Quello non ero io – settima puntata

 

opera di David Ellis

Puntata precedente

Il lavoro al supermercato è filato liscio, tutti i pacchi di pasta e biscotti sono zuppi del mio napalm. Saranno costretti a buttarli. Tra una settimana ripassiamo per un richiamino.  Controllo i messaggi sul cellulare, una richiesta di colloquio, alle ventidue del giorno dopo, un indirizzo che non conosco, prendo il Tuttocittà sotto il sedile di Samuel e controllo. È di strada per il ritorno a casa, diamo una controllata: cazzo. Questa non ci era mai capitata: una chiesa.

La rogna più fastidiosa del nostro lavoro è la pubblicità… nel senso della nostra stessa pubblicità… dell’arrivare ai clienti. Non possiamo certo contare sul passaparola, perché chi ha fatto la carogna non lo va mica a dire in giro. Un periodo tentammo con un annuncio: “Avete paura che la vostra attività non abbia un’immagine all’altezza della qualità che siete in grado di offrire? Contattateci e…” e via dicendo. Ci misi un giorno per scriverlo; non ci ha mai chiamato nessuno. Riusciamo a lavorare grazie a Renato.
Renato Festa è il mio avvocato, oltre a quello che più si avvicina alla definizione de il mio migliore amico, anche se è una cosa un po’ da fighette. Lo conobbi in tribunale; io avevo un avvocato di ufficio che non sapeva neanche come mi chiamassi… Renato difendeva un tipo, un pazzo, che lavorava come barman in una balera, in pratica il tipo aveva sostituito tutti gli alcolici con bevande analcoliche, camuffava il sapore servendo con molto ghiaccio e aggiungendo essenze balsamiche o tabasco per simulare il sapore dell’alcol, e non lo faceva per lucro, lo faceva perché era una specie di missione, lo faceva per salvare il fegato di quei vecchietti; fatto sta però che un giorno un pensionato di 73 anni ci ha quasi lasciato le pelle dopo aver bevuto un amaro, cioè un chinotto sgasato, era allergico non so a cosa. Il barman se la cavò con una multa. Quando mi condannarono contattai Renato e gli raccontai la mia storia, gli anticipai che non avevo un soldo bucato, ma lui non si scompose e la cosa un po’ mi turbò. Col tempo ho capito che Renato non è molto diverso da quel barman, anche lui ha la presunzione di far del bene alla gente, di aiutarla, anche lui ha l’egoistica ambizione di fare qualcosa per rendere questo mondo leggermente migliore, ma è stato l’unico a credere alla mia estraneità con quella truffa immobiliare, e questo non lo dimenticherò mai.
Questa è la procedura con cui Renato ci fa pubblicità; supponiamo che un commerciante o un libero professionista si rechi da lui lamentando la presunta concorrenza sleale di un collega, se ci sono gli estremi per un’azione legale si procede per quelle vie, se invece il cliente vuole semplicemente dare una lezione all’altro, Renato fa il suo colpo di teatro, spinge schifato la sua poltrona lontano dalla scrivania e dai clienti, e se questi non sembrano aver accusato il colpo allora li informa: -Io sono un uomo di legge e quello che volete voi con la legge non c’entra nulla… ciò nonostante se siete convinti di proseguire per questa strada, proprio perché sono un uomo di legge, ho il dovere di tenervi lontano da gente e ambienti pericolosi. Tenete; questo è il numero di due ragazzi che lavorano pulito e non vi chiedono nient’altro in più di quello che pattuite.
Renato è un gran figlio di puttana.

Continua…

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Quello non ero io by Barabba Marlin is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
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