Quello non ero io – ventunesima puntata

 

opera di Nunca, 2008, Sao Paulo

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Siamo nell’area di servizio Ofanto sud, non è stato l’albanese a chiedere la sosta, me lo ha chiesto la vescica… boh… sarà lo stress… prima facevo tutto un tiro senza fermarmi mai, senza staccare la suola dall’acceleratore… o forse sto dicendo una cazzata, sto diventando come quei vecchi che raccontano imprese pazzesche risalenti a quando erano giovani… c’era un tipo a Tiretola, stava sempre seduto al bar, non appena beccava un ragazzino uscito da scuola raccontava di quando era stato in Norvegia, negli anni settanta, con la cinquecento, era andato da un cugino che lavorava in una segheria, ma lui in Norvegia c’era andato principalmente per scopare; il suo episodio preferito era quando si era svegliato e aveva trovato la baita invasa di pinguini, pinguini pazzi, incazzati neri, forse per la fame, con i becchi che sbattevano nel vuoto cercando qualcosa da triturare… io gli e lo dissi, un giorno non ne potevo più e gli e lo dissi, che i pinguini in Norvegia non ci sono, ma neanche nel resto del Polo Nord, che i pinguini vivono in Antartide. Lui si alzò, pagò il caffè e andò via; non era imbarazzato per la figura di merda, non era imbarazzato per essere stato sgamato, era incazzato. Era incazzato con me, come se fossi stato io a sterminare i pinguini del Polo Nord.
Manca poco all’arrivo ed è appena pomeriggio. Prendo l’ennesimo caffè, però questa volta non faccio la coda. Ne approfitto per fare un bancomat.
Esco nel parcheggio e fumo l’ultima sigaretta del vecchio pacchetto, non sono vicino alla Coupè ma posso vederla, e posso vedere seduto all’interno l’albanese, fermo, immobile, con lo sguardo puntato come un laser verso l’orizzonte, anche se, come in questo caso, l’orizzonte è l’autogrill aldilà della carreggiata. Se non fosse che ha smesso di piasciarsi a letto l’anno scorso, l’albanese potrebbe sembrare uno di quei killer russi nei thriller di cassetta.
-Quanto manca?
Mi chiede dopo che ho pagato il tipo della benzina.
-Siamo quasi arrivati. Senti… visto che hai tanta voglia di pagare… sai che mi devi la metà della benzina e dell’autostrada?
-No.
Stavolta sono riuscito a smuoverlo.
-Come no?
-Tu viaggio comunque fare, tu comunque pagavi benzina…
Se questo fosse un noir dozzinale americano, questo cecchino slavo col pannolino sarebbe il mio assassino, ma fortunatamente la vita reale è un film europeo, con una trama meno ovvia e con meno inseguimenti in auto rispetto a una pellicola a stelle e strisce, la vita reale è come quelle lente commedie francesi dove si parla tanto e non succede mai un cazzo, la vita reale è una commedia che non fa ridere.
-Quello è il suv che prima ci ha quasi inculato?
È una domanda retorica; l’albanese non mi caga di striscio, ma io me ne fotto, mando ai matti i giri del motore e punto il Bmw.

Quando io e Bradpitt arrivammo a Tiretola, mia nonna ci tenne a precisare di aver nascosto tutta l’argenteria, disse di averla portata via, al sicuro, lontano da noi. Ma se l’argenteria di casa, che tra l’altro io non ho mai visto, era al sicuro, di certo non lo era Bradpitt. O meglio; a Tiretola era anche al sicuro, ma prima o poi avrebbe dovuto schiodare da quel brufolo in culo al mondo, prima o poi sarebbe dovuto tornare, prima o poi avrebbe dovuto affrontare Alex, quindi no, guardando al futuro Bradpitt non si sentiva esattamente al sicuro.
Lo lasciai a Tiretola da solo per cinque giorni, io accompagnai Spud a Casablanca a fare un carico. Quando tornai lo trovai trasformato, da quando lo avevo lasciato non aveva più tagliato la barba, la sua impeccabile camicia era uno schifo, non faceva che parlare di perdono e sacrificio. Aveva letto d’un fiato “La vita dei santi”, quel libro lo aveva rincoglionito, oppure era stata mia nonna che lo aveva plagiato come in quelle sette americane. Fatto sta che voleva tornare a Roma e voleva incontrare Alex, era sicuro che con le parole lo avrebbe redento, io l’accontentai, lo riportai a Roma, ma a una condizione; che mi avrebbe fatto assistere all’incontro, magari di nascosto. Il mio piano in realtà era di saltare fuori prima che l’animale si potesse avventare su Bradpitt e colpirlo alla nuca con un tubo di ferro, tanto forte da fargli vomitare le vertebre, ma ovviamente questo al neo-chierichetto non lo dissi.
Arrivati a Roma ci fermammo all’ufficio di via dei Cessati Spiriti, per fare il punto della situazione, io uscì per comprare la cena dal cinese, e quando tornai trovai Bradpitt seduto sul divano con lo sguardo perso nel vuoto.
-È venuto.
Mi disse.
-Chi?
-Alex.
-Cosa è successo?
-Mi ha chiesto quanto gli davo per non farmi tagliare le palle.
-E tu cosa hai risposto?
-Io gli ho detto: “Qual è secondo te il valore di una vita umana?”
-E lui?
-E lui mi ha detto diecimila euro. Ha detto che se gli davo diecimila euro se ne andava.
-E tu?
-E io… io gli ho firmato l’assegno… che dovevo fare? Lui ha preso l’assegno, ha detto “A buon rendere” e se n’è andato.
Lo riaccompagnai a casa subito dopo, non mangiammo nemmeno, non ci dicemmo una parola, entrambi eravamo stanchi, stanchi e delusi, delusi del fatto che in questo mondo non ci si può fidare più nemmeno dei cattivi.

Continua…

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