Gli striscianti (replica estiva)

Non c’è niente da fare, ci sono contenuti mediatici che ritornano con cadenza stagionale con più puntualità delle stagioni stesse; consigli per non farsi fregare con i saldi, per la tintarella perfetta, per una sana insalata di riso, per evitare le zanzare e le code in autostrada. Io non sono da meno e ripubblico un vecchio post ispirato a una emergenza di cui si parla poco, quella degli scarafaggi (in senso letterale, non lato). Tra l’altro apprendo da uno spot dell’insetticida che uno scarafaggio è quattro volte più reattivo di un uomo, quindi presumo che quattro giorni fa una blatta ha ripubblicato un post ispirato all’emergenza uomo. 

Avete visto mai un serpente dal vivo? Non intendo in un rettilario o in una teca, ma nel suo ambiente naturale, io sì, ed è tutta un’altra cosa, se dovessi scegliere un solo aggettivo per descrivere questo rettile sceglierei “ipnotico”, anche la biscia più comune ha un modo di muoversi che è una specie di danza misteriosa, arcana, per non parlare dei colori psichedelici di alcune vipere. Non è un caso che il serpente sia l’animale più presente nelle religioni umane; per gli Aztechi era un dio, e anche per i Maya, Yaxchilan, il serpente piumato, e come serpente piumato gli antichi egizi raffiuguravano il dio Atum, mentre nella mitologia norrena Miðgarðsormr era un enorme serpente che cingeva il mondo. I serpenti sono animali venerati nell’induismo e nel buddismo, secondo la leggenda un cobra si posò sulla testa di Buddha per proteggerlo dal sole cocente, per gli antichi romani il serpente era legato a Esculapio e quindi alla medicina, per la religione cristiana quello del serpente è l’abito preferito dal diavolo, quello che indossò in occasione del peccato originale, anche se per la religione ebraica antica il serpente non aveva una valenza univocamente negativa. In due paesini dell’Abruzzo, Cocullo e Pretoro, a maggio si tiene la processione dei serpari, in cui la statua di san Domenico viene avvolta da un groviglio di serpenti vivi. E’ chiaro, quindi, che i serpenti vivano da sempre nell’immaginario degli uomini, e quindi anche nei loro sogni; per Freud, i serpenti, quando non rappresentano semplicemente dei serpenti, sono la rappresentazione della vitalità sessuale, mentre per Jung sono associati alle pulsioni inconsce che spingono per emergere. Nella cultura popolare e contadina le serpi oniriche sono simbolo di fortuna, ma anche di tradimento, malelingue, la cosa si rispecchia in alcuni modi di dire, “viscido come un serpente” o “avere/allevare una serpe in seno”. Il mistero della serpe, il suo fascino, ma anche l’avversione e la fobia verso il rettile strisciante, sono nel tempo parecchio inflazionate, probabilmente a causa dell’urbanizzazione, e al relativo allontanamento dell’uomo dall’animale in oggetto e dal suo habitat naturale. Ma lo zoo immaginifico del cittadino occidentale non è chiuso, ha semplicemente cambiato attrazioni faunistiche. Tra le bestie della giungla cementizia, quella che probabilmente ha stanato il serpente nell’antro più oscuro dell’animo umano, è la blatta… lo scarafaggio, lo scarrafone, il bacarozzo… Potrei essere tremendamente prolisso e tedioso nel descrivere forma e colore del mito scarafaggio, ma mi sembra più eloquente il seguente racconto trovato su Yahoo! Answers, che assomiglia più alla cronaca di un incontro ravvicinato del terzo tipo: “Stanotte è successa una cosa: mi sono svegliato alle 3 perché sentivo un rumore accanto al letto e c’era un coso terribile (presumo uno scarafaggio). L’ho un po’ danneggiato con un libro e ha perso una specie di cosino (forma tipo pillola o capsula) rosso scuro. però nn era morto, anzi! è scappato via veloce. ho riprovato a ucciderlo ma questo scappava. alla fine l’ho chiuso fuori dalla finestra, tra la finestra e la zanzariera, ma questa mattina non c’era più.
domande:
1) dove è finito? vola? potrebbe essere entrato nel cassone della tapparella?
2) il resto che ha lasciato è un uovo o un’ooteca? perché ho guardato le foto, è simile, ma è più ovale e perfetto.
3) la mia camera è infestata? oppure uno non vuol dire niente?
cosa faccio?”

Questo post è dedicato alla memoria di un ignoto scarafaggio che per comodità chiameremo Piero. In questi giorni, causa caldo e afa, a Roma c’è emergenza scarafaggi; l’uomo non ha mai imparato ad accogliere i propri simili, figuriamoci gli artropodi. Io non conoscevo Piero, ma ammetto di averlo odiato, e solo dopo aver fatto scricchiolare il suo esoscheletro ustionato dal Baygon sotto la mia scarpa, che ho capito che in fondo, non avevo nulla contro di lui. Ma è la guerra. E forse non sono stato io ad ucciderlo, ma lui a farsi ammazzare, correndo contro il mio piede, impazzito ed esasperato dopo 24 ore di bombardamenti chimici. Spero che tu abbia avuto una vita lunga e felice, Piero, e son sicuro che se in una vita futura i nostri ruoli si invertiranno, mi ricambierai la cortesia.

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8 pensieri su “Gli striscianti (replica estiva)

  1. "la coscienza di" eno

    Hai illuminato la mia giornata!
    Non mi riferisco ovviamente alla prematura scomparsa del povero Piero (pace alla corazza sua), ma al fatto che ho finalmente realizzato a quale colore naturale paragonare la tonalità della tinta della capigliatura posticcia di un tale, conosciuto ai più per il bene che fa al suo Paese (che non è necessariamente Arcore).
    E naturalmente sul “bene” ci si può sganasciare ad libitum…
    Abbracci

  2. Questo vale anche per Gasparri e La Russa, anzi, guardare uno scarafaggio dopo i suddetti personaggi, al contrario, può convincerti che dio esista, ma che quando è arrivato alla nostra specie è andato fuori a fumare

  3. c’era una volta a roma termini un rettilario , c’era una volta a roma termini la banca dei ferrovieri, c’era una volta un indovino , ora c’e’ rimasta una cucharacha que quiere solo de regresar para vivir y tomar junto a la maria ;o)

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