Valerio citofonò Micheli. Attese i soliti due minuti prima che la madre di Mimmo gracchiasse la domanda di rito. Ma quella volta i due minuti sembravano venti; non era la solita visita di cortesia, doveva far vedere una cosa a Mimmo, una cosa importante. La vecchia, che si manteneva in piedi fottendosene della legge di gravità, dopo aver borbottato qualcosa accompagnò Valerio col suo culo basculante nella camera di Mimmo, come se Valerio, dopo più di venti anni, non avesse ancora imparato la strada. Mimmo era curvo sulla sua scrivania, non fosse stato per il computer sembrava il Mimmo liceale, quello sempre sui libri, quello bravo. Il più bravo. Dopo la maturità si iscrisse a ingnegneria, Valerio era sicuro che si sarebbe laureato entro i cinque anni, invece non si laureò mai. Si era stancato subito Mimmo, si era stancato di studiare, di cercare lavoro, di cercarsi un appartamento, di cercarsi una donna, anche se non aveva mai realmente cominciato a fare nessuna di queste cose. Valerio fece un cenno di saluto a Mimmo, poi appoggiò il giornale sul letto, sul quale vegliava Roberto Baggio in un poster dei primi anni novanta. -Come va?- Chiese Valerio.
-Ho lavorato tutto il giorno- Rispose Mimmo. Quando Mimmo diceva che aveva lavorato significava che si era dedicato ai suoi passatempi. E i suoi passatempi non erano passatempi comuni. Il primo hobby di Mimmo, che Valerio ricordava, era l’allagamento. C’è stato un periodo in cui Mimmo era attratto dall’allagare casa sua, il liceo, gli spogliatoi della scuola calcio, e qualsiasi altro luogo in cui ci fosse un tubo da ingorgare con una poltiglia di cartone e vinavil. Una volta, in un’estate ormai lontana anni luce, Valerio chiese ai genitori di portare Mimmo con loro in montagna; il secondo giorno Mimmò sparì, era stato sequestrato da un contadino al quale Mimmo aveva allagato il pollaio, deviando un ruscello con una piccola diga di pietre e rami. Il nuovo hobby di Mimmo, invece, era il terrorismo. Per l’esattezza terrorismo postale. Che nell’era di internet è come andare a caccia con l’arco e le frecce; un passatempo assolutamente alla Mimmo. Tutto cominciò con un sogno che Mimmo fece; si trovava a scuola, preparava gli esami di maturità, nonostante nel sogno avesse i suoi veri trentanove anni, come avevano la loro reale età Valerio e tutti i compagni di classe, perfino i professori erano ricostruiti, dal suo inconscio, con dieci anni in più, come negli identikit della polizia. Mimmo aveva raccontato quel sogno a Valerio, e Valerio rimase turbato dall’ansia con il quale Mimmo lo aveva raccontato. Qualche giorno dopo, però, era raggiante, mostrò a Valerio una stampante enorme che aveva appena comprato e che occupava metà della scivania, l’altra metà era ricoperta da buste da lettera, buste prestampate. Mimmo chiese a Valerio di prenderne una, Valerio la prese e vi lesse l’intestazione “Liceo scientifico statale Galileo Galilei”. -Aprila e leggi- Disse Mimmo. E Valerio aprì e lesse. “Egregio …, le comunichiamo che l’esame di maturità da Lei sostenuto al termine dell’anno scolastico 1987-88, presso il nostro istituto, è stato annullato con specifico atto amministrativo, a seguito di sentenza giudiziaria che ne ha appurato l’irregolarità sostanziale e formale. Con la medesima le viene notificata anche la sospensione da qualsiasi attività legata al titolo di licenza media superiore, ivi comprese quelle relative a titoli di studio successivi e di cui il titolo di maturità scientifica costituisca titolo propedeutico (Laurea, Diploma di Laurea, specializzazioni post lauream ect.)”. -Forte eh?- Disse Mimmo non appena Valerio sollevò lo sguardo dal foglio. -Ne ho già spedite dodici.
Quello fu il suo atto terroristico d’esordio, ingenuo, approssimativo, ma terribilmente ispirato. Tanto che Carlo Tancredi, che nel frattempo era diventato dermatologo, chiese un consulto al suo vecchio compagno di banco, cioè Valerio, che invece aveva fatto giurisprudenza. Quando Valerio lo raccontò a Mimmo, ebbe per un attimo l’impressione di vederlo piangere. Successivamente a quella lettera, Mimmo sperimentò i classici del genere; notifiche di corna e lettere minatorie. Chiunque avesse un recapito postale era una sua potenziale preda. Ma i preferiti erano i personaggi del passato, come Gaetano Russo, l’allenatore della scuola calcio in cui sgambettavano gli imberbi Valerio e Mimmo.
-Te lo ricordi il mister?- Chiese Valerio mentre si toglieva il cappotto. Mimmo rispose con un specie di risata senza sonoro, e senza distogliere lo sguardo dal monitor e dal progetto di un fotomontaggio in cui cercava di ibridare una modella in topless con un octopus vulgaris. Valerio riprese il giornale, lo sfogliò e trovata la pagina la indicò a Mimmo.
“All’alba, i carabinieri della locale caserma, hanno fatto irruzione nell’abitazione di Gaetano Russo, sessantacinque anni, e hanno ritrovato il corpo del pensionato in evidente stato di decomposizione. Il referto parla di suicidio. Sembrerebbe che Russo fosse stato lasciato dalla moglie tre mesi prima, dopo che questa aveva scoperto una relazione extraconiugale di Russo. A innescare il sospetto nella donna sarebbero state alcune lettere anonime ricevute fra il…”, Valerio rilesse parte dell’articolo mentre reggeva il giornale a Mimmo.
-Hai letto?- Chiese Valerio.
-Impressionante- disse Mimmo -una reflex 10 megapixel a 299 euro…
Valerio guardò Mimmo. Poi sorrise e gli accarezzò la testa.
-Te la compro?- Chiese l’avvocato.
-Però poi ti ridò i soldi- Rispose il mancato ingegnere.
-Certo- Disse automaticamente Valerio riprendendo il suo cappotto. E mentre usciva dalla stanza pensò a quante soddisfazioni gli avrebbe regalato con quell’aggeggio il suo vecchio amico Mimmo.