Tre cose che ho imparato guardando i film americani in lingua originale (sottotitolati), anziché doppiati.

pepperoniPizza1. Il tipo di pizza più diffuso negli USA è la Pepperoni Pizza (in foto), che non è la pizza coi peperoni bensì la diavola, la pizza col salame piccante.
2. Ehi Amico! L’intercalare più noto e caratterizzante delle pellicole a stelle e strisce è in realtà meno confidenziale: Man (uomo) e non Friend (amico). Guy invece indica un individuo X non meglio specificato, quello che in italiano potrebbe essere tradotto come tipo/tizio, o con l’odiosissimo “omino”, ma più frequentemente viene tradotto come “ragazzo”.
3. Come sapete tutti “Ciao” è la parola italiana più conosciuta al mondo, ed è stata anche adottata da diverse altre lingue, quello che, forse, non sapete (almeno io non lo sapevo), è che negli USA (e anche in UK) “Ciao” è un saluto di congedo, ovvero sinonimo di “goodbye”, ma non di hello.

Si dice che l’Italia abbia la migliore scuola di doppiatori al mondo,  non entro nel merito, almeno non per quanto riguarda il livello attoriale/interpretativo, ma da un po’ di tempo noto un peggioramento netto per quanto riguarda l’adattamento dei testi: qualche tempo fa ho visto “the art of steal” di Jonathan Sobol, un film mediocre, ma non è del film in sé che voglio parlare, ma della versione italiana, ed è una cosa che mi ha fatto impazzire: la storia gira intorno a un colpo, un furto/truffa con al centro il secondo libro che Gutenberg avrebbe stampato dopo la Bibbia, un libro che la Chiesa si prodigò a far sparire, il vangelo di Giovanni. Aspetta un secondo: il vangelo di Giovanni? E perché? Il vangelo di Giovanni è uno dei vangeli canonici. E infatti nell’originale era il vangelo di GIACOMO! Il presunto fratello di Cristo (e vi assicuro che mentre scrivo sto urlando lo stesso nome, e non perché abbia bisogno di autodettarmi le cose…). Perché? Perché cazzo? Ah, un particolare che rende la storia ancora più ridicola: nel film, quando esordisce nel racconto la storia del vangelo di GIACOMO, il regista ci mette pure un inserto video (timecode 26:00), di cui allego fotogramma, e in cui si legge chiaramente il nome J A M E S. Le opzioni che mi vengono in mente sono due: o chi si è occupato della traduzione della sceneggiatura ha sbagliato nonostante la didascalia da sussidiario, ed è una cosa assai triste, oppure lo/gli stesso/i hanno pensato che il pubblico medio è talmente stupido ed ignorante che si sarebbe “stranito” nel sentire pronunciare il vangelo di Giacomo, e hanno optato per il più familiare Giovanni, ed è un’ipotesi ancora più triste.

james

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5 pensieri su “Tre cose che ho imparato guardando i film americani in lingua originale (sottotitolati), anziché doppiati.

  1. Non sono d’accordo, o meglio: per me il cinema e la letteratura devono raccontare una realtà (non necessariamente contingente), se la realtà è volgare lo deve essere anche il linguaggio con cui viene raccontata. Non credo nell’arte educativa, non volontariamente almeno; io ho imparato tanto da film e romanzi, ma dubito che era quello che volevano insegnarmi gli autori.

  2. sì è così, però mi riferisco ad un vecchio articolo che avevo letto (oddio…sono passaati molti anni) nei quali si diceva appunto che nel doppiaggio italiano si aveva l’abitudinie di appesantire con “oscenità” i dialoghi.
    Chissà…un po’ perché in America sono puritani, un po’ perché qui si esagera, fatto sta che secondo l’autore dell’articolo ne veniva fuori un film diverso.

  3. Ah! non saprei, forse negli USA sono meno “fantasiosi” nella volgarità, l’80% delle loro imprecazioni sono varianti di Fuck. Ti linko questo spot, è la pubblicità di un filtro televisivo per famiglie, parla proprio delle parolacce nei film, rappresenta perfettamente la destra conservatrice americana, che si scandalizza per una parolaccia ma trova divertente una famiglia incappucciata come a Guantanamo.
    http://www.cnlive.it/tv/2014/08/06/vidangel-filtro-anti-parolacce-per-tv-prova-famiglia.html

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