Di Ebook, cani zoppi e anzianità incipiente

In questi giorni sto valutando la possibilità di acquistare un e-book reader. Per chi non lo sapesse un e-book reader, del tipo di Kindle di Amazon, non è la versione povera di un tablet, ma è un prodotto con delle peculiarità tecniche che potrebbe cambiare profondamente le nostre abitudini. Tutto gira intorno a una tecnologia nota come inchiostro elettronico; gli schermi che sfruttano questa tecnologia (al momento solo in bianco e nero), non sono retroilluminati, non stancano gli occhi, offrono un’esperienza di lettura paragonabile a quella su carta, inoltre il dispendio energetico è infinitesimale, la pagina statica non consuma corrente, è una fotografia magnetica, consuma solo quando la pagina viene “voltata”, in questo modo una singola ricarica può durare fino a svariate settimane. Ma non si tratta solo di un capriccio tecnologico; tagliando i costi di carta, stampaggio e distribuzione, un libro virtuale costa decisamente meno della versione materiale, per esempio su Amazon Acciaio di Silvia Avvallone costa 8,99€, in libreria per la prima edizione bisogna spenderne 18, 13 per quella tascabile. E probabilmente sono prezzi tenuti artificialmente alti, tanto che la Ue ha aperto un’indagine per comportamenti anti-concorrenziali a carico di alcune società, compresa Apple. BookRepubblic, in collaborazione con L’Unità, offre l’acquisto di un classico e un contemporaneo ad un prezzo davvero irrisorio (3€), qualche esempio; Operai di Carmen Santoro + La Metamorfosi di Kafka, Il mondo deve sapere di Michela Murgia + La coscienza di Zeno di Svevo, Indignatevi! di Stéphane Hessel + I demoni di Dostoevskij e tanti altri. Se finora, riguardo alla rivoluzione dell’ebook,  abbiamo preso in esame le ragioni della testa, ora analizziamo quelli della pancia; un libro è essenzialmente un oggetto, rimane lì, nella nostra libreria a ricordarci quello che ci ha spiegato, raccontato, o quello che potrebbe dirci (se ancora non lo abbiamo letto), ci osserva, ci protegge, ci consola, ci ammonisce. D’altra parte questo feticismo totemico non è sostenibile; se non si fosse capito parlo della carta e del suo impatto ambientale. C’è la carta riciclata (che al momento rimane la soluzione più eco-responsabile), ma è vero anche che per produrla è necessario un ciclo industriale, e utilizzandola in editoria se ne aumenta la domanda (e quindi il prezzo) a discapito di settori che ancora non possono farne a meno. Altro elemento emozionale è la paura che un ebook diventi obsoleto, a differenza di un libro che gira sullo stesso sistema operativo da secoli (segno-occhi-cervello); un file Pdf o ePub del 2011 sarà ancora leggibile dai dispositivi del 2030? Non è possibile rispondere con certezza a questa domanda, ma guardandoci indietro possiamo notare come i file dei primi editor di testo (Word e analoghi) siano ancora compatibili con i programmi odierni, ma attenzione, non i supporti su cui sono stati memorizzati! L’ultimo elemento che voglio prendere in esame è l’esperienza dell’acquisto, propongo un’analogia, forse un po’ melodrammatica ma proprio per questo funzionale al mio discorso; se decido di adottare un cucciolo non telefono al canile e dico “mettetemi da parte un labrador”, vado lì, guardo i cani, li accarezzo, mi faccio sbavare o ringhiare contro, scelgo quello che l’istinto mi indica, oppure mi faccio scegliere, e magari alla fine invece che con un cucciolo, torno a casa con un vecchio bastardo zoppo che la sa più lunga di me. È vero, sui siti di vendita on-line è possibile scaricare alcuni stralci di ebook per valutarne l’acquisto, ma l’esperienza di un giro in libreria è un’altra cosa, c’è chi va in una libreria piuttosto che in un’altra perché condivide gli stessi gusti del libraio, o perché il fatto stesso di recarsi in un posto votato alla letteratura, un tempio dell’immaginazione, è parte integrante dell’evasione e della catarsi che regala la lettura. La scomparsa delle librerie è una delle paure principali di chi non vive con entusiasmo l’avvento del libro elettronico. Sembra un destino segnato, come quello dei negozi di musica e di videonoleggio, e c’è da sottolineare il fatto che se la pirateria finora ha risparmiato l’editoria è per il vincolo costituito dall’oggetto libro, infatti se è un operazione semplice creare un mp3 dalla traccia audio di un cd, scannerizzare o addirittura trascrivere un testo è operazione assai più complessa e onerosa (in termini di tempo e impegno) per chi l’affronta, con gli ebook si apre la strada alla libera condivisione (è sufficiente che lo compri uno e lo metta a disposizione in file sharing). Ma torniamo alla chiusura delle librerie, in base all’esperienza possiamo prevedere quello che succederà, ma abbiamo ancora tempo per intervenire, ad esempio agendo sull’Iva, lasciando invariata quella per gli acquisti on-line e diminuendo quella sugli ebook scaricabili presso le librerie fisiche (meccanismo attualmente non disponibile perché commercialmente privo di senso; nessun utente andrebbe in un libreria per scaricare qualcosa che può scaricare a casa, ma se avesse un risparmio economico forse ci andrebbe), che così potrebbero sopravvivere e offrire anche i libri in versione cartacea come catalogo per la scelta dei clienti.

Tirando le somme, vi sono diversi pro alla rivoluzione digitale della stampa, ma anche qualche contro, non ha senso metterli sulla bilancia, perché il progresso comunque non si può fermare, al massimo lo si può studiare, per farsi trovare preparati quando arriva, per non farsi travolgere, e se ancora non ho comprato l’ebook reader, probabilmente è perché sto diventando vecchio…

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7 pensieri su “Di Ebook, cani zoppi e anzianità incipiente

  1. ti dirò…io il kindle l’ho già messo nel carrello, devo solo decidermi a completare l’acquisto.
    Del resto, le librerie sono già cambiate, dentro ci trovi di tutto, ci puoi anche mangiare. E cambieranno ancora, si adegueranno.
    Ci siamo abituati alla smaterializzazione della musica, ci abitueremo anche a quella del libro, forse non noi, forse nemmeno i nostri figli ma i nipoti sì.
    Se prendo tutti i libri che ho in casa e dovessi decidere quali salvare, la scelta sarebbe dura. Tanti non li ricordo, non so nemmeno perché li ho presi. Tanti hanno significato qualcosa ma ora, se provo a rileggerli non mi dicono nulla e quindi sono lì, ad ingombrare. Certo, tanti li ho gustati come se fosse la prima volta ma sono comunque arrivato ad una conclusione: domani perfezionerò l’acquisto. Ci guadagneranno le mie tasche e pure la casa. Poi, gli acquisti cartacei saranno molto oculati: autori sconosciuti, piccola editoria, libri importanti. Per tutto il resto, letteratura d’evasione e altro, andrò in digitale.

  2. @Sciuscia: prego?
    @Rosa: devo dire che la carta stampata negli ultimi anni profuma (o puzza) meno, fanno eccezione i libri fotografici. Certo oltre al colore della copertina si potrebbe mettere una strip con degli olii essenziali profumati, un profumo mirato e in sintonia col libro, sarebbe un’esclusiva che (almeno per ora) gli ebook non potrebbero avere

  3. @Pani: >Ci siamo abituati alla smaterializzazione della musica, ci abitueremo anche a quella del libro, forse non noi, forse nemmeno i nostri figli ma i nipoti sì.

    La digitalizzazione della musica, concettualmente è meno traumatica di quella della letteratura, perché inevitabilmente una registrazione è sottoposta a un mezzo tecnico, sia esso il vinile, una mc o un cd, o infine un mp3 parcheggiabile su vari dispositivi. La rivoluzione su larga scala più recente nell’editoria è il lancio delle edizioni tascabili. Ma nonostante questo penso che il giro di boa avverrà molto prima che qualcuno ci chiami nonno.

  4. Vero il progresso non si può fermare ma come te penso che le cose debbano proseguire separate.Un libro di carta non potrà mai essere sostituito, il suo fascino il suo odore, l’emozione la prima volta che lo si trova in libreria.
    Speriamo che lo stato si muova per tutelare la lettura e i libri… 20 euro per un libro è pura follia.

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