Scriversi nelle mutande

Lo scrivere è come l’attività intestinale; un periodo può capitare di essere stitici, ma poi bisogna fare i conti con la diarrea. E quando succede può capitare di scriversi nelle mutande, magari mentre dormi, e il giorno dopo non hai niente da consegnare al tuo editore, quel pappone che si è messo a stampare libri perché le donne del mestiere erano già tutte ingaggiate. Aveva sempre desiderato di vivere ai piani alti, Lloyd, non in senso metaforico, ma nel vero senso dell’espressione, ma in passato non aveva mai abitato più in alto del pianterreno, Lloyd, anche in senso metaforico. Da quando si era trasferito in quella mansarda, però, la cosa non lo entusiasmava più di tanto; bevendo in cucina l’ennesimo scotch da hard discount, quello delle cinque del mattino, poteva vedere il cielo nella parte alta della finestra cambiare colore, e il palazzo difronte venirgli quasi addosso. Per un attimo gli sembrò di essere in quegli orrendi quartieri operai di Edimburgo, quel genere di situazione che al momento ti fa schifo come uno scotch scadente, ma che dopo anni, per qualche ragione oscura, ricordi con nostalgico romanticismo, come una sbronza epica, da scotch scadente. Oppure era solo un’illusione da stanchezza, una visione ipnagogica, infatti Lloyd non aveva minimamente idea di come fosse fatto un quartiere operaio di Edimburgo, Lloyd Edimburgo non sapeva neanche indicarla sulla cartina, perché Lloyd era nato e cresciuto a Foggia, e in realtà si chiamava Damiano Loiacono, e Damian Lloyd era un’invenzione del pappone di cui sopra, uno che per risollevare le sorti della tipografia di famiglia si era reinventato editore a pagamento, ma per essere appetibile sul mercato gli serviva una puttana di lusso, una che desse lustro al bordello, e quando incontrò il futuro Damian Lloyd a un seminario di scrittura creativa a Bitonto, non gli venne in mente nulla di meglio che farlo travestire da fantomatico compagno di scuola di Irvine Welsh. Lloyd sputò nel lavandino l’ultimo sorso di scotch. Ricapitolò la storia. Anche se era già successa. Perché tutto è già successo. Ma ricapitolò lo stesso: un tipo in albergo, decide di farla finita, si mette nella vasca da bagno e si taglia i polsi, la mattina dopo la cameriera sudamericana entra in camera per le pulizie, vede il cadavere, la donna si sente male e sviene, ma prima di finire lunga per terra sbatte la testa sul lavandino, quando si riprende non ricorda nulla, amnesia retrograda o qualcosa del genere, viene presa dal panico e dall’idea che possa avere a che fare con il cadavere nella vasca, chiude la stanza e racconta la cosa al suo ex amante, l’unica persona di cui si fida, e che nell’albergo fa il lavapiatti, e lui decide che la cosa più saggia da fare è far sparire il corpo. Come inizio poteva funzionare. Anche se era già successo. Perché tutto è già successo. E se è già successo qualche bastardo lo ha già scritto. Lloyd decise di farsi due ore di sonno, ma le ore furono molte di più. E sognò, sognò una storia bellissima, una trama mai raccontata. Ma al risveglio non ricordò nulla, nemmeno di aver sognato.

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