E piantiamola!

Oggi, come tutti saprete, si è discusso in aula un disegno di legge sulla legalizzazione della Cannabis; il testo presentato non è affatto male, ma se mai la legge passerà, cosa che di per sé vedo improbabile, sarà talmente rimaneggiata che rimpiangeremo il compromesso fatto sulla Cirinnà.
Voglio comunque dire la mia, o comunque fare dei commenti a margine del dibattito.

1 – Forse i proibizionisti (ma probabilmente anche molti pro-legalizzazione) non sanno che oggi, in questo preciso momento, proprio in questo Paese, la cannabis per uso terapeutico è già legale: serve una semplicissima ricetta “bianca”, nemmeno la “rossa”, un semplice foglio firmato dal medico, per ottenere in farmacia del Bedrocan, ovvero nient’altro che marijuana, una marijuana selezionata e coltivata in maniera tale da offrire una quantità di principio attivo sempre costante. Addirittura per i prodotti contenenti CBD e non THC non serve nemmeno la ricetta, ad esempio mentre sto scrivendo queste parole sto svapando, con la mia sigaretta elettronica, un liquido prodotto in Italia con un contenuto di 400 mg di CBD e 0 nicotina. Questo regime penso vige dal decreto successivo alla bocciatura, da parte della Consulta, della Fini-Giovanardi, che doveva ricollocare la cannabis nelle tabelle ministeriali delle sostanze stupefacenti (infatti quella legge aveva “promosso” la cannabis in tabella I, ovvero la stessa dell’eroina), prima era comunque possibile ottenere del Bedrocan (o altri, ce ne sono almeno altre 2 “specialità” farmacologiche, di cui ora non ricordo il nome), ma era uno sbattimento inenarrabile, innanzitutto era possibile solo per specifiche e gravissime patologie, e poi bisognava fare una richiesta al ministero che veniva evasa alle calende greche. Tutto questo per dire a quelli che ritengono che la cannabis sia nociva per la salute: svegliatevi! La vendono già in farmacia, ed è più facile da procurarsi di un antibiotico (sulla carta ovviamente, poi se trovi il farmacista che si rifiuta è un altro discorso), quindi o i tecnici del Ministero della Salute (non certo il ministro, questa ministra poi…) voglio perpetrare il delitto perfetto, o c’è qualcosa che non torna nel vostro discorso, ed è qualcosa di grosso come il Monte Rosa.

2 – Abbonda sulle bocche dei proibizionisti il nome di Nicola Gratteri, l’eroico magistrato che la ‘Ndrangheta vuole morto, perché questi si è espresso a sfavore della legalizzazione, ed è vero, io per par condicio avrei menzionato anche del capo della Direzione Nazionale Antimafia che invece è di parere opposto, ma va bene così, purché si legga e si riporti in toto il pensiero di Gratteri, ovvero per il magistrato calabrese anche l’alcol e il tabacco andrebbero vietati, perché lo Stato non può “macchiarsi” del commercio di sostanze dannose… ma un attimo, questa posizione implica l’accettazione della premessa che la cannabis sia dannosa, cosa che non è affatto scontata, non voglio argomentare qui la cosa, ma basti leggere il punto 1, ma ad ogni modo voglio anche accettare per buona questa ipotesi, rimane però la sua una posizione ideologica, contrapposta alla mia che sono un libertario, e che ritiene che in un società libera un uomo libero deve essere tale anche nella volontà di farsi male, mi puoi informare, ma non mi puoi impedire di fare del mio corpo ciò che voglio. Ovviamente sono posizioni ideologiche, legittimissime ma personali, e nulla hanno a che fare con il merito e la conoscenza di Gratteri in materia di lotta alla criminalità. Almeno su questo punto, poi, purtroppo, Gratteri fa un’affermazione che è, mi scuso con l’uomo e il magistrato per cui nutro immensa stima, un’emerita puttanata: sostiene che le mafie non sarebbero danneggiate dalla legalizzazione perché abbasserebbero i prezzi e batterebbero la concorrenza dello Stato, con una frase in un’intervista da Piroso su La7 così semplificò: “la gente già compra tabacco e cartine per risparmiare sulle sigarette”. A parte che il disegno di legge in aula oggi prevede anche l’autocoltivazione, che come risparmio batte il banco, ma è una cosa senso senso anche in termini di economia basilare: il danno lo fai eccome perché se abbassassero i prezzi si ridurrebbero anche i profitti. Ma quello che mi fa incazzare, e mi stupisce che venga dalla bocca e dalla mente di una persona intelligente come Gratteri, è la premessa di base, che l’acquisto per strada e quello in un esercizio legale, o in un cannabis social club, siano paragonabili, ma se fosse così ogni anno non ci sarebbero migliaia di italiani che vanno ad Amsterdam! Perché acquistando per strada posso essere arrestato, posso prendermi una “sòla” o peggio ancora una coltellata, e proprio per tenere lontano da un situazione di potenziale pericolo l’acquirente che la legalizzazione si rende necessaria e si auto-sostiene, se funzionasse come dice Gratteri, i dispensari del Colorado oggi sarebbero vuoti, ma come sappiamo non sta andando esattamente così.

3 – Su un social ho letto un commento di un ragazzo che mi ha fatto tenerezza, si chiedeva se il consumo di cannabis non aumentasse il rischio di cadere nelle “droghe pesanti”, mi ha fatto tenerezza perché mi ha riportato alla mia infanzia, quella effettivamente era una delle motivazioni dei proibizionisti che andava per la maggiore quando ero bambino, il comico Paolo Rossi ci fece uno sketch geniale, erano due tizi che si incontravano in carcere, uno chiede all’altro: “per cosa sei dentro?” e l’altro rispondeva: “per rapina”, “e come hai cominciato?”, “ho cominciato con le sigarette, poi sono passato alle canne, poi alla coca, poi all’eroina, e per pagarmi la dose ho cominciato con le rapine, tu invece per cosa sei dentro?”, “Ho ucciso 10 persone in una bisca” rispondeva quello, “e come hai cominciato?”, “giocando a briscola con mio nonno”. Ma al ragazzo ho risposto in questo modo: “Guarda ti chiedo: “quante persone sono arrivate all’eroina partendo dall’alcol?” la mia domanda non è provocatoria, è seria, e posso anche scommettere 10€ (di più no, perché non è che ne sono proprio tanto tanto convinto, ma diamola per buona) che la percentuale di chi ha fumato cannabis e ha provato eroina è 100 volte superiore alla percentuale degli eroinomani che hanno un passato di alcolismo, ma la domanda da porsi è questa: è la sostanza, intesa come effetti, che porta all’eroina? Perché avrebbe più senso l’alcol, “bere per dimenticare” si dice, e l’effetto obnubilante dell’oppio e i suoi derivati lo conosciamo tutti, mentre i consumatori di cannabis sanno che fumare quando si è preoccupati può portare a effetti spiacevoli. Oppure è la dimensione ambientale e sociale della sostanza a portare alle droghe pesanti, ovvero l’ambiente dell’illecito, dello spaccio, il meccanismo psicologico per cui “se ho provato una cosa da questo tipo e non mi ha ucciso non mi faranno male nemmeno le altre cose che questo tipo vende”. La legalizzazione della cannabis serve anche a questo, istituzionalizzandola, accettandola socialmente, la si allontana, e con lei i suoi consumatori, da altre sostanze ben più pericolose.”

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