponde Brighel, e poi imita il gesto del suo compagno di banco Raniero e si getta su Fabiani, il quale ormai diventato uomo dopo lo sfogo in classe, riesce a rimbalzare l’attacco fisico di Brighel, che umiliato dall’avversario avverte “Stronzo, guarda che a me non me ne fotte un cazzo. Non farti vedere in giro, perché appena ti incontro e non c’è nessuno ti spacco la faccia. Dì una parola e ti spacco il culo”. Brighel con le gambe tremanti si dirige verso il bagno, qui trova i suoi amici e con loro ritrova il coraggio che solo il branco sa dare: “Lo stronzo è lì, andiamo a prenderlo”. Intanto il povero Casino esce dall’aula piagnucolando e con la mano sulla testa. Vedendo tutto ciò il preside fa una cosa che sognava di fare da anni, ma che non aveva mai avuto il coraggio di fare: buttare giù una bestemmia da far cadere i crocefissi appesi nelle aule. Soltanto che nessuno lo sente.

Ora vi chiederete cosa mi sia bevuto per scrivere sta zozzata, ma purtroppo è una storia vera, successa ieri in Parlamento. Le frasi riportate sono quelle vere, nella forma e nel tenore, è di mia fantasia solo l’ambientazione (e il personaggio del preside).

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4 pensieri su “Il grande giorno di Evangelio Fabiani

  1. quando leggo “governo battuto” ho sempre un brivido di speranza… poi si legge che è sull agricoltura o su questioni tipo se cambiare o meno il colore delle strisce pedonali e il brivido si arrende…

  2. rasoiata

    Evangelio santo subito.
    Picchiare un leghista dovrebbe far parte del programma base riguardante la pediatria.
    Anche in gruppo.

    Ho visto la scena in presa diretta, gliel’ha tirato sul serio, un bel uppercut.
    E poi tutti i sangiussanini in translatlantico a far comunella per sentirsi piu’ forti, piu’ intimidatori.

    E’ da ieri sera che cerco l’email di Rainieri e Buonanno per far pervenire loro il mio personale invito:
    Incontriamoci, cari bifolchi, cosi’ prima creo un puzzle con gli ossicini, poi se mi avanza tempo lo ricompongo pezzettino per pezzettino.

    Hanno dato 12 giorni di sospensione all’esimio Fabio evangelisti,segno inequivocabile delle percosse avvenute.

    Io che sguazzo nel profondo nordest attorniato da questi celti vi posso garantire che sono proprio come Barabba li ha descritti, dove non possono arrivare con la parola tentano di arrivare con le minacce e le percosse il piu’ delle volte solo promesse.
    Poi trovano me o gente come me e se ne vanno via rabbuiti e a tratti sanguinanti.

    un saluto dalla cis-padania

  3. @rasoiata: bisognerebbe munirvi di artiglieria pesante, magari organizzando una raccolta fondi dalla terronia…
    “contribuisci anche tu alla lussazione della clavicola di un leghista: manda un sms al numero verde 488088”

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