UNA RIUNIONE URGENTE – ATTO III

Uno dei dipinti appesi nella sala riunioni del Palazzo Presidenziale

La poltrona sopraelevata del presidente Pullus non c’è più, al suo posto una sedia uguale a tutte le altre.
Pullus sedendosi: «Forse prima della pausa c’è stata qualche incomprensione, quindi ho deciso, prima di tutto, di sostituire la sedia in maniera tale che non pensiate che mi senta al di sopra di voi…»

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UNA RIUNIONE URGENTE – ATTO II

Bandiera della Repubblica di Sarmatia

La sala riunioni è una stanza a base rettangolare, ogni lato è occupato da un immenso dipinto che raffigura una fase della gloriosa storia della Sarmatia, dalla sua fondazione sotto Marco Aurelio alla rivoluzione di inizi novecento. Al centro un pensante tavolo. I membri del consiglio si dispongono secondo regola: a una estremità il Presidente, alla sua destra c’è il primo ministro, poi il segretario del Consiglio, quindi il ministro degli esteri e quello della difesa. Il “braccio sinistro” parte dal prefetto della guardia pretoriana, prosegue col capo dei servizi interni, poi il ministro degli interni nonché capo della polizia, e infine il direttore dei servizi per la sicurezza internazionale.

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UNA RIUNIONE URGENTE – ATTO I

Emblema della Repubblica di Sarmatia

Due schermidori si affrontano in una palestra. Attorno a loro vi è un nutrito nugolo di spettatori con il fiato sospeso.
I due contendenti sono fisicamente molto diversi, ma la differenza non pare essere un problema per il più piccolo, che attacca con sicurezza sferrando una stoccata.
Un colpo di tosse spezza il pentagramma dell’incontro. Un uomo dai folti baffi richiama l’attenzione dello schermidore che è andato a punto, questo si sfila il casco: è praticamente un bambino. L’uomo che lo guarda con occhi severi, ma anche pieni di terrore, è probabilmente il suo allenatore.
Il bambino sbuffa, rimette il casco e si riporta in posizione. Ma il suo avversario non avanza. Allora il bambino abbassa la guardia; l’altro rimane immobile, con la punta del fioretto che trema a mezz’aria. Il bambino si fa avanti fino a infliggersi da solo la stoccata.
Un applauso improvviso della folla fa tremare i muri.
L’atleta a cui è stata regalata la vittoria si sfila il casco: è un uomo di circa sessant’anni. Porge la mano al bambino: « Per un attimo mi hai quasi messo in difficoltà. Forse un giorno mi batterai… ma solo se continui ad allenarti ogni giorno…»
Quell’uomo è VALENTE PULLUS, presidente della Repubblica di Sarmatia.

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La Grande Occasione

“(Deli)very Italy”. Che nome stupido. Fabio lavora come rider da quasi un anno e ogni volta che apre l’app della società per cui lavora, come del resto ogni volta che guarda lo zaino termico che ha sulle spalle e la pettorina che è costretto a indossare, non può che pensare a quanto sia stupido quel nome.
L’app gli indica che è arrivato a destinazione. Controlla sui dati dell’ordine il nome sul citofono. Dopo una rampa di scale lo attende un uomo sulla quarantina, sull’uscio del suo appartamento all’interno 5A. Ha circa quarant’anni. Camicia bianca, jeans attillati e lo sguardo di uno che ha fretta. Fabio sente distintamente l’audio del televisore e la voce di quel telecronista sportivo di cui non ricorda il nome. Aguzza la vista e trova il dettaglio che cercava: un braccialetto di gomma bianco e celeste sul polso sinistro.
L’uomo afferra le pizze che Fabio gli porge e sta per chiudere la porta dopo avergli augurato una buona serata a denti stretti.
«Ma alla fine sta a giocà er Mastino?»
Chiede Fabio.
Il cliente è sorpreso.
«Sì sì, certo che gioca, chi deve giocare sennò?»
«Ma infatti… lo sloveno è veloce, si dà da fare, ma sotto porta gli manca la cattiveria, è ancora acerbo…»
Il cliente guarda Fabio, poi un angolo della sua bocca si muove quasi impercettibilmente. Forse ha capito il motivo di quel teatro, ma se lo ha capito ha deciso che Fabio se l’è meritato, quindi infila una mano in tasca e poi gli porge due euro.
«Grazie e Forza Lazio!»
Gli dice Fabio.
«Sempre!»
Risponde il cliente delle 20:05.

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È sempre una questione personale

Un gruppo di giovani stretti fianco a fianco per entrare meglio nell’inquadratura.
Una di loro ha il microfono in mano: «…è per questo motivo che noi ricercatori seguiremo il ministro in tutti i suoi impegni. Lo seguiremo finché non vorrà incontrarci e non vorrà ascoltare le nostre ragioni».
Il flusso video si interrompe. L’interfaccia del programma di montaggio passa dalla modalità anteprima a quella di editing.
Davanti allo schermo, nella sala di montaggio, ci sono Fernando Tancredi e Salvatore De Blasio.

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Una Proposta molesta / il risparmio energetico

Tempo di risparmio energetico e soluzioni creative. Pasta ad acqua spenta, docce brevi, prese elettriche col timer… ma nessuno parla mai del vero nemico, quel mostro energivoro che tutti abbiamo nelle nostre case: il ferro da stiro. Quello che consuma meno ciuccia comunque quei 2000W.

È per questo, per salvare il pianeta e dare un futuro ai vostri figli, che io sono vent’anni che non stiro e vado in giro per Roma come se ci fossi ruzzolato direttamente dal Terminillo. Mica perché mi pesa il culo… e chi afferma il contrario è un negazionista del cambiamento climatico!

Fai tornare di moda il grunge, dì di no all’appiattimento culturale dei tessuti, vestiti indossando la teoria del caos.

E come disse Anna Magnani su un set quando una sarta le voleva stirare il vestito: “Non togliermi nemmeno una piega, che poi mi serve una vita per rifarla uguale”.

UNA PROPOSTA MOLESTA / LA GUERRA È CHISTA COSA A CCA

“Fratello, se vuoi spara pure col tuo obice,
ma prima di uccidermi ti chiedo di fare una cosa per me,
non di risparmiarmi la vita, non di portare un messaggio a mia madre,
ti chiedo di chiudere gli occhi e immaginare un’altra vita,
un’altra vita in cui avremmo portato gli stessi abiti civili,
un’altra vita in cui avremmo dormito nello stesso ostello,
un’altra vita in cui forse saremmo stati amici.
Ora se vuoi apri gli occhi e spara…
spara…
spara cu cazz’…
t’avimm fatt u cannon cu tutt e bott…
mo vai a chiagne da chill’atro strunz com’a te ncoppa allo bunkèr,
ma vai a piedi pecchè t’avimm fottut pure e rot do carr,
STRUNZ!”

UNA PROPOSTA MOLESTA / IL MONDIALE DELLE GUERRE MONDIALI

In attesa che Putin venga giudicato dal tribunale dell’Aja, o dal suo popolo, devo dire che è bello sentirsi tutti uniti nel volere la pace. Dovremmo rifarlo, penso proprio che per garantire la Pace dovremmo fare le guerre più spesso.

Si potrebbe fare così: tutti gli Stati mettono una quota proporzionale al Pil per costruire la più letale delle armi di distruzione di massa. Poi si fa un’estrazione per determinare quale Nazione potrà averla per una settimana ed eventualmente usarla, e tutti gli altri gli dichiarano guerra.

Il mondiale delle guerre mondiali. Il claim si scrive da solo: “non perdetevelo, potrebbe essere l’ultimo”.

Ora mettetevi nei panni del presidente che ne so… di San Marino, uno che quando va all’Onu o al Consiglio d’Europa ogni volta gli chiedono chi è e cosa faccia nella vita, e lui risponde “il presidente della Repubblica di San Marino”, e quelli ribadiscono “Sì, ma di lavoro vero che fai?”, e lui ripete “il presidente della Repubblica di San Marino”, allora tutti gli altri gli scoppiano a ridere in faccia, gli danno gli scappellotti sulla testa, gli cantano in coro “sceeeeeemo sceeeeeemo…”. Perfino il Liechtenstein lo prende per culo.

Ecco, pensate a quest’uomo (o a questa donna) che ha tra le mani l’arma più letale, che ha la possibilità di far vincere alla suo Stato- barzelletta, la più grande e prestigiosa delle sfide di tutti i tempi: il mondiale delle guerre mondiali. Esaltato da questi pensieri sta per premere il pulsante del congegno che polverizzerà tutti gli sfidanti, ma poi una domanda lo gela: sì va be’ ma poi con chi ci vantiamo di aver vinto? Passano i minuti, le ore e i giorni, finché il comitato del mondiale gli toglie di mano il detonatore perché il tempo è finito. Lui rimane attonito, confuso, logorato dal conflitto internazionale ma soprattutto personale. Il capo del comitato gli mette una mano sulla spalla e gli dice “complimenti, hai perso e quindi hai vinto, come tutti noi”. Allora il presidente di San Marino si illumina, gonfia il petto e proprio mentre sta per dire “grazie” gli altri gli intonano in coro “sceeeeeemo sceeeeeemo…”. Pure il Liechtenstein.

Tuttavia ho paura che dopo due o tre edizioni ci romperemmo le scatole, la competizione verrebbe a noia, non avrebbe più mordente. Niente più manifestazioni per la Pace in tutte le città, gli hastag sulla guerra scomparirebbero dalle classifiche, le star di Instagram tornerebbero a farsi i selfie in piscina. Quindi propongo delle modifiche che rendano il tutto più avvincente: la cadenza deve diventare irregolare, a sorpresa, prima dell’attacco si fa saltare il tavolo delle trattative messo su poco prima, gli Stati si devono imporre sanzioni tra di loro e… aspetta… ma è esattamente quello che succede ora… ma vuoi vedere che stanno già giocando e non ci hanno detto niente? Ditelo in giro! Dite ai morti che possono uscire dalle fosse, che è tutto uno scherzo, dite ai mutilati che possono rimettersi gli arti, che è tutto un gioco, dite alle case, agli ospedali e alle scuole che possono ritornare su, che è tutta una messa in scena. Ditelo a tutti, se avete ancora la fortuna di essere vivi.

E ditelo pure, se vi va, al Liechtenstein.

UNA PROPOSTA MOLESTA / I REBOOT

Ve lo ricordate “Will il principe di Bel-Air”?

Ebbene ne hanno fatto un rifacimento, ma attenzione… è diventata una serie drammatica/action/crime (qui il trailer).

Qualora la cosa divenisse di moda, suggerisco alcuni reboot nostrani:

-“Casa Vianello”: una ricca e anziana coppia vive la propria esistenza ricco borghese. Lei, una donna sadica e perversa, è parecchio stufa della routine matrimoniale, così escogita dei modi sempre diversi per attirare delle giovani donne in casa per torturarle fino alla morte. Lui tenta in tutti i modi di salvarle, cercando di sedurre le donne e portarle fuori da casa, ma fallisce ogni volta miseramente. La sera, quando la sete di sangue di lei sembrerebbe essersi placata, l’anziana assassina sotto le lenzuola comincia a scalciare: è l’astinenza dal sangue, e il giorno dopo una nuova giovane vita sarà spezzata.

-“Un medico in famiglia”: Roma, anni 60. Nonno Libero, dopo una vita di lavoro e dopo aver combattuto i tedeschi come partigiano, si gode la pensione e i suoi nipotini, la prole del suo unico figlio, un brillante medico rimasto vedovo. Ma un giorno Libero scopre qualcosa che mai e poi mai avrebbe potuto immaginare: quando Libero si unì alla Resistenza, suo figlio era un brillante studente di medicina, finita la guerra Libero tornò a Roma ma non trovò il figlio, tempo dopo gli spigherà che era scappato per paura dei bombardamenti. Ma Libero scopre che in realtà suo figlio era diventato l’assistente del Dottor Josef Menghele, l’angelo della morte di Auschwitz. Cosa farà Libero? Cederà alla rabbia e al senso di giustizia, lasciando gli amati nipoti orfani anche del padre? Oppure farà finta di niente sapendo di aver egli stesso generato il Male contro cui ha combattuto per tutta la vita?

-“I Cesaroni”: nel cuore del quartiere Garbatella c’è la casa della famiglia Cesaroni, una casa frequentata da un gran numero di personaggi sempre di ottimo umore, questo perché i Cesaroni spacciano.

Una proposta molesta / talebani

-Io che arma prendo?
-Tu sei il prescelto, tu prendi la bandiera.
-Ma non la può prendere Abed che è l’ultimo arrivato?
-No.
-Ma sono alto un metro, a che serve? Manco si vede la bandiera.
-Stai forse disobbedendo al volere di Allah?
-No no, però e che cazzo… sempre io!
-Senti Isaam, non sei bono a spara’; vogliamo chiedere a tuo fratello Maazin?
-Mio fratello è nel paradiso dei martiri, siede su un trono d’oro attorniato da 72 fanciulle purissime.
-Eh appunto, e chi ce l’ha mandato? Chi è che non aveva capito quanto era sensibile il grilletto?
-Va be’ datemi almeno una bomba, una cintura esplosiva. A Umar che non si sa manco allacciare le scarpe, che infatti viene in jihad in ciabatte, gli avete dato una granata grande quanto la Val d’Aosta.
-Isaam, mo sto a perde la pazienza… che devo indaga’ perché c’hai il cappello tanto gonfio? E magari scopro che c’hai messo tutti mars che ti sei fottutto all’ambasciata americana?
-Prendo la bandiera… 

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una proposta molesta / le olimpiadi

Sono appena finite le Olimpiadi di Tokyo, come ogni 4 anni abbiamo avuto modo di vedere sport che altrimenti non ci sarebbe mai passato per la testa di guardare, o addirittura ne abbiamo scoperti di nuovi. Ripassiamoli insieme.

Le battute seguite dall’asterisco * sono state pubblicate anche da Spinoza, qui, talvolta con la provvidenziale revisione di Stefano “Stark” Andreoli.

DECATHLON – Atleti che si cimentano in quasi tutte le discipline senza essere dei veri professionisti in nessuna di essa. Insomma, l’equivalente nello sport di Facebook.

RUGBY A 7 – Si organizza una normale partita di Rugby a 15 ma all’ultimo si fa presente che non c’è la birra. *

SKATEBOARD – Disciplina in cui si effettuano salti e acrobazie con una tavola ai piedi, definizione che vale anche per il surf, con la differenza che lo skateboard si pratica sul cemento, mentre il surf sulla plastica.

SURF – Sport i cui praticanti cercano in ogni modo di mettersi in mostra sperando nella grande ondata. Un po’ come gli epidemiologi. *

BASEBALL E SOFTBALL – Sport molto simili che differiscono per pochi dettagli, tra cui il più importante è il nome.

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Una proposta molesta / I dolci

Ho una passione smodata per i dolci, una passione quasi erotica.

Sesso e dolci per me sono quasi interscambiabili: dopo aver consumato entrambi mi ritrovo spesso triste e con sensi di colpa. Ma soprattutto nudo. La tristezza è per essere stato cacciato dalla pasticceria dopo essermi spogliato, e il senso di colpa è per non aver preso un altro bignè prima di essere cacciato.

Tuttavia ci sono anche delle differenze: la prima è che i dolci da solo non me li so fare, la seconda è che i dolci a volte me li offrono e quindi non devo pagare.

Da ragazzo finii a parlare con uno psichiatra perché pensavano avessi pulsioni necrofile: tra compagni di classe si parlava della prima volta, e io dissi che nel mio caso lei era piccola, fredda, cedevole ma un po’ troppo secca sotto , ma pensavo si parlasse di cheesecake, che all’epoca erano una vera rarità. Comunque, svelato l’equivoco della cheesecake, il colloquio con lo psichiatra si concluse presto, una volta chiarito che dopo l’avevo anche mangiata.

Nonostante anni di abusi la mia glicemia è nella norma, purché prima delle analisi si filtri in un colino il sangue, per separarlo dai cristalli di zucchero. Anche il mio peso è del tutto normale, e questo dimostra che la scienza ha ragione: sono ancora vivo nonostante le macumbe e i malocchi degli amici sempre a dieta.

Tra tutti i dessert i miei preferiti sono i gelati. E qui emerge quanto io non ne capisca un cazzo; il freddo assopisce le papille gustative, quindi affermare che mi piacciono i dolci, in particolare i gelati, è come dire che mi piace la pittura, in particolare dopo aver indossato una benda, che mi piacciono i massaggi in particolare dopo un’anestesia totale, che mi piace la musica, in particolare dopo aver ascoltato per dieci minuti Mario Giordano.

Comunque questa è una rubrica in cui faccio delle proposte (inspiegabilmente inascoltate, nonostante la ragionevolezza delle stesse), quindi veniamo al dunque (o ritornateci, dipende dove avete parcheggiato); a un certo punto della mia infanzia mi accorsi che i nomi dei gusti dei gelati artigianali, che fino ad allora indicavano semplicemente gli ingredienti (tipo nocciola, fragola, cioccolato), cominciarono ad avere dei nomi nuovi, innovativi, rivoluzionari, come il cartoonesco Puffo, o il toponomastico Malaga, o il commerciale Bacio (oggi tutti elencati tra i gusti classici, quindi pensateci, prima di esaltare i classici, che un giorno potrebbero esserlo anche Fabio Volo e Federico Moccia). Poi la deriva si arrestò. Oggi i nomi più originali fanno comunque riferimento all’enogastronomia, ai prodotti DOPG, ai servizi di Linea Verde, nomi tipo “profumi del Sud”, “sapori di Sicilia”, “panorami del beneventano”. Non è abbastanza: io voglio gusti che siano concetti astratti, io rivendico il futurismo in coppetta. Quindi propongo i gusti:

  • Apple: non nel senso di mela, ma dell’azienda informatica. È un buon gelato ma costa dieci volte più del dovuto, non è compatibile con la panna o con le cialde, necessita di un cono speciale che devi comprare a parte.
  • Amazon: all’inizio non sa di niente. Il sapore ti arriva dopo 24 ore, ma solo se hai Prime.
  • DAD: tu lo scegli ma lo mangia un tuo amico, che te lo descrive in videochiamata.
  • SuperLeague: è straordinario, è il gelato più buono che tu abbia mai mangiato, il top del top degli ingredienti da tutto il mondo. Ma si scioglie in un secondo e mezzo e ti rimane un retrogusto di figura di merda.
  • PD: crema o fior di panna, un gusto senza infamia e senza lode, che prendi quando sei indeciso sugli altri. Però dentro ci possono essere dei sassolini, e quando ti salta un molare ti maledici per esserci cascato ancora.
  • Vaccino: è gratis ma devi fare una lunga fila per assaggiarlo, e intanto ti passano davanti De Luca e Scanzi.
  • Cambiamento climatico: non si lecca, non si morde: si beve, ma attenti a non scottarvi!
  • UE: è un variegato di mille gusti differenti, un casino totale, non ci si capisce niente, ma è il gelato che ti salva quando hai fame.

Una proposta molesta / Gli Oscar 2021

Oscar per il miglior film, miglior regia e migliore attrice protagonista al bellissimo “Nomadland”, la storia di una sessantenne che gira tutto il Paese col suo furgone. Probabilmente perché non lo sa parcheggiare.

Miglior sceneggiatura originale a “Una donna promettente”. Stupendo thriller: una cinica trentenne si finge ubriaca per rinfacciare agli altri le proprie mostruosità. Un po’ come me, a parte la faccenda del rinfacciare agli altri e il fatto che io non fingo.

Miglior fotografia e scenografia a “Mank”: un interminabile film in bianco e nero che parla di Grande Depressione. No, non è una diretta streaming del PD.

Miglior film straniero al danese “Un altro giro”. Pellicola molto originale di Vitenberg, che racconta di alcuni integerrimi insegnanti che decidono all’improvviso di lavorare solo da ubriachi. Una storia che voleva essere grottesco-surreale ma che la DAD ha reso neorealista.

Miglior montaggio e miglior sonoro a “Sound of metal”, il toccante dramma di un batterista noise che perde l’udito. Insomma, un film sul karma.

Migliori effetti speciali a “Tenet”. otatnocs oimerP

“Pinocchio” non ha vinto nulla, ma lui dice il contrario.

Le fiale – Il Picco (una commedia brutta e inopportuna)

“15 MARZO 2021: IN ATTESA DI VERIFICHE DA PARTE DELL’AGENZIA EMA SU ALCUNE MORTI SOSPETTE, L’ITALIA SOSPENDE LE VACCINAZIONI CON IL FARMACO PRODOTTO DA ASTRAZENECA”

La fiala

Marco guida verso casa di suo cognato; per strada non c’è nessuno a causa della “zona rossa”, così può spingere la sua vecchia Fiesta a tavoletta, e senza accorgersene ondeggia avanti e indietro sul sedile, come a spingere fisicamente quella carretta, il cui contachilometri è ormai fermo da anni per sfinimento e disperazione. Marco è un trentenne romano dalla corporatura minuta e per questo è chiamato da tutti Marchino, e la cosa gli dà terribilmente fastidio; non tanto perché quel nomignolo gli ricorderebbe la sua non prorompente fisicità, ma perché nessuno si è sforzato di trovargli un soprannome ironico, in una città che dell’ironia e del sarcasmo ha fatto una sua seconda lingua. Prendi suo cognato ad esempio, il marito di sua sorella Cinzia, si chiama Alessio, ma tutti lo chiamano l’Abate, e non perché sia un fervente sostenitore dei precetti cristiani, al contrario è conosciuto come uno dei più pericolosi figli di puttana dell’Alessandrino. Ufficialmente l’Abate gestirebbe una pompa di benzina, ma la sua vera occupazione sono gli impicci, che nella capitale sono una precisa categoria del terziario: commercio, trasporti, servizi e appunto impicci. Nello specifico si occupa di ricettazione, ma anche truffe e strozzinaggio, e non disdegna talvolta rompere le ossa a qualcuno dietro compenso. Insomma, un uomo timorato di Dio.

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Una proposta molesta / La cocaina

Quando accade un fatto di cronaca che ha per protagonista un tizio appartenente a una categoria, quella categoria si appresta subito a prendere le distanze. Ad esempio: uno studente finlandese in Italia ammazza una persona o peggio, mette l’ananas sulla pizza? Helsinki precisa che il popolo finlandese ama e rispetta profondamente i cugini europei che abitano lo stivale. Un odontoiatra legge alle proprie clienti l’ultimo libro di Bruno Vespa dopo averle stordite col protossido d’azoto? L’associazione nazionale dentisti fa sapere che si tratta di un caso isolato. Un vicentino ammette di aver mangiato una volta un gatto al forno con le patate? Il sindaco a nome di tutta Vicenza si dichiara disgustato, perché la ricetta tradizionale prevede le cipolle.

È comprensibile direte voi. Eppure c’è una categoria che fa eccezione: i cocainomani. Ci sarà pure una persona con quel vizietto che è una brava persona. E invece ho conosciuto personalmente consumatori che alla notizia di un crimine efferato hanno commentato : “Ah va bè’, ma quello era un cocainomane!”

Non è stato sempre così: un tempo i cocainomani erano persone rispettabili; pensate a Sherlock Holmes tra i personaggi di carta, o a Freud per quelle in carne ed es. Cosa è successo dopo? Come siamo arrivati alla situazione attuale, alla denigrazione universale? Per me la colpa è del sindacato. Nel senso che i cocainomani non ne hanno mai avuto uno. Eppure uno sciopero indetto da quel sindacato paralizzerebbe davvero tutto il cosiddetto primo mondo, altro che corona virus. Ad ogni modo, in attesa che la Cgil si dia una mossa, quando sento emergere in me il pregiudizio nei confronti dei cocainomani, cerco di ricordarmi che non ho mai fatto un’adozione a distanza, non ho mai sostenuto economicamente il WWF, non ho mai regalato un albero, e invece quella è gente che da anni versa tutto il proprio stipendio agli sfortunati agricoltori andini.