Denkstil

La notizia ha fatto il giro del mondo, e giustamente; un esperimento condotto dal Cern di Ginevra col contributo di un contingente italiano di base al Gran Sasso (nonostante i tagli alla ricerca), attraverso un esperimento ha dimostrato come i neutrini viaggino a una velocità superiore a quella dei fotoni, ovvero della luce. Alla maggior parte delle persone la cosa non farà né caldo né freddo, meno a chi ha fatto studi scientifici o chi semplicemente ne è appassionato. Infatti la velocità della luce era unanimemente assunta come la velocità massima possibile. Abbiamo spesso la sensazione di vivere in un periodo in cui tutto è stato scoperto, è un’illusione, che probabilmente è appartenuta a tutte le epoche. Un filosofo e scienziato, Ludwik Fleck, descriveva la scienza come un insieme di cerchi concentrici; più ci si avvicina al centro comune più ci si appropinqua a dove nasce la conoscenza, ma più ci si avvicina a quel centro più ci si accorge di come tutto il costrutto ha un carattere ipotetico, ne è una dimostrazione la letteratura tipica dei vari livelli; i monolitici manuali, dove nulla è messo in discussione, appartengono agli strati più esterni, le spesso bizzarre riviste, invece, a quelli più interni. Ma meglio ancora ha sintetizzato qualcun altro descrivendo il progresso scientifico come il passaggio da un dubbio a un altro. Roberto Petronzio, presidente dell’istituto nazionale di fisica nucleare, commentando la scoperta che mette in discussione la teoria della relatività ristretta di Einstein, ha dichiarato che se oggi lo scienziato fosse vivo, sarebbe impazzito di gioia. Un comportamento inspiegabile per chi non è uno scienziato, per una società che si fonda sull’affermazione personale sugli altri, e non dell’intera umanità sulla realtà e sul non conosciuto. Come il Babau che si alimenta con la paura dei bambini, che vive solo se si crede in lui, la scienza vive solo se si dubita di lei. Chi ha certezze granitiche, chi non ha mai dubbi, è in realtà molto più lontano dalla verità di chiunque altro. Onde evitare evidenti paradossi, aggiungo un “forse” d’obbligo.

Nell’immagine la locandina del film “L’orizzonte degli eventi” di Daniele Vicari, parzialmente ambientato nel grande laboratorio sotterraneo del Gran Sasso.

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4 pensieri su “Denkstil

  1. Quando penso alle cose straordinarie prodotte dai cervelloni italiani ho come un moto d’orgoglio patriottico.

    L’altro giorno son stato contento nel sapere che il matematico italiano inventore dell’algoritmo di Google è tornato in Italia.

    Poi ho letto le dichiarazioni del Ministero sulla scoperta che tu racconti e sono rimasto di sasso, di Gran Sasso.

  2. è una cosa su cui non sono riuscito a ridere, nonostante di base sarebbe assai comica; i vilipesi ricercatori italiani, che sono la parte migliore di questo paese, se avevano qualche dubbio ora sanno con certezza che il loro ministro è un incompetente, e quei 45 milioni che secondo la Gelmini il governo avrebbe sborsato per la costruzione del fantomatico tunnel testimonia come anche dietro le asettiche cifre che danno alone di competenza a chi le pronuncia, si nasconde la becera menzogna e l’improvvisazione più dilettantistica.

  3. Io pendo dalle labbra di Rossi Albertini, fisico del cern che riesce a farmi comprendere anche le teorie più complicate.

    Ciao
    Zac

    P.S.
    Mi manca la rubrica delle notizie dal mondo.

  4. manca un po’ anche a me, la rubrica, meno il lavoro di lettura delle agenzie ogni giorno, pensa che i post passati li ho resi invisibili, mi arrivavano un botto di accessi web, ma non era farina del mio sacco, e lo trovavo disonesto, una questione di estetica ed etica internettiana, da utente trovo avvilente fare una ricerca e trovare 100 pagine diverse che però replicando la stessa frase, la stessa notizia, anche se da parte mia cercavo di aggiungere sempre qualcosa che desse senso alla presenza del lancio su queste pagine (una precisazione, un’analogia, una figura retorica)

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