Un post per gonzi, ma non per tutti

“Gonzo” è un termine a cui il dizionario attribuisce il significato di credulone, sempliciotto, individuo facilmente raggirabile, altrimenti detto “pollo”. Non è inconsueto, in italiano ma anche in altre lingue, trovarlo come sinonimo di “bizzarro”. La sua etimologia è un mistero; potrebbe derivare dal tedesco “gans”, o dallo spagnolo “ganso”, traducibili entrambi con l’italiano “oca”, oppure dal latino “contus”, che indicava un’asta di legno presente sulle barche (forse qualcosa di simile a quello che nel gergo marinaresco viene nominato “mezzomarinaio”?), oppure dal veneto “gozzo”. Gonzo è anche il nome di uno dei personaggi del Muppet Show (nella foto), l’unico non antropomorfo o direttamente associabile a un animale, e per questo sua particolare condizione era il più poetico (sì lo ammetto, era il mio preferito), e curiosamente, prima del film “I Muppet venuti dallo spazio”, in cui viene svelata l’origine aliena del personaggio, si lasciò credere (attraverso delle battute della rana Kermit) che Gonzo fosse un tacchino (notare; oca-pollo-tacchino). Il Gonzo è anche un approccio cinematografico, in cui il regista/cameraman prende parte attiva nell’azione, ad esempio parlando con gli attori, ma il termine è in voga per lo più nel settore porno. Ma soprattutto, quando si pronuncia la parola Gonzo, non si può non pensare al Gonzo juornalism. Il termine non si deve all’ideatore dello stesso Gonzo journalism, Hunter Stockotn Thompson, ma a un altro giornalista, Bill Cardoso, nell’intento di descrivere la scrittura del collega, utilizzando quel termine, “gonzo”, che nello slang degli irlandesi di Boston indicava l’ultimo rimasto in piedi dopo una maratona di bevute. Erano i primi anni settanta, il New journalism di Tom Wolfe e le cronache deliranti di Thompson si fiondavano a tutta velocità contro il pilastro dell’oggettività giornalistica. Hunter S. Thompson dichiarò: “Non trovo nessuna soddisfazione nel vecchio, tradizionale pensiero giornalistico: ‘ho solo descritto il fatto. Ho solo dato uno sguardo neutro’. Il giornalismo oggettivo è una delle ragioni principali per cui ai politici americani è stato permesso di essere tanto corrotti e tanto a lungo. Non si può essere oggettivi su Nixon”. Si tenga presente che H.S.T. nel dire questo non intendeva solo la cronaca politica, ma anche un articolo sportivo, anche un pezzo su un concorso di bellezza, qualsiasi resoconto del reale, che per essere “vero” non deve necessariamente (il “necessariamente” ce lo metto io che mi piace di più) calzare le scarpe dell’oggettività. Non si trattava solo di prendere posizione su un determinato argomento (cosa attualmente abbastanza comune nel nostro giornalismo), ma riportare nel racconto giornalistico le percezioni dell’autore, senza filtri, senza artifici, in pratica senza ipocrisia.

Quindi se fate i giornalisti o scrivete su un blog, non prendetevela se vi chiamano gonzi…

 

Filmografia essenziale: “Paura e delirio a Las Vegas”, 1998, dell’ex Monty Phyon Terry Gilliam, tratto dal nonsisaquanto-autobiografico “Paura e Disgusto a Las Vegas, una selvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano”, di Hunter S. Thompson, capitolo fondamentale anche per i cultori del “cinema lisergico”.

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