Appunti preliminari per un’antropologia del grillominkismo

Anche se ormai ho abbandonato il commento dell’attualità politica su questo blog, vorrei tuttavia condividere con voi alcune considerazioni, che ho maturato negli ultimi mesi, su quella tipologia italiana che vado a definire come Grillominkia. Il significato di tale termine è abbastanza intuitivo, soprattutto per chi frequenta assiduamente il Web e ne conosce il gergo; la radice Grillo si riferisce a Beppe Grillo, il resto della parola richiama il termine “Bimbominkia”, usato per indicare chi in chat o forum ha un comportamento infantile, che si riflette anche e soprattutto nella forma grafica, caratterizzata da infiniti punti di sospensione e punti esclamativi, uso smodato delle maiuscole, sostituzione delle C con le K anche quando la terza lettera dell’alfabeto non è seguita da una H (il che rende comprensibile la traslitterazione qualora si voglia o si debba risparmiare un carattere), e uno sdoganamento pressoché totale dell’errore grammaticale. Il grillominkia non è il semplice elettore o eletto del Movimento 5 Stelle, non è sufficiente nemmeno la lettura quotidiana del blog di Beppe Grillo; il grillominkia è colui che sbandierando lo slogan “uno vale uno” accetta, più o meno coscientemente, che Grillo, parafrasando Orwell, valga più uno degli altri. Ho individuato alcuni idealtipi del grillominkia, sono ovviamente delle tipologie pure, la personalità di un grillominkia reale si muove all’interno del poligono che possiede i seguenti vertici:

Grillominkia digitale: l’assioma esistenziale di questo grillominkia è che la civiltà non è nata con la parola, col fuoco, la ruota o la moneta, bensì col modem 56k. La sua parola più frequente è “rete”. Tutto ciò che storicamente viene prima della rete è sbagliato, tutto ciò che oggigiorno è esterno alla rete è sbagliato e in più malvagio. Spesso vede dovunque congiure e cospirazioni di carattere planetario (Bilderberg e New World Order). Il suo unico canale di informazione è ovviamente la rete, ma talvolta, o per una carenza di strumenti cognitivi o per deferenza verso il dio rete, non distingue le informazioni dalle bufale (vedi sottocategoria Grillominkia micro-chip)

Grillominkia anti-casta: il delirio di persecuzione di questo grillominkia non è di carattere internazionale ma più modestamente italico. Il grillominkia anti-casta vede una minaccia in chiunque abbia, o abbia avuto, una tessera di partito o sindacale, sia egli effettivamente un corrotto criminale che un misero e impotente cittadino come lui. Questa tipologia attribuisce alla cosiddetta Casta qualsiasi suo fallimento o frustrazione, ma è soprattutto il denaro ad ossessionarlo; per lui eliminando i rimborsi elettorali si risolverebbero i problemi strutturali del nostro Paese. Vuole il reddito di cittadinanza e lo finanzierebbe con i rimborsi elettorali, darebbe internet a banda larga gratis per tutti coprendo i costi con i rimborsi elettorali, eliminerebbe tutte le tasse tanto ci sono i rimborsi elettorali! Pensa che i rimborsi elettorali siano così cospicui che un partito, primo fra tutti il Pd, possa permettersi di pagare degli individui col compito di criticare il M5S anche solo con un tweet. La sottocategoria dei grilliminkia ragionier Filini raccoglie quei soggetti che, partendo dal quadro ossessivo finora descritto, provano sollievo solo nello spulciare, con solerzia notarile, note spesa e rendiconti dei propri eletti. Un tentativo di discussione politica con loro si trasforma sempre in un corso di aggiornamento per commercialisti. Per loro dimostrare che il proprio eletto non ha intascato un solo centesimo in più equivale al risanamento del debito pubblico. La sottocategoria dei grilliminkia No-E (no equitalia, no euro) sogna lo smantellamento dell’attuale sistema economico, non preoccupandosi però, di offrire un progetto sostitutivo fattibile. L’ultima sottocategoria individuata, probabilmente la più numerosa, è quella del grillominkia mangia-partiti: tale soggetto non si accontenta di eliminare i privilegi del sistema partitico, egli è un vero e proprio iconoclasta della forma partito, e infatti non manca mai di ricordare che il M5S è un movimento e non un partito. È una categoria verbalmente aggressiva (seconda solo al grillominkia cripto-fascista), ma è anche quella che maggiormente accusa il colpo quando gli vengono fatte notare le contraddizioni del movimento, quali la mancanza di democrazia interna. Al culmine della rabbia il grillominkia mangia-partiti produce un verso che generalmente segna la fine della diatriba (almeno sul piano della dialettica razionale): “Troll!”.

Di fronte all’evidente monarchizzazione del Movimento, le categorie viste finora superano la dissonanza cognitiva con un trasfert sui mass-media; se Beppe Grillo viene fuori con uno dei suoi proclami da ventennio nero, il grillominkia accusa la stampa e i telegiornali di aver decontesualizzato e manipolato la dichiarazione, anche prima che la stessa venga effettivamente ripresa dai soggetti in questione. Ma vi sono almeno due categorie che promuovono l’autocrazia di Grillo:

Grillominkia cripto-fascista: categoria aggressiva e violenta anche con altri grilliminchia, è dedita all’attività minatoria attraverso commento anonimo, specie se si tocca l’argomento cittadinanza. Attacca gli esponenti politici avversari con appellativi omofobi, razzisti e volgari. Ambisce alla rivolta armata. Cita sempre la guerra civile del momento prefigurando una situazione simile per l’Italia nell’immediato futuro.

Grillominchia mistico: come in tutte le dittature vi è un manipolo, più o meno folto, che sviluppa un’adorazione religiosa nei confronti del leader. I reperti associabili a questa categoria sono quasi completamente contenuti nei commenti al blog, alquanto ripetitivi a dire la verità, come del resto tutte le preghiere: “W Beppe”, “Forza Beppe”, “Grillo sei tutti noi” e via dicendo. Si noti che questi reperti, comprese versioni più articolate, sono sempre avulsi dall’argomento trattato nel post. Per scuotere un grillominkia mistico dalla sua catarsi è necessaria la blasfemia; non argomentazioni inoppugnabili ma solo l’attacco diretto a Beppe Grillo riescono a strapparlo dalla contemplazione, allora il grillominchia mistico può uscire dal tempio del blog e ammonire gli infedeli con frasi del tipo “dovreste solo dire grazie a Grillo”, “Vergogna!” e il celeberrimo “Sveglia” seguito da un numero imprecisato di punti esclamativi.

Mario, Maria e Mario 2.0

Chi mi legge sa che sono convintamente di sinistra, e potrà immaginare come questi siano per me giorni assai amari, ma è innegabile che siano anche giorni di Passione vera; in privato discuto violentemente con amici e su twitter cerco il confronto con gli attivisti del movimento 5 stelle, un confronto che, ammetto, da parte mia è pregiudiziale, ma del resto lo è anche il loro atteggiamento. Mi piacerebbe che un novello Francesco Rosi raccontasse, tra qualche tempo, il dramma delle prime sedute parlamentari, alla stregua del consiglio comunale in “Le mani sulla città”, o un nuovo Ettore Scola raccontasse la crisi di una coppia parallelamente al risultato di queste elezioni, come fece il maestro succitato con lo scioglimento del Pci in “Mario, Maria e Mario”. Incollo di seguito lo scambio di mail tra me e un mio amico che è sempre stato di sinistra, ma che è andato a gonfiare il risultato elettorale di quello che a Febbraio 2013 risulta essere il primo partito del Paese. Lo posto per raccontare il mio punto di vista (lo so che non interessa a nessuno, ma se non lo faccio scoppio) e per illustrare le ragioni di chi essendo di sinistra ha votato il M5s.

Premessa; attraverso un sms chiedo a questo mio amico, che chiamerò fittiziamente Mario, se è ancora convinto del suo voto dopo la chiusura di Grillo a una responsabilità di governo con Pd e Sel. Lui mi risponde incollando un articolo di Claudio Messora pubblicato sul blog di riferimento del movimento, in cui viene lanciata l’idea di un governo solo 5 stelle.

IO – questo articolo l’ho letto, ed è ridicolo, tu sai benissimo che se il Pd ha delle colpe (e questo è tutto da vedere, come la faccenda dell’Mps, scommetto che tu neanche sai bene tecnicamente quale sarebbe la responsabilità del Pd) non sono minimamente paragonabili a quelle di Berlusconi, e Grillo cosa fa? Prima dice no alla responsabilità di governo col Pd, sapendo che ciò potrebbe portare al governissimo favorendo l’inciucio, e dopo fa la proposta, attraverso Messora, di un governo solo 5 stelle, ma come? Chiedendo la fiducia di Pd e Pdl! E Pdl CAZZO! durante il governo Monti Pd e Pdl sostenevano il governo tecnico e tanto è bastato a Grillo per sostenere che Bersani e Monti fossero collusi con il Grande Corruttore, e ora? Chiedono un governo in cui ci sia la fiducia anche del Pdl? Ma allora sono collusi anche loro! E poi dove cazzo è la democrazia diretta? Tutte le scelte si prendevano collettivamente no? Eppure il signor Grillo che non è candidato, e che doveva essere solo il megafono del movimento, sta decretando la posizione del partito da casa sua, senza colloquiare con la base, ma è democratico eh… si vede, perché non sottopone a referendum sul blog la posizione da prendere in merito alla fiducia al governo Bersani, alla possibilità di co-governare, di non lasciare il Paese in mano a coloro che, a suo dire, lo hanno rovinato? In fondo è quello che chiedono anche molti attivisti, ma no, loro sono infiltrati, e come lo sai? Fallo sto cazzo di referendum, come hai fatto le parlamentarie, tra gli iscritti al blog entro una data antecedente al risultato elettorale. Alle parlamentarie forse non vi era il rischio infiltrati? DOVE CAZZO è LA DEMOCRAZIA DIRETTA? Infine Mario lasciati dire che è davvero penoso che tu risponda con un articolo invece che con un tuo pensiero, visto che io ho chiesto a te cosa pensavi di Grillo, se lo giustificavi ancora, e tu mi hai risposto con un giornalistuncolo di neoregime (il rimando all’hacking del movimento pirata è un faccenda ridicola, il movimento pirata e anonymous rivendicano sempre le loro azioni, è come la storia del presunto pacco bomba di ieri a casa di Grillo, tutti sul blog a gridare ai servizi segreti, ma era solo una cassa di vino, rilassatevi). Ti sei fatto indottrinare. Addio Mario.

MARIO – Io parlo solo con le parole del mio capo politico… 🙂

IO – Però c’è da dire che sono preparati i nuovi parlamentari del Movimento 5 Stelle: video1 e video2

MARIO – Ricorda un po’ la stessa competenza della Minetti o della Carfagna. Ho visto questo video. Sto vedendo tutto. Non mi sono fatto indottrinare. Ho una specie di intelligenza anche io. Ora non ho tempo per risponderti.. sarebbe meglio parlarne. Certo è che tutto questo era prevedibile. La mancanza di fiducia al governo è perfettamente in linea con quanto dichiarato finora da Grillo. Barabba è vero, il m5s ha dei grossi limiti, ma bisognava provare, bisognava dare un’opportunità ad una voce fuori dal coro. Ora vedrai che se continuano così alle prossime elezioni prenderanno il 2%. Ma non mi sento in colpa per averlo votato. Non mi sento in colpa, perché continuo a non riconoscermi in un Pd così disorganizzato e inconcludente.

IO – Allora ti riconosci nel governissimo Pd e Pdl, o in Monti, il rigor montis, dato che oggi Messora ha aperto alla prorogatio? I video sono due ed hai perfettamente ragione, ricordano la preparazione della Minetti e del Trota (la Carfagna a sti due se li mangia a colazione), e il fatto che fosse prevedibile il non appoggio al Pd non ti assolve, anzi è un’aggravante al fatto che tu li abbia votati, visto che in un barlume di lucidità hai votato la coalizione di centrosinistra al senato, perché lo sai che sinistra e destra non sono la stessa cosa. Comunque parlane di persona con qualcun altro, io con te non ci parlo più che mi fai troppo incazzare. E sciacquati la bocca col sapone quando parli di Bersani e Pd, che se avessero voluto saremmo andati a votare dopo le dimissioni di Berlusconi e avrebbero preso il 70% dei voti, ma lo spread ci avrebbe mangiati vivi e la tua ragazza, se ha un mutuo a tasso variabile, avrebbe dovuto lasciare la casa alle banche. Lo sai come si chiama questa? RESPONSABILITà la stessa che manca a Grillo nel lasciare il paese senza governo e nello spingere a un disastroso inciucio, la stessa che manca a te che voti un partito che sai essere inutilmente contro tutto e contro tutti e a favore di un cazzo. E poi attendo ancora delucidazioni sul tema della democrazia diretta, bella a parole eh, ma dove cazzo è finita? perché decide tutto Grillo? non era solo il megafono? ma vaffanculo va.

MARIO – La destra e la sinistra non sono la stessa cosa per noi che ci crediamo. Ma se fossero così diverse in parlamento ora avremmo già una legge sul conflitto di interesse che avrebbe impedito a Berlusconi di fare i cazzi suoi per anni.. Anche a me fa incazzare questo tuo modo prevenuto e arrogante di giudicare. Sono cittadini, sono impreparati, ma intanto la cosa certa è che la più grande provocazione della storia si è avverata forse anche contro le loro stesse previsioni. Non stanno rubando i tuoi soldi. Non stanno pensando a sé stessi. Sii più ragionevole, merda. Se Bersani non sa vincere non possiamo accusare Grillo. Tu stesso non hai votato il Pd.

IO – Io ho votato Sel, anche alla camera, e l’ho detto a Bernardo [un amico comune], ma anche se avessi votato Ingroia e ce l’avesse fatta ad entrare in parlamento, lui la fiducia l’avrebbe votata, non solo, aveva chiesto l’alleanza prima di andare alle urne, e nel caso Ingoria fosse impazzito chiudendo a Bersani non avrei avuto problemi a dire di aver fatto una cazzata, a differenza tua (e visto che ci siamo; che cazzo sei venuto a votare alle primarie se la pensavi così?!). Detto questo il problema dell’impreparazione dei due onorevoli è solo una nota di colore che ho messo a seguito della tua battuta, ma il problema vero è quello della responsabilità politica, la provocazione la puoi fare in piazza e sul blog e va benissimo, è preziosa, ma quando stai in parlamento hai la RESPONSABILITà del Paese, e l’altro punto è quello dell’ipocrisia della democrazia nel movimento, del dispotismo e del fascismo di quest’individuo che continui a difendere.

P.S. se non si fosse capito io non ce l’ho con gli eletti del M5S, che non conosco, non ce l’ho col programma, in gran parte sovrapponibile a quello della sinistra (ma ci sono anche tanti punti irrealizzabili e demagogici), io ce l’ho con lo zar Grillo e il Rasputin Casaleggio, e con tutti quelli che attorno al palazzo reale fanno quadrato, respingendo col fanatismo tipico dei convertiti qualsiasi tipo di critica o tentativo di dialogo.

Breve racconto autobiografico da 64 kb

Da bambino andavo spesso a giocare da un compagno di scuola, scuola elementare ovviamente, un bravo ragazzo figlio di coltivatori diretti. Erano molto poveri, ciò nonostante era l’unica persona che conoscessi che possedeva un Commodore 64, che all’epoca chiamavamo semplicemente computer, oddio, l’avverbio usato non rende bene l’idea, perché all’epoca il termine computer incuteva un religioso rispetto, tanto per rendere il concetto in quegli anni si usava un adagio, poi lentamente tramontato con l’aumentare della complessità dei processori, che suonava più o meno così: “i computer non sbagliano mai”. Seppure le prestazioni di quel dinosauro dell’informatica oggi sarebbero uguagliate da un telefonino di fascia bassa da spento, a noi il fenomeno di quei pochi pixel sullo schermo a cui attribuivamo i significati di uomini, mostri, armi e mondi interi e che obbedivano ai nostri comandi attraverso l’inclinazione di una sorta di cazzo di plastica a due bottoni, costituiva la prova che un futuro fantascientifico ci aspettava dietro l’angolo. Fatto sta che un giorno, mentre attendevamo il loading di una cassetta, sentimmo dei rumori provenire dall’orto, il mio amico andò a controllare, io lo seguii, e ci si presentò la seguente scena; il suo cane, un vecchio volpino attaccato a una catena, girava freneticamente in tondo ringhiando contro il nulla, mentre a pochi centimetri un gatto bianco giaceva inerme con la testa in una pozza d’acqua appena tinta di sangue. Io chiesi se quel gatto fosse di uno dei vicini, e lui mi rispose di no, che era il loro gatto, e che era cresciuto insieme al cane, insieme al suo assassino. Poi mi disse di tornare in casa, un velo di tristezza gli coprì gli occhi ma tentò lo stesso di sorridermi, di essere cordiale; aveva la mia stessa età, ma in quel momento mi parve più adulto degli adulti, che sapesse della vita molto più di quanto ne avessi capito io, e di quanto ne avrei capito in futuro. Stupidamente pensai che quella tastiera, a cui attribuivo poteri magici e che intimamente gli invidiavo, lui se la meritasse molto più di me. Tornammo in casa e facemmo il record a Golden Axe.

Breve racconto poco Zen

Una  volta ho avuto un dialogo, tanto breve quanto surreale, con uno sconosciuto. Ero nel quartiere San Lorenzo a Roma, a via di Porta Labicana se la memoria non mi inganna, e una lunga scritta a spray rosso campeggiava su un muro condominiale. Un uomo la guardava incuriosito, avrà avuto circa cinquant’anni, e gli abiti che portava sembravano aver visto più cambi di stagione di lui, più per il taglio che per lo stato di conservazione. «Scusi» mi fa, proprio a me, che a poco più di vent’anni non ero abituato a sentirmi dare del lei, «Scusi se la disturbo, sa dirmi a chi si riferisce?», indicò la fine della scritta, una roba poco originale del tipo vi ammazzeremo tutti, io controllai il resto della proposizione, mi strinsi nelle spalle e la buttai lì: «Alla polizia», anche se vi era una leggera incertezza nella mia risposta, tipo un punto interrogativo tra parentesi, lo sconosciuto però non se ne accorse, mi guardò con interesse, ripeté la mia risposta e poi rilesse a mezza voce tutta la frase sul muro, come se stesse ripassando la parafrasi di un verso di Dante. «Sì, penso proprio che lei abbia ragione» disse all’improvviso raggiante. «La ringrazio tanto», aggiunse, e simulò di togliersi il cappello, che non aveva, in segno di saluto. A pensarci ora mi viene in mente quella scena di Brian di Nazareth in cui il protagonista viene beccato da un centurione mentre scrive una frase contro l’oppressore romano, e invece di essere arrestato per quello che ha espresso subisce una reprimenda per aver declinato male le desinenze latine, oppure, con un capitombolo pindarico, penso a un crononauta, uno scienziato del futuro che catapultato nel 2000 ha cannato l’abbigliamento. Ma la verità è che all’epoca pensai subito a uno squinternato, e la mancanza di indignazione o al contrario di compiacimento, per il contenuto della frase, ma solo la sincera soddisfazione per averne imbroccato l’analisi logica, mi affascinarono, e mi parve di intravederne un’invidiabile forma di saggezza.

Il professore fiammingo

Qualche settimana fa ho scritto un post (questo) sulle tecniche per rendere credibili teorie complottiste e simili, con particolare riferimento alla massoneria. Oggi le stesse hanno preso come bersaglio il nuovo primo ministro italiano, Mario Monti, forse un borghese liberista un po’ bigotto, ma ben lontano da essere ai vertici di una congiura mondiale. La cosa più divertente è l’accusa di massoneria; a coloro che in giro per la rete dicono che affidando il governo a Mario Monti si è consegnato il paese alle squadre e compassi, vorrei ricordare che non è Monti che aveva la tessera 1816 della loggia Propaganda Due, ma il primo ministro uscente, quindi, al limite, siamo rimasti massoni. Sintetizza benissimo quest’ondata di idiozia metropolitana questo video satirico realizzato per l’Unità.it, e a voi che magari vi state chiedendo cosa diavolo significhi il titolo di questo brevissimo post, rimando al succitato contributo video.

P.S. e se i complottisti avessero ragione, non c’è da preoccuparsi troppo; non subiremo a lungo il dominio completo del New World Order, perché tanto nel 2012 il mondo finirà…

Ricordati del Maiale

Vedete la foto? Quelli al centro sono gli stivali di Stalin; non è un’installazione di arte contemporanea, è quello che resta dell’immensa statua di baffone in quel di Budapest (in realtà una riproduzione 1:1), abbattuta durante la rivolta ungherese alla dittatura sovietica nel ’56. Si trova al Memento Park, parecchio fuori dalla capitale magiara, un parco desolato e malinconico in cui sono state parcheggiate le sculture della dittatura comunista, un ripostiglio della memoria, abbastanza lontano, ma non troppo, perché rimuovere dalla memoria le tragedie è la prima cosa da fare per farle tornare. Poi ho pensato a un parco del genere in Italia, un posto che raccogliesse le spoglie della pagina di storia nazionale che sembra apprestarsi a finire (ma io con tali proclami ci andrei cauto), quella del sultanato Berlusconi. Il nome è fin troppo facile, in stile Drive In/Colorado Cafè che piace tanto al diretto interessato; Memento Pork, in ricordo del maiale. Purtroppo la mostra non potrebbe fare a meno di video-installazioni, perché quello è il media attraverso il quale è passato l’indottrinamento del regime (forse per questo sono così rare le rivoluzioni nei paesi occidentali? perché non ci sono simboli da poter abbattere fisicamente?), una rassegna analogica potrebbe riguardare la pur ampia scelta di manifesti elettorali. La creatività, invece, sarebbe l’unico limite per la memorabilia da vendersi in biglietteria, con raffinati esempi di meta-souvenir, come il modellino del Duomo di Milano, per capirci quello lanciato da Massimo Tartaglia, e sterminata l’iconografia da immortalare nelle cartoline. Io, per esempio, comprerei quella un po’ sfocata e sgranata che riprende un foglietto con la formula “308 – 8 traditori”, meno universale di E=mc2, ma nel nostro piccolo altrettanto storica.

Il soliloquio della tenia nel ventre dell’agente di polizia Bruce Robertson

Dedicato a tutti gli agenti di pubblica sicurezza, come quelli impegnati ora a Terzigno. Dedicato a tutti i poliziotti; quelli che la notte non riescono a dormire, quelli che dormono benissimo e quelli che dormono solo se glielo ordinano.

Come potrò perdonarti? Ma devo perdonarti. Conosco la tua storia. Come ti posso perdonare… ma devo. Lo devo? Come posso perdonarti? Perdonare ti devo. Devo farlo? La tua storia. E’ incominciata in un piccolo villaggio minerario che si chiama Nittin, poco lontano dalla bella città di Edina. Eri il primogenito, nato in circostanze travagliate da Ian Robertson e Molly Hanlon. Gente di miniera. Tu eri il primogenito ma qualcosa non funzionò. Erano persone abituate a lottare nella vita. Niente, però, poteva prepararle al trauma che sarebbe toccato loro. Le genti delle comunità minerarie erano ben consapevoli del proprio stato. Sapevano che in tutta la storia le classi al potere avevano sempre badato ai loro interessi; agli aristocratici proprietari della terra da cui i minatori estraevano il carbone e i capitalisti proprietari delle fabbriche che vivevano rifornite di quella fonte di energia. Molto di rado, per non dire mai, il governo prendeva le parti di quelli che lavoravano in fabbrica o estraevano il carbone. Tuttavia, alcune battaglie i minatori le vinsero perché si unirono e diventarono forti e compatti. Poi, nell’unica occasione in cui non lo furono, persero tutto. Ma la tua famiglia, Bruce, perse tutto già nel momento in cui ebbe qualcosa. Così vieni da un borgo minerario e da una famiglia di minatori. Sei persino sceso in miniera quando hai lasciato la scuola. Però quando la polizia intervenne contro di loro per imporre le nuove leggi antisindacali a vantaggio dello stato, e spezzò la resistenza dei minatori che picchettavano contro la chiusura delle miniere, tu non eri dalla parte dei lavoratori. Eri dall’altra parte. Il potere era tutto. Tu lo comprendesti. Non serviva uno scopo, a ottenere qualcosa che migliorasse agli altri, ma soltanto ad averlo, e mantenerlo e goderne. L’importante era trovarsi dalla parte vincente: se non puoi sconfiggerli unisciti a loro. Solo i vincitori o quelli foraggiati dai vincitori scrivono la storia dell’epoca. E quella storia decreta che solo  vincitori hanno una storia degna di essere raccontata. La peggior cosa al mondo è essere dalla parte di chi perde. Devi accettare il linguaggio del potere come moneta corrente, ma anche pagare un prezzo. Il prezzo è la tua anima. Tu sei arrivato a perdere l’anima. A non sentire più niente. La tua vita, la tua condizione e il tuo lavoro reclamano quel prezzo. Temendo di non gettare ombra quando ti trovavi davanti al sole, cessasti di guardarlo.

da “Il Lercio” di Irvine Welsh, 1998. Traduzione di Massimo Bocchiola, 1999. Pag. 256-257 Tea libri.