Quello non ero io – quarta puntata

opera di Word To Mother

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Affatico il servofreno della mia Fiat Coupè rossa in uno stradone trafficato.
Il patchwork di lamiera non si scioglierà prima di dieci minuti.
-Ieri ci hanno sgamato…
Mi fa Samuel.
-Ma dai… non me ne ero accorto…
-Sì, ma è la terza volta. Una volta è un caso, la seconda una coincidenza, ma se anche un terzo racconta che un bianco e un nero hanno tentato di fotterlo… forse è meglio se cambiamo piazza…
-Ma ti sei rincoglionito? Ricominciare in un’altra città? Ma sai che significa? Trovare nuovi contatti, esplorare l’ambiente… magari pestiamo i piedi a qualcuno e ci fanno il culo…
-Sì… se è per questo il culo me lo hanno fatto anche ieri…
-Conosci Victor Lustig?
-Chi?
-Hai presente quel film con Totò in cui vende la fontana di Trevi? Beh Victor Lustig lo fece davvero con  la Torre Eiffel. Lesse su un giornale un articolo satirico in cui si diceva che i costi per la manutenzione della torre erano tanto alti che conveniva venderla, magari rottamarla, venderne il metallo…
-Quando è successo?
-Che te ne frega? È una storia senza tempo…
-Senza tempo? Cos’è? “Alice nel paese delle meraviglie”? Quando è successo?
-Va beh agli inizi del novecento, va bene così?
-Di dove era il tipo?
-Ma mi fai raccontare? Cosa ti cambia di dov’era? Comunque era nato a Praga o da quelle parti. Dicevo legge questo articolo e la trova una buona idea; spedisce degli inviti a sei grossisti di acciaio per un colloquio riservato in una suite, gli racconta che lui è un funzionario del governo e si occupa della vendita della torre, l’affare però doveva rimanere segreto il più possibile… perché era evidentemente una cosa impopolare. Fatto sta che mise su una vera e propria gara d’appalto, ricevette le offerte e scelse quella del commerciante che gli sembrava più pollo…
-Ok ma che c’entra con quello che dicevamo?
-E che cazzo fammi finire… sceglie la busta del fesso, lo avverte che la sua era una buona offerta, ma gli dice anche che gli altri erano stati particolarmente generosi con lui, in pratica si fa pagare dal pollo una bustarella… e qui c’è tutto il genio… uno pensa se uno mi vuole fottere potandomi via un sacco di soldi, che se ne fa di quattro carte di tangente? Deve essere per forza vero…
-Ripeto: cosa cazzo c’entra?
-Ripeto: mi hai rotto le palle. Interrompi un’altra volta e vai a prendere l’autobus… allora il cretino ci casca con tutte le scarpe, dopo un po’ Lustig gli chiede l’anticipo sui primi lavori, l’imbecille paga, Lustig prende i soldi e sparisce.
Guardo Samuel, lui ricambia lo sguardo. Tace.
-Di tutta questa storia non ne se ne seppe nulla…
Una station wagon mi strombazza; guadagno tre metri in avanti. Lui continua a tacere.
-Ora puoi dirlo.
-Cosa?
-Puoi chiedere questa storia cosa c’entra…
-Ok: cosa stracazzo c’entra questa storia del cazzo col nostro cazzo di discorso? Va bene così o ci devo aggiungere qualche altro cazzo visto che ti piacciono tanto…
-No per carità, non ti toglierei mai il pane di bocca… dunque: il fesso non denunciò il fatto altrimenti lo avrebbero preso per un imbecille totale quale poi era. Sempre se gli avessero creduto. Quindi fidati; chi si fa fottere non lo dice a nessuno, sarebbe come mettersi un cartello sulla schiena con scritto “coglione”, e quelli che ci menano… beh finché ci menano è un buon segno, loro sanno che fanno una cosa più illegale della nostra, è per questo che dopo due cazzotti scappano via…
-Allora mettiamo in chiaro le cose: finora sono io, e sottolineo io, ad averle prese, e ti assicuro che non erano solo due cazzotti… e se volevo prenderle avrei fatto il pugile…
Approfitto di un vuoto sulla destra per infilare l’auto aziendale in doppia fila, qui a via Taranto.
-Ascolta Jack La Motta: siamo arrivati, il piano è sempre quello, c’è una leggera variante sui materiali…
Usciamo dall’auto aziendale.
-Che vuoi dire?
-Non ho trovato bacarozzi, ho lessato un cavolo nel latte.
-Latte?
-Latte acido, se non se ne accorgono subito quello va a male che è una bellezza, una volta ho dimenticato una mozzarella fuori dal frigo, sono tornato dopo due giorni e non puoi sapere…
-Ok mi fido. È quello il negozio?
Prendo la pompetta col napalm dal portabagagli e raggiungiamo l’obbiettivo. Le porte a vetri si aprono, faccio un passo avanti, c’è l’aria condizionata. Positivo. Col caldo non mi concentro.
Sono ancora nella zona franca del piccolo supermercato, quando avrò varcato il tornello accanto ai carrelli non potrò più sbagliare un passo.
Meno 5 metri, 4, 3, 2, 1…

Continua…

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Quello non ero io by Barabba Marlin is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at magaridomani.wordpress.com.

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5 pensieri su “Quello non ero io – quarta puntata

  1. lo è già Tambourine, ho già programmato la pubblicazione automatica di tutte le puntate fino al 31 marzo. Su Peppino nn ci avevo fatto caso, complimenti per lo spirito d’osservazione

  2. Mario

    Non far caso a Peppino nel film menzionato non è un delitto ma una giusta perplessità dato che il compagno spalla di Totò in quell’occasione era Nino Taranto, e Victor Lustig è nato giusto un po più a est, la Repubblica Ceca non è solo Praga, prego

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