Discorso sul Discorso del Re

Questo post contiene lo spoiler del film “Il discorso del re” di Tom Hooper.

Il lungometraggio, vincitore dell’Oscar 2011 per il miglior film, è una pellicola lineare e scontata, ogni tanto viene regalata un’inquadratura interessante, ma la sceneggiatura procede sui binari della prevedibilità, un hollywood movie vestito di fumo di Londra. Quello che mi interessa qui descrivere, è però, il finale; il re Giorgio VI, padre dell’attuale regina Elisabetta II, si trova nella spiecevole situazione di informare via radio il proprio popolo dell’entrata in guerra contro la Germania nazista. Il discorso del re, nonostante egli sia balbuziente, fila liscio, anche grazie all’aiuto del suo logopedista. Re Giorgio, soddisfatto, esce dalla sala di registrazione e tutti i presenti gli tributano un applauso convinto, fino all’apoteosi, ovvero l’ovazione della folla fuori i cancelli della residenza reale. Tutto è cucito in maniera tale da esaltare la vittoria personale del re sulle proprie insicurezze, ma il contesto implica un interrogativo che potremmo definire di filosofia etica della sceneggiatura; è giusto dare priorità a un dramma personale rispetto a quello di milioni di persone, ovvero la guerra? Fottersene bellamente di un evento che farà perdere la vita a milioni di persone (e sottolineo come nel film fosse ancora vivo il ricordo della grande guerra, quindi si sapeva bene cosa fosse un conflitto) per essere contenti di aver letto senza intoppi la filastrocca, potrebbe descrivere bene un personaggio sociopatico, ma la musica, l’applauso degli astanti e il tripudio della folla sono artifizi registici per montare l’emozione dello spettatore e favorirne l’immedesimazione col protagonista, e anche questo di per sé non sarebbe un problema se non fosse che dopo ci sono i titoli di coda, e non è stato ristabilito il giusto ordine d’importanza delle cose. Lungi da me pensare che ci fosse volontà da parte dello sceneggiatore (David Seidler, specializzato in storie regali) di sminuire l’importanza e la drammaticità della seconda guerra mondiale, ma quel finale, montato in quel modo, è “disonesto”; non si tratta de “Una giornata particolare”, che racconta la fugace passione di un uomo e una donna mentre in sottofondo vengono diffuse le parole di Mussolini durante la visita di Hitler a Roma, no, nel “Discorso del re” la persona deputata a dichiarare una guerra e comunicarlo alla propria nazione si compiace di come lo ha detto, senza porre la minima preoccupazione su cosa abbia detto, il trionfo della forma sulla sostanza, e se questo sarebbe accettabile da parte di un personaggio, non lo è se il regista tenta di spacciare come “accetabile”, “naturale” e “oggettiva” questa situazione. In sintesi ritengo regista, sceneggiatore e produttori, colpevoli di non aver prestato rispetto al pubblico, negandogli il realismo dovuto (tutti gli elementi storici combaciano con quelli raccontati, in questo quadro lo spettatore si abbandona e accetta ciò che vede come una ricostruzione, anche se filtrata dall’estetica dell’autore), solo per poter confezionare un prodotto più dolce, ma pieno di edulcoranti artificiali.

P.S. Se qualcuno vorrà esporre una posizione diversa sarò ben lieto di leggerla, purché, cortesemente, argomentata.

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5 pensieri su “Discorso sul Discorso del Re

  1. Ho visto il film e mi è piaciuto devo essere onesto.
    Queste tue considerazioni mi hanno fatto riflettere e concordo con quello che dici.
    Cmq tra tutti secondo me rimane superlativo come sempre (vedere Shine) Geoffrey Rush (spero si scriva così)
    un saluto

  2. Grazie Ernest del contributo, ho scritto il post per confrontarmi sull’argomento; anche se sono convinto delle tesi esposte mi spaventa lo spettro di una sorta di moralismo che tra esse possa strisciare. Quando ho sentito l’attore che (parodisticamente) interpretava Churchill (altrettanto parodisticamente doppiato in italiano con la voce italiana di Hitchcock) mi è venuto in mente un film che non c’entra nulla con il discorso del re, che è bastardi senza gloria di tarantino, ma il cui confronto è interessante; se il secondo è un film ucronico, surreale, fantapolitico e fantastorico, è più realistico del primo perché non stravolge il naturale ordine dei sentimenti umani, mentre il discorso del re, pur mantenendo la fedeltà cronachistica, con troppa superficialità disegna la topografia psicologica e umana della storia, e tra le due la strada percorsa dal discorso del re è più “disonesta” perché più subdola, lo spettatore medio non è in grado di cogliere la deviazione dal reale come nel caso di una bomba sotto al culo di Hitler

  3. rasoiata

    Non posso dire.
    Non l’ho visto.
    Pero’ balbuzie vs guerra, non e’ stata una felice intuizione dello sceneggiatore.

    Ciao
    Zac

  4. ora ricordo…anche io ho avuto la medesima impressione riguardo Churchill. Sembrava una caricatura.

    Concordo con quanto dici ma non credo che il regista volesse proporre una fedele ricostruzione storica. Se così fosse, non avremmo visto Il discorso del Re ma un documentario. E poi, sta anche all’intelligenza dello spettatore filtrare, meditare, distinguere il vero dall’artificioso.
    Secondo me il discorso finale non va letto nel suo contenuto. Voglio dire: il re poteva anche parlare della caccia alla volpe o del ponte sul Tamigi, un qualsiasi discorso pubblico che per lui rappresentava una cima insuperabile.
    Ecco, fossi stato il regista io mi sarei fermato prima.

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