Come al mare a settembre – reprise

Quest’anno è luglio, come ogni anno. Luglio in inglese si dice Giulai. Io sono bravo in inglese, me lo dice sempre la maestra d’inglese. Anche l’altra maestra me lo dice. Ma lei lo dice a tutti. Quest’anno è luglio e io mi annoio. A mare ci vado, ma a settembre. La mamma dice che c’è meno gente ed è meglio anche per me. Non è una cosa brutta, è soltanto che arrivo dopo, al mare. A luglio guardo la televisione. Come ogni mese. Ma a luglio di più, perchè non vado a scuola. E guardo i film di Alberto Sordi che piacciono a papà. Ei film americani dove ci stanno le donne che piangono che piacciono a mamma. Ei telefilm che piacciono a me. A mio fratello non so cosa gli piace in televisione. A lui piace internet, che deve essere una specie di televisione che sta dentro al computer. E non lo so a mio fratello cosa gli piace della televisione che sta dentro al computer. So che a lui gli piace chiudersi in camera con Eleonora, quando in casa ci sto solo io. Come a luglio. Che io l’ho chiesto cosa fanno in camera, e lui mi ha detto che sono piccolo e non lo posso sapere. Allora spio sempre dal buco della porta, che lo so che non sono piccolo e lo posso sapere, ma non vedo mai niente. Solo una volta ho visto un piede di Eleonora, che tipo si muoveva, ma non era lei che lo muoveva, c’era tipo mio fratello che saltava sul letto e il piede si muoveva insieme al letto. E poi mio fratello respira forte quando si chiude in camera con Eleonora, e fa il rumore della pompa per gonfiare il canotto al mare. Poi dopo un po’ escono dalla camera. Eleonora si siede sul divano dove ci sto io che sto guardando la televisione, e mi dà dei giochi che dice che si chiamano eppimil e che stanno nei panini che fa uno che si chiama Meccdonal. Che poi a me quei giochini fanno pure schifo, ma penso che fanno ancora più schifo quando uno se li ritrova nel panino, che sto Meccdonal mi sa che deve essere uno scemo forte. Comunque io a Eleonora non lo dico che gli eppimil mi fanno schifo. Lei è contenta quando me li dà e mi accarezza la testa e mi sorride. E io sento le formiche, come quando sei seduto male e si addormentano le gambe, che prima senti le formiche e poi non le senti più. Cioè non senti più proprio le gambe, non le formiche. Ma le formiche che sento quando sto sul divano con Eleonora sono diverse, sono belle, e le sento in un posto che non posso dire. Un giorno chiedo a qualcuna se vuole chiudersi in camera con me, non dico a fare cosa, così vediamo se lo sa lei, e se non lo sa ci mettiamo a saltare sul letto, però solo quando c’è mio fratello in casa, così lo capisce che non sono piccolo. Magari lo chiedo alla maestra di inglese, che pure con lei le sento le formiche. Lo chiedo quando sarò più grande, ad agosto. Le chiedo se vuole chiudersi in camera con me ad agosto, anzi le dico Ogust, perchè così si dice Agosto in inglese. Io ad Agosto sarò più grande perché faccio il compleanno. Quest’anno faccio diciotto anni. Mio fratello a diciotto anni ha preso la macchina. Io no però, perchè dice che sono ritardato, che non è una cosa brutta, significa solo che ci arrivo dopo. Come al mare a settembre.

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